19 luglio 1992: vent’anni di misteri all’italiana
19/07/2012 - Le collusioni istituzioni-criminalità, lo Stato diffidente, la minaccia della mafia. La strage in cui perse la vita Paolo Borsellino testimonianza di un periodo buio della storia del nostro paese
La strage di via D’amelio in cui esattamente venti anni fa fu ucciso Paolo Borsellino fu molto di più di un attentato ad un importante simbolo antimafia e protagonista in primo piano della lotta a Cosa Nostra.
STATO E ANTI-STATO INSIEME – I fatti di quel pomeriggio del 19 luglio ’92 non possono essere raccontati e capiti estrapolandoli dal contesto politico e istituzionale di quegli anni ed ignorando il ruolo determinante di una parte marcia di uno Stato poco severo nei confronti dell’anti-Stato e a volte perfino piegato agli interessi della criminalità. I fatti che precedono e seguono la bomba di via D’Amelio che fece saltare in aria il giudice e gli uomini della sua scorta rendono l’intreccio della strage assai complesso. La storia parte dalle bocciature (leggasi mancate promozioni) che Falcone alla fine degli anni ’80 rimediò dagli organi di governo della magistratura per arrivare al mancato rinnovo del regime di carcere duro per numerosi esponenti mafiosi deciso nel ’93 dal ministro della Giustizia Conso. Si passa dalla collusione tra uomini di Stato e mafia, come nel caso di Bruno Contrada (numero tre del servizio segreto Sisde, condannato per concorso esterno), alla mancata cattura di Bernardo Provenzano della quale è accusato lo stesso ufficiale del Ros (Mario Mori) che incontrò il sindaco mafioso Vito Ciancimino per aprire la trattativa quando – era l’estate del ’92 – a capo della cupola c’era ancora Totò Riina.













si ma tanto adesso i legalizzatori di droghe legalizzano la vendita di sostanze leggere, e quest’uomo sarà morto invano per perseguire i traffici illeciti della mafia…
l’anti-stato non é altro che l’insieme dei rappresentanti delle istituzioni che vengono messi nei posti di responsabilità al solo scopo di servire una ristretta cerchia di persone. non posso sapere quanti criminali istituzionali abbiano incontrato nella loro vita i giudici falcone e borsellino.
Però posso fare i nomi dei criminali istituzionali complici dei tentativi di omicidio e sequestri di persona perpetrati contro di me e i componenti la mia famiglia: Lamberto Dini;Romano Prodi; Massimo d’Alema; Giuliano Amato; Silvio Berlusconi; Susanna Agnelli (Dominum parcat illi) Renato Ruggiero; Franco Frattini Gianfranco Fini; Stefano Rastrelli; Tommaso Troise; Alessandro Grafini; Giovambattista
Campagnola.
perche’ contro di te?@paolo….
sapere troppo é una maledizione. falcone e borsellino sono morti per la stessa causa che voleva la morte del giudice carlo palermo. anche se la mafia ha materialmente ucciso la morte é stata voluta da quelli che hanno rappresentato e rappresentano le istituzioni italiane.
vero èèèèèè…………………….la mafia è lo stato
SONO D’ACCORDO.RITA
sono esterefatta da queste parole, ma noi cosa siamo…. perchè non buttiamo fuori questi farabutti
Borsellino è stato ucciso perché ha voluto sostituire troppo in fretta Falcone, dove aspettare che la mafia finisse l’esplosivo in altre stragi e poi salire a comando del pool a fare giustizia.
Sì, trolLia, sei pallosa