Chico Forti e l’ombra del complottismo
di John B - 18/07/2012 - Dopo l'articolo sull'italiano condannato e detenuto in Florida sono arrivate alcune risposte che dimostrano di non aver capito la domanda. Rispieghiamo
Un afoso pomeriggio romano di qualche settimana fa un amico stimato mi chiese di occuparmi del caso di “Chico” Forti, un nome che in verità non mi diceva nulla. Mi spiegò che si trattava di un italiano condannato per omicidio in Florida e al centro di una vasta campagna innocentista che chiedeva la riapertura del processo sostenendo che non c’erano prove della sua colpevolezza e che – anzi – era stata dimostrata la sua innocenza e che tuttavia le istanze di appello venivano puntualmente ignorate. Infine, aggiunse che i media riportavano la versione dei fatti fornita dagli stessi innocentisti senza che risultasse alcun lavoro di verifica delle loro affermazioni.
LA RICERCA - Raccolsi l’invito e di lì a poco spesi un po’ di tempo per una ricerca online dalla quale emersero alcuni punti fermi:
1. Effettivamente in rete e sui giornali veniva diffusa una ricostruzione dei fatti sostanzialmente ritagliata da quanto raccontato sul sito innocentista Chicoforti.com, che però non forniva alcun riscontro documentale per verificare la correttezza delle affermazioni;
2. La ricostruzione era condita con una fantasiosa teoria complottista, secondo cui Enrico Forti (detto “Chico”) era stato incastrato per aver ficcato il naso nelle indagini sull’omicidio di Gianni Versace e sul connesso suicidio di Andrew Cunanan, affidate alla squadra investigativa di Miami comandata da tale Gary Schiaffo. Secondo la teoria il giudice Victoria Platzer era stato membro della squadra di Schiaffo, il pubblico ministero Reid Rubin era stato avvicinato da Schiaffo, il difensore di Forti (un certo avvocato Ira Loewy), era amico del già citato Reid Rubin, per cui i tre avrebbero agito di comune accordo;
3. La ricostruzione dei fatti illustrata sul sito innocentista era contraddittoria e illogica in più punti e non collimava nemmeno con l’unico riferimento documentale che ero riuscito a reperire (sul sito del Tribunale) e nel quale sia il nome dell’avvocato (Donald Bierman) sia il nome del giudice (Denis J. Murphy) erano diversi da quelli dichiarati;
4. Dalla trascrizione integrale di un’intervista giornalistica al padre della vittima, a uno degli investigatori e a uno dei difensori, si evince che la tesi accusatoria fu basata su una serie di argomentazioni ed elementi più ampia e meglio strutturata rispetto a quanto riferito dagli innocentisti.
LE CONCLUSIONI - Ce n’era abbastanza per concludere che le tesi innocentiste non presentavano i requisiti di attendibilità e verificabilità necessari per mettere in dubbio la correttezza della sentenza emessa dalla giuria. L’articolo che dava conto di questa conclusione è stato pubblicato il 9 luglio scorso e ad esso sono conseguite colorite reazioni molto simili a quelle tipiche dei complottisti. Nell’articolo, dopo una premessa intesa a precisare che il modello processuale americano è generalmente considerato valido ed efficiente e che pertanto le sue sentenze sono attendibili fino a prova contraria, ho illustrato i risultati della mia ricerca sulla vicenda di Chico Forti (con relativi link alle fonti) concludendo che in mancanza di riscontri documentali verificabili, le dichiarazioni degli innocentisti non bastano a mettere in discussione la sua responsabilità. Soprattutto, mancano i documenti principali, ossia gli atti processuali, circostanza che inevitabilmente richiama alla mente una tecnica utilizzata dai complottisti undicisettembrini. Questi dapprima raccontano la “verità ufficiale” e poi ne mostrano lacune, contraddizioni e falsità. Quando però si va a verificare ciò che dice veramente la “verità ufficiale”, si scopre che non dice affatto ciò che i complottisti le attribuiscono. Di qui l’invito a rendere disponibili i documenti processuali: non si può sostenere che un processo sia stato ingiusto e viziato, senza mostrare gli atti processuali contestati. I toni dell’articolo sono stati moderati, come testimonia l’espressione di stima e comprensione per gli sforzi dei familiari e degli amici di Enrico Forti.
LE REAZIONI - Tuttavia c’è gente che da un lato rivendica il diritto di scrivere e raccontare tutto ciò che gli pare e come gli pare, dall’altro si rifiuta di riconoscere lo stesso diritto a chi esprime un pensiero diverso dal proprio. La speranza che nella vicenda di Forti avrei avuto la fortuna di incontrare interlocutori più equilibrati, è presto svanita. La prima incursione è arrivata da una certa Magda Ramazzotti con questa domanda: “Scusi mi definisce meglio il nome? John B ….sta per?”. Su Internet c’è un sacco di gente che scrive con un nick. C’è chi si chiama Pirata, chi Coccodrillo, chi Bella Ciao, e così via. Con un nick si può parlare di qualsiasi cosa, dalla riproduzione delle mosche in Madagascar ai Bunga Bunga, senza problemi. Ma provate a dire che gli attentati dell’11 settembre sono stati compiuti da 19 dirottatori suicidi, e state ben certi che qualcuno chiederà conto della vostra identità. Ma “John B” non è un nick, è il mio vero nome e l’iniziale del mio vero cognome e bastano 10 secondi di ricerca su Google per scoprire anche il resto. La questione è che non fa differenza se mi chiamo John Belushi o John Bianchi, perché io non referenzio mai un’affermazione con i miei titoli, qualifiche e esperienze. Questo è il primo comandamento che mi sono imposto nel debunking, per cui ciò che scrivo è sempre verificabile sulle fonti e sui riferimenti puntualmente citati o facilmente reperibili in rete. Dopo la Magda, è arrivato il sig. Claudio Giusti, apparentemente con l’unico e irrefrenabile impulso di contestare quello che lui ha definito il mio “entusiasmo” per il sistema penale americano e di proclamare la mia ignoranza in materia. Forse Giusti, ex esponente di Amnesty International, nutre rancori personali contro l’ordinamento statunitense, ma sta di fatto che ciò che lui ha definito “entusiasmo” è l’opinione di tanti autorevoli giuristi, documentata in analisi e pubblicazioni accademiche, come quella linkata. Ciò nonostante il sig. Giusti ha prima contestato il principio della separazione delle carriere fra pubblico ministero e giudice, scrivendo che “negli Usa nulla di questo accade e la gente passa con noncuranza dai ruoli giudiziari a quelli politici e viceversa”. Se è per questo anche in Italia siamo pieni di esempi di magistrati che diventano politici ma per “separazione delle carriere” si intende una cosa del tutto diversa e gli ho citato una fonte che spiega i termini della questione. Imperterrito, Giusti mi ha consigliato di leggere “qualche giornale americano e qualche biografia”. Poi ha aggiunto: “Il suo entusiasmo per il sistema giudiziario americano mi pare malriposto. Il 95% delle condanne viene ottenuta con il patteggiamento e il processo è un caso raro”. A me pare che un 95% di condanne con patteggiamento (Giusti non ha citato la fonte del dato) rappresenti un eccellente risultato, visto che di regola gli innocenti non patteggiano… E ancora: “Come ho detto infinite volte il sistema penale americano funziona perché non fa i processi, non fa gli appelli e non motiva le sentenze. Il testo consigliatomi, salvo alcune imperfezioni, conferma quanto vado dicendo da anni. Si legga qualche buon testo IN INGLESE”. Insomma, Giusti vuole a tutti i costi che io legga qualcosa in inglese. Giornali, biografie, testi. Ma non sono io a dire che il sistema americano funziona. Lo dicono i giuristi. Senza volerlo lo ammette anche Giusti, peraltro. Se il 95% delle condanne avviene con il patteggiamento, è pacifico che la storia si chiude lì, non serve processo, non servono appelli, non servono motivazioni. Ma tutto questo non c’entra un fico secco con il caso Forti, perché il processo a Forti c’è stato, ed è di quello che dobbiamo parlare. Ma Giusti non ha inteso ragione. Prima ha linkato un suo post in cui parla del caso di Chico Forti in termini tutt’altro che favorevoli agli innocentisti (e noterete che Giusti ha scritto buona parte delle stesse considerazioni che ho fatto io, anche se lui non ha indicato alcuna fonte) e poi ha affermato che non era sua intenzione parlare del caso Forti. Ma allora Giusti è venuto a commentare un articolo su Forti senza intendere parlare di Forti e tuttavia linkando un suo post in cui parla di Forti, per il mero gusto di frantumare un po’ di marroni o per il bisogno di attaccare chiunque scriva del sistema processuale americano in termini diversi rispetto alla sua opinione? La risposta non mi interessa, a dire il vero, perché la ragione per cui ho tirato in ballo gliinterventi di Giusti è un’altra e la spiegherò più avanti.













Una sola cosa a proposito della lettera: le definizioni di John che vengono citate nello scritto sono mie, e stanno nella recensione del libro e nel pezzo su quelli che curano il cancro con il bicarbonato. Peccato che si continui a citare senza mettere le fonti ;-)
Ha ammazzato una persona, adesso vogliamo sostenerlo solo perché italiano? io sono la prima a sostenere i nostri militari e gli italiani in generale all’estero, ma non quando commenttono crimini questo ha uccisi Versace, un altro italiano per giunta, e noi lo vogliamo libero?
“questo ha uccisi Versace, un altro italiano per giunta, e noi lo vogliamo libero?”
Mi sa che anche tu non hai capito nulla di quello che hai letto.
Ho un dubbio: l’articolo dovrebbe essere di 8 pagine, ma all’ottava non è presente nulla.
E’ un complotto? :-)
Ormai lo sanno tutti che i social network sono il magafono dei raccontaballe, dei perditempo, dei millantatori e dei complottisti. Alcuni degli uomini più ricchi del mondo hanno fatto fortuna dando voce a questi individui che non riescono a trovare una loro dimensione nel mondo reale, questo ci fa già capire la dimensione del fenomeno.
John B, da persona razionale, non ha fatto un grosso sforzo nel capire che non c’è nessuna tesi complottista da smontare, gli è bastato chiederela documentazione processuale e la tesi si è smontata da sola.
Penso che la cosa più difficile da far entrare in testa ai complottisti (l’ho verificato io stesso usando diversi complottisti come cavie) è il concetto di onere della prova.
Come al solito… Il cervello all’ammasso e tifo da stadio… O con me o contro di me! Non si sentono ragioni, si parte a testa bassa senza controllare e senza dare reali informazioni e riscontro dei fatti, per dimostrare che si ha ragione si attacca l’altro.. Si chiama sindrome del complottista ed almeno in Italia è sindrome diffusa. Non interessa la verità interessa solo di aver ragione. Poi gli errori esistono ed esiste la mala fede, Forti potrà anche essere innocente, ma non è aggredendo chi non è disponibile (con le motivazioni) a difenderlo che si dimostra la sua innocenza.
E’ chiaro che il movente dell’omicidio e’ di natura economica. Capisco la disperazione dei parenti di Forti e il loro tentativo estremo di salvare l’insalvabile. Roberta Bruzzone? Oh signur! A quando la Minetti giudice della Corte Costituzionale?
Consiglio questo link per farsi un’idea dell’attendibilità di certi personaggi
http://infosannio.wordpress.com/2010/11/26/roberta-bruzzone-il-suo-curriculum-e-tutto-falso-la-replica-vittima-di-stalking/
Manca un link a pagina 2: quello di “Perle Complottiste”… ;-)
corretto sia quello che la mancanza di pagina 8, scusate.
No matter!
C’era lo smile! :-)
SUL CASO FORTI E SUL SISTEMA GIUDIZIARIO AMERICANO
I
Commetto sempre lo stesso errore: do per scontato che chi scrive di diritto penale americano abbia una sia pur pallida idea di cosa dice. Invece innocentisti, colpevolisti, cabarettisti e giornalisti non sanno niente di niente di niente di niente.
Altro errore che dovrei evitare è quello di omettere i riferimenti bibliografici per cose che sanno anche i bimbi piccoli. Se scrivo che a New York in inverno nevica dovrei fare una dotta citazione tratta dal National Geographic; lo stesso quando dico quello che tutti gli addetti sanno, cioè che il processo penale americano è una specie in via d’estinzione.
http://en.wikipedia.org/wiki/Plea_bargaining_in_the_United_States
Comunque se Claudio Giusti è una fonte valida per David Garland dovrebbe esserlo anche per John B.
II
Sul caso di Chico Forti non mi voglio pronunciare. Non ho notizie sufficienti. Quando saranno rese disponibili giudicherò, ma non starò zitto in eterno.
III
Mi ha molto irritato la sicumera con cui John B straparla di giustizia americana
http://www.giornalettismo.com/archives/404697/chico-forti-il-caso-e-le-bugie-dei-media-italiani/
Secondo il Nostro negli Stati Uniti esisterebbe “una netta separazione di carriere tra pubblico ministero e giudice” http://en.wikipedia.org/wiki/George_J._Mitchell
e “il processo americano – proprio per la sua natura accusatoria e non inquisitoria – assicura il pieno esercizio dei diritti e delle garanzie difensive, per cui non è facile che un innocente venga condannato e – anzi – è molto difficile che finisca anche solo processato”
Difficile è invece credere che qualcuno riesca a concepire simili corbellerie.
La presunzione di JB sembra provenire dalla recensione all’opuscolo di Antonello Mura e Antonio Patrono, La giustizia penale in Italia: un processo da sbloccare. La lezione americana, Cedam, Padova, 2011.
http://www.penalecontemporaneo.it/area/3-/16-/-/1353-a__mura__a__patrono__la_giustizia_penale_in_italia__un_processo_da_sbloccare__la_lezione_americana__padova__2011/
Un agile volumetto di 124 pagine per un sistema giudiziario con 53 giurisdizioni penali. Studio non privo di omissioni e inesattezze (non parlano dell’habeas corpus, dell’overcharging e dell’acquitted conduct sentencing enhancement) , ma completamente privo di qualsiasi riferimento bibliografico. JB, così solerte nel rimproverare agli altri la mancanza di fonti, fa affidamento su chi non ha citato nemmeno una sentenza della Corte Suprema.
Per quanto mi riguarda i lettori possono cercare qui: http://www.astrangefruit.org/index.php/it/ e qui http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm. Oppure nella breve bibliografia in fondo.
Leggere gli sproloqui di JB sulle meraviglie del sistema giudiziario americano è un’esperienza imbarazzante. http://www.giornalettismo.com/archives/421207/chico-forti-il-caso-complottismo/ Egli infatti scrive:
“A me pare che un 95% di condanne con patteggiamento (Giusti non ha citato la fonte del dato) rappresenti un eccellente risultato, visto che di regola gli innocenti non patteggiano”
Il Nostro giornalettista non si è degnato di leggere la recensione cui fa riferimento.
E gli innocenti non patteggiano? Ma diamo i numeri?
http://www.innocenceproject.org/Content/When_the_Innocent_Plead_Guilty.php
http://www.falseconfessions.org/experts/48-richard-leo
http://papers.ssrn.com/sol3/cf_dev/AbsByAuth.cfm?per_id=1020356
Non faccio più parte di Amnesty International dal 29 settembre 1994 e non ho “rancori personali” che mi spingano a spendere tanto tempo e denaro sulla giustizia americana. Queste insinuazioni ricordano i vent’anni in cui mi sono occupato di dissidenti sovietici e le accuse d’ogni genere si sprecavano. Bei tempi!
Nel luogocomunismo di JB manca solo la responsabilità civile dei magistrati.
IV
Brevissima bibliografia
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V
Gli innocenti sono un tema importantissimo per l’opinione pubblica americana, quasi quanto i guai che combinano i laboratori di polizia
Da quando, nel 1932, Edwin M. Borchard scrisse “Convicting the Innocent. Errors of Criminal Justice”
http://library.albany.edu/preservation/brittle_bks/borchard_convicting/index.htm non si contano i testi che hanno trattato il problema dell’innocente condannato a morte. Dal famoso saggio di Bedau e Radelet
“Miscarriages of Justice in Potentially Capital Cases” Stanford Law Review, N. 21, 1987
http://deathpenalty.procon.org/sourcefiles/hugobedaumichaleredelet.pdf
diventato poi un libro: Radelet Michael L., Bedau Hugo Adam, Putnam Constance. In Spite of Innocence. Boston, Northeastern University Press 1992
Passando per Alan Berlow su The Atlantic Monthly
http://www.theatlantic.com/issues/99nov/9911wrongman.htm
e per James McCloskey, Director of Centurion Ministries,
http://www.truthinjustice.org/convicting.htm
Fino ai siti specializzati
http://www.innocenceproject.org/news/Blog.php
http://www.law.umich.edu/special/exoneration/Pages/about.aspx
http://wrongfulconvictionsblog.org/
http://www.law.northwestern.edu/wrongfulconvictions/
http://www.law.washington.edu/Clinics/IPNW/
http://exoneratedbrothersoftexas.org/
http://www.injustice-anywhere.org/
I testi che seguono sono solo una piccola parte del totale
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Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=1032408
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“Convicting the Innocent” . Annual Review of Law & Social Science, Vol. 4, 2008
Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=1100011
Gross, Samuel R.,
Exonerations in the United States, 1989 through 2003. Journal of Criminal Law and Criminology, Vol. 95, No. 2, 2005. Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=753084
Gross, Samuel R. and Shaffer, Michael,
Exonerations in the United States, 1989–2012 U of Michigan Public Law Working Paper No. 277. Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=2092195 or http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.2092195
Gross, Samuel R.,
Lost Lives Miscarriages of Justice in Capital Cases Law and Contemporary Problems N4 Autumn
http://www.law.duke.edu/shell/cite.pl?61+Law+&+Contemp.+Probs.+125+(Autumn+1998
Kirchmeier, Jeffrey L.
Dead Innocent: The Death Penalty Abolitionist Search for a Wrongful Execution. Tulsa Law Review, Vol. 42, No. 2, p. 43, 2006 Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=1002103
The Execution Of The Innocent
Michael L. Radelet And Hugo Adam Bedau
http://www.law.duke.edu/shell/cite.pl?61+Law+&+Contemp.+Probs.+105+(Autumn+1998)
Risinger, D. Michael,
Innocents Convicted: An Empirically Justified Wrongful Conviction Rate. Journal of Criminal Law and Criminology, Vol. 97, No. 3, 2007 Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=931454
Il Procuratore MacFarlane e il Governo Canadese sono molto sensibili al tema degli innocenti
http://www.ppsc-sppc.gc.ca/eng/pub/ptj-spj/index.html
http://www.ppsc.gc.ca/eng/pub/ptj-spj/ptj-spj-eng.pdf
French
http://www.ppsc-sppc.gc.ca/fra/pub/spj-ptj/index.html
http://www.ppsc-sppc.gc.ca/fra/pub/spj-ptj/spj-ptj-fra.pdf
The old one: Prevention of Miscarriages of Justice
http://www.justice.gc.ca/eng/dept-min/pub/pmj-pej/pmj-pej.pdf
http://www.cba.org/cba/submissions/pdf/06-34-eng.pdf
http://www.isrcl.org/Papers/2007/MacFarlane.pdf
http://www.isrcl.org/Papers/2006/SOROCHANJusticeCanadaWorkingGroupReport.pdf
http://canadiancriminallaw.com/articles/articles%20pdf/Convicting%20the%20Innocent%20Revised%202006.pdf
http://canadiancriminallaw.com/articles/articles%20pdf/convicting_the_innocent.pdf
http://www.canadiancriminallaw.com/articles/articles%20pdf/Convicting%20the%20Innocent%20Executive%20Summary.pdf
Review And Assessment Of Miscarriage Of Justice In Canada By. Lisa David
https://circle.ubc.ca/bitstream/handle/2429/27949/ubc_2010_fall_david_lisa.pdf?sequence=1
One Hundred Years Of Getting It Wrong
http://www.law.northwestern.edu/jclc/symposium/v100/n3/1003_825.Gould.pdf
Studying Wrongful Convictions: Learning From Social Science
http://moritzlaw.osu.edu/osjcl/Articles/Volume7_1/LeoGould.FinalPDF.pdf
Correcting Miscarriages Of Justice
http://students.law.drake.edu/lawReview/docs/52-Kyle.pdf
Salve, Giusti,
qui si parla del caso Forti. E quindi, per quel che mi riguarda, tutto ciò è TL, DR.
P.S.: poteva evitare di spedire al sito via mail il suo commento, visto che era chiaro – con la quantità di link inutili che c’è dentro – che sarebbe stato bloccato dall’antispam.
Non per essere volgare, ma che cazzo c’entra con l’articolo? e con il caso Forti?
Non è che per lei spamma a caso link inutili dove vuole sviare il discorso?
Sig. Giusti, non intendo farmi trascinare in una battaglia pro/contro il sistema giudiziario statunitense. Con questo suo intervento ha espresso chiaramente il suo punto di vista sulla questione e ha inserito una miriade di link al fine di sostenerlo. I lettori hanno quindi a disposizione sia l’una che l’altra campana e va più che bene così, visto che l’argomento dell’articolo era altro.