L’emendamento presentato da Della Vedova al ddl Calabrò non convince: se erano le buone intenzioni a guidarlo, il risultato è comunque mediocre.
Ieri mattina l’onorevole Benedetto Della Vedova ha presentato un
emendamento al ddl Calabrò sul testamento biologico. Dal sito Libertiamo si legge che l’emendamento, che è “interamente sostitutivo della proposta licenziata dal Senato[,] consta di un solo articolo e, seguendo la traccia delle disposizioni contenute nel Codice di deontologia medica (Titolo III, Rapporti con il cittadino, Capo IV, Informazione e consenso) afferma con chiarezza il no all’eutanasia (non sono autorizzate “neppure indirettamente, condotte attive o omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente”) e il no all’accanimento terapeutico (per cui il medico è tenuto ad astenersi “da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non adeguati alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura”)”.
BUONE INTENZIONI – Se le intenzioni di Della Vedova erano buone, ovvero di sostituire il ddl Calabrò e di presentare una “soft law”, il risultato è a dir poco mediocre. Si finisce per sentirsi stupidi a ripetere continuamente le stesse cose (che significa “accanimento terapeutico”? Perché rinviare alla deontologia medica? Perché richiamare e rinforzare il fantasma dell’eutanasia?), ma ci si sente anche stupidi, e pure un po’ arrabbiati, ad essere presi in giro. Presi in giro sì: perché non c’è nulla in questo emendamento che possa tranquillizzare chi ha a cuore l’autodeterminazione. Nulla che ribadisca chiaramente che sul nostro corpo e sulla nostra salute dovremmo poter scegliere (ed eventualmente delegare o scegliere di far scegliere qualcun altro), senza che nessuno (medico o familiari) ci venga a fare la ramanzina o peggio si nasconda dietro a una dissennata invocazione alla obiezione di coscienza o altre parole lesive delle nostre scelte.Definire la vita umana “diritto inviolabile ed indisponibile” è abbastanza pericoloso e sta bene in bocca a un oltranzista paternalista piuttosto che a uno che si dichiara liberale. Perché, è evidente, se il diritto alla vita è inviolabile quello di scelta passa in secondo piano o è fortemente limitato dalla inviolabilità stessa – sarebbe come dire che siamo liberi di uscire ma dalle 7 di sera c’è il coprifuoco.
…RISULTATO MEDIOCRE – Affermare che “l’attività medica è esclusivamente finalizzata a tutelare la vita e la salute e ad alleviare la sofferenza dei pazienti e quindi [...] non autorizza, neppure indirettamente,
condotte attive o omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente” significa offrire il fianco alle interpretazioni più claustrofobiche e illudersi che la morte e la malattia possano essere escluse dal panorama umano: l’attività medica non è esclusivamente finalizzata a tutelare la vita e la salute e così via, ma deve anche fare i conti con l’incurabilità e la morte. Fare finta di niente non serve a renderci immortali. Non autorizzare “condotte omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente” implicherebbe un divieto a rispettare molte delle possibili richieste presenti in un testamento biologico: non essere intubati, non essere nutriti artificialmente, non essere tracheostomizzati – in una parola omissioni che provocano la morte del paziente. Le strade allora sono due: o Della Vedova sta invitando i medici a essere ipocriti e a fare i finti tonti (rispettando le richieste omissive del paziente ma facendo finta di non provocare intenzionalmente la sua morte) oppure a violare le richieste del paziente. In entrambi i casi è una richiesta assurda e moralmente riprovevole.




Come al solito mezze misure che non servono a nulla se non a generare ancora più incertezza e confusione: se ognuno potesse scegliere per sè in modo chiaro cosa ci sarebbe di terribile? Sia che si ritenga che la vita sia inviolabile sia che si scelga di non voler vivere in determinate condizioni ritenute inacettabili.
Olé, la Lalli col bastone, che novità
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