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pubblicato il 17 novembre 2009 alle 13:00 dallo stesso autore - torna alla home

L’emendamento presentato da Della Vedova al ddl Calabrò non convince: se erano le buone intenzioni a guidarlo, il risultato è comunque mediocre.

Ieri mattina l’onorevole Benedetto Della Vedova ha presentato un 482eaade75a03 normal Testamento biologico, non ci siamo proprioemendamento al ddl Calabrò sul testamento biologico. Dal sito Libertiamo si legge che l’emendamento, che è “interamente sostitutivo della proposta licenziata dal Senato[,] consta di un solo articolo e, seguendo la traccia delle disposizioni contenute nel Codice di deontologia medica (Titolo III, Rapporti con il cittadino, Capo IV, Informazione e consenso) afferma con chiarezza il no all’eutanasia (non sono autorizzate “neppure indirettamente, condotte attive o omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente”) e il no all’accanimento terapeutico (per cui il medico è tenuto ad astenersi “da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non adeguati alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura”)”.

BUONE INTENZIONI – Se le intenzioni di Della Vedova erano buone, ovvero di sostituire il ddl Calabrò e di presentare una “soft law”, il risultato è a dir poco mediocre. Si finisce per sentirsi stupidi a ripetere continuamente le stesse cose (che significa “accanimento terapeutico”? Perché rinviare alla deontologia medica? Perché richiamare e rinforzare il fantasma dell’eutanasia?), ma ci si sente anche stupidi, e pure un po’ arrabbiati, ad essere presi in giro. Presi in giro sì: perché non c’è nulla in questo emendamento che possa tranquillizzare chi ha a cuore l’autodeterminazione. Nulla che ribadisca chiaramente che sul nostro corpo e sulla nostra salute dovremmo poter scegliere (ed eventualmente delegare o scegliere di far scegliere qualcun altro), senza che nessuno (medico o familiari) ci venga a fare la ramanzina o peggio si nasconda dietro a una dissennata invocazione alla obiezione di coscienza o altre parole lesive delle nostre scelte.Definire la vita umana “diritto inviolabile ed indisponibile” è abbastanza pericoloso e sta bene in bocca a un oltranzista paternalista piuttosto che a uno che si dichiara liberale. Perché, è evidente, se il diritto alla vita è inviolabile quello di scelta passa in secondo piano o è fortemente limitato dalla inviolabilità stessa – sarebbe come dire che siamo liberi di uscire ma dalle 7 di sera c’è il coprifuoco.

…RISULTATO MEDIOCRE – Affermare che “l’attività medica è esclusivamente finalizzata a tutelare la vita e la salute e ad alleviare la sofferenza dei pazienti e quindi [...] non autorizza, neppure indirettamente, 3714397ec9c0db6d7019cdaba3f87572 medium Testamento biologico, non ci siamo propriocondotte attive o omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente” significa offrire il fianco alle interpretazioni più claustrofobiche e illudersi che la morte e la malattia possano essere escluse dal panorama umano: l’attività medica non è esclusivamente finalizzata a tutelare la vita e la salute e così via, ma deve anche fare i conti con l’incurabilità e la morte. Fare finta di niente non serve a renderci immortali. Non autorizzare “condotte omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente” implicherebbe un divieto a rispettare molte delle possibili richieste presenti in un testamento biologico: non essere intubati, non essere nutriti artificialmente, non essere tracheostomizzati – in una parola omissioni che provocano la morte del paziente. Le strade allora sono due: o Della Vedova sta invitando i medici a essere ipocriti e a fare i finti tonti (rispettando le richieste omissive del paziente ma facendo finta di non provocare intenzionalmente la sua morte) oppure a violare le richieste del paziente. In entrambi i casi è una richiesta assurda e moralmente riprovevole.

E INCOMPRENSIBILE – Ci sono anche dei passaggi proprio oscuri: cosa vorrebbe dire rispettare “come ambito esclusivo in cui matura ogni scelta di cura il rapporto terapeutico tra il medico e il paziente”? Se è preferibile che una scelta avvenga all’interno di un rapporto terapeutico (come è meglio essere sani che malati, signora mia), che diavolo significa ambito esclusivo? Che la scelta non va considerata come tale se presa in altri contesti? Immaginiamo il caso in cui qualcuno arrivi al pronto soccorso in seguito a un incidente. Qualora avesse redatto un testamento biologico non si potrebbe considerare come la sua scelta perché non è maturata nel rapporto terapeutico con i medici che lo soccorrono? A cosa serve una legge del genere? Siamo davvero convinti che sia meno dannosa di quella Calabrò? Perché forse è meglio una legge apertamente illiberale che una che si maschera da “soft law” ma ha un animo invadente e ben poco rispettoso delle singole scelte. È assolutamente preferibile l’assenza di una legge a qualsiasi legge non ribadisca con fermezza alcuni principi di buon senso e di giustizia: il diritto di scegliere quali trattamenti accettare e quali rifiutare, senza nascondersi ipocritamente dietro a tecnicismi o a concetti vaghi e abusati. Ecco cosa dovrebbe fare una buona legge sul testamento biologico: ribadire ciò che dovrebbe essere ormai pacificamente acquisito e che deriva da una corretta interpretazione dei diritti costituzionali e del consenso informato. Perciò qualunque limitazione di quanto oggi, coscienti e capaci di intendere e di volere, possiamo reclamare come nostro diritto è illegittima e ingiusta. E oggi, coscienti e capaci di intendere e di volere, nessuno di noi potrebbe essere sottoposto a un trattamento o a una terapia contro la nostra volontà, foss’anche se il nostro rifiuto ci portasse a danni o a morte sicuri. Questo diritto o è rispettato o è violato: non esistono vie intermedie. O meglio: le vie intermedie sono ripugnanti e ipocriti ripieghi, espressioni di viltà politica e di scarsa chiarezza concettuale.

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