Inchiesta

Saladino, morto di carcere. La madre: “Voglio sapere perché”

UNA VITTIMA - Troppe cose sembrano illogiche e tristi in questa vicenda. Per quanto ancora non si possa sapere perché e per come il giovane sia morto in cella, la sua figura, per molti aspetti – e forse potrete comprendere alcuni di quelli ai quali mi riferisco se farete lo sforzo di prendere visione dei filmati linkati in questo articolo – suggerisce davvero quella di una povera vittima di “questo mondo mattatoio”, come cantava Masini in “Anna viviamo”. La citazione non è casuale. La canzone è una di quelle che mamma Rosa mi ha chiesto di ascoltare per comprendere meglio suo figlio. Un ragazzo sensibile e buono, forse troppo. I suoi erano furtarelli funzionali al procacciamento della droga, ma nessuno, né i suoi familiari, né i suoi amici, né i detenuti suoi compagni di carcere, né l’avvocato stesso, possono riferirsi a lui come ad una persona aggressiva o violenta. La sua camera da letto – nella quale ho avuto il privilegio di entrare un attimo – parla di poesia, di dolcezza, di amore.

POTEVA ANDARE DIVERSAMENTE - Per Giuseppe poteva andare diversamente. Se davvero fosse stato sotto effetto di qualche sostanza e se la cosa fosse stata evidente, se davvero avevano notato o saputo qualcosa per la quale potevano esser certi che avesse fatto uso di sostanze stupefacenti (il che, se non è solo una “leggerezza”, viene suggerito da quanto riportato sul verbale di perquisizione succitato), dopo avergli contestato il reato di evasione, gli agenti potevano decidere di non arrestarlo. Potevano scegliere di denunciarlo a piede libero. Avevano questa seconda possibilità, che a volte viene preferita se il soggetto arrestato non appare in condizioni di salute tali da poter essere condotto in carcere. Soprattutto, più che un lungo periodo di detenzione, forse per lui sarebbe stato più opportuno un lungo percorso di recupero in una comunità. In teoria, per legge, ne avrebbe avuto la possibilità. In pratica i fondi non c’erano. Fosse stato ricco forse non le avrebbe mai nemmeno viste le sbarre, perché quel percorso di cura sarebbe cominciato prima.

BUON SENSO - Non fosse stata applicata l’obbligatorietà della recidiva reintrodotta nel 2005 con la ex Cirielli e corretta con una sentenza interpretativa di rigetto della Corte Costituzionale nel 2007, magari non sarebbe nemmeno stato condannato ad un anno e due mesi di reclusione. Concretamente aveva fatto il palo mentre un altro ragazzo scassinava un parchimetro. Colto in flagranza di reato, era stato processato per direttissima e condannato in modo esemplare. Troppo, al di là del cosiddetto buon senso, forse, di cui la legge a volte sembra dimenticarsi. Più che essere un soggetto pericoloso, Giuseppe era un soggetto in pericolo, più che essere un allarme sociale era vittima di una società le cui norme spesso si appesantiscono proprio sui più deboli. Non si fosse innamorato – mi ha suggerito qualcuno tra i suoi familiari – e di una ragazza vittima del suo stesso male, le cui responsabilità in questi vicenda sono ancora tutte da accertare, forse Geppo oggi sarebbe ancora vivo. Ciò non avrebbe risolto i problemi suoi e dei tanti giovani che potrebbero in questo momento vivere situazioni più o meno analoghe, ma sarebbe ancora vivo. Però, ma questo è il mio punto di vista, non è mai l’amore che fa male. I veri mali son altri.

Approfondimento – gli altri video:

I “poliziotti” in casa e la questione del foglietto di perquisizione. Parla la madre.

Intervista all’avvocato.

9 commenti a Saladino, morto di carcere. La madre: “Voglio sapere perché”

  1. Pingback: diggita.it

  2. maria teresa

    “Alle sei mi avevano detto che me lo davano vivo…alle sette ho avuto la telefonata che mio figlio che ha avuto un infarto.”

    Questa frase tratta dall’intervista alla mamma riassume benissimo il carattere di tutta l’inchiesta: un pugno nello stomaco.

    Brava.

  3. gloria

    grazie. Secondo me, dall’idea che mi sono fatta, uno dei problemi a monte è che la condizione economica fa la differenza anche dietro le sbarre, anche quando sembra che la droga sia più forte di tutto (altrimenti anche per Giuseppe forse si sarebbero aperte le porte di una comunità piuttosto che quelle di un carcere, di un ospedale psichiatrico e di un cimitero), un altro è che le leggi a volte sembrano gravare soprattutto sui più deboli. Giuseppe era stato condannato ad un anno e due mesi per la recidiva

    Poi non riesco a comprendere chi ha scelto di arrestarlo se, come dice l’avvocato, aveva la possibilità di denunciarlo a piede libero.
    Non ho capito se ai poliziotti il ragazzo sia parso sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o se (come sostiene la madre) lo abbiano dedotto dallo stato della sua ragazza, né se per questo abbiano scritto, il giorno dopo, sul verbale di perquisizione, che era morto per assunzione di droghe. Non riesco a comprenderlo. Se davvero così loro è sembrato mi chiedo perché lo abbiano ricondotto in carcere. E poi c’è un altro punto ma appena rivedo sua madre glielo chiedo.

  4. SigPar

    Rimango perplessa e ti dico il perchè. Su un fatto hai ragione forse denunciarlo a piede libero sarebbe stao meglio però è anche vero che avere a che fare con una persona tossicodipendente non è facile. La via migliore la comunità? Non so, forse sì, dipende sempre dalla persona. Io ho avuto tre amici morti tutti per overdose, tutti andati in comunità. Uno per ben due volte. Nessuno è sopravvisuto.
    La cosa che mi lascia perplessa è un’altra: uno di questi miei amici dopo essere uscito dalla comunità siccome veniva sempre a casa mia mi disse che per un mese doveva fare delle punture che ti puliscono il sangue (non so se è corretto ma questo mi ricordo). Ancora mi ricordo il suo sguardo, ci credeva, anche perchè effettuate queste punture i medici l’avevano allertato sul fatto che se avesse ripreso a rifarsi sarebbe stato pericoloso per il cuore in quanto lo esponevano maggiormente ad un attacco cardiaco (in parole povere infarto). Ci credevo. Ci credeva anche lui. Così non è stato. L’hanno trovato in una mattina d’estate disteso in un parco (se non ricordo male) vicino a Ponte Mammolo (roma). Un cristone di ragazzo alto 1.90 colto da un attacco cardiaco dopo essersi fatto tentare dalla “dolce” droga, che purtoppo gli è stata fatale.

    • gloria

      Eh, magari le cose fossero semplici in questo mondo, capisco e mi dispiace Ludovica. Purtroppo non ho esperienze personali del genere che possano servirmi da metro di giudizio. Non so se andando in comunità piuttosto che restando in carcere Geppo ora sarebbe vivo, ma mi dispiace pensare che alla sua esistenza non sia stata concessa la possibilità di tentare la guarigione in una struttura idonea soprattutto perché non c’erano fondi, perché la sua famiglia non poteva sostituirsi allo Stato (e così mi è parso di capire ascoltando le parole che il legale dice in questo estratto http://blip.tv/file/2848415 (da cui ho preso dei pezzi che vedi nel video linkato nell’articolo, cioè ti potrebbe sembrare lo stesso ma non lo è; la famiglia mi ha dato una versione leggermente differente ma per ora non ho ragione di dubitare di quanto mi ha riferito l’avvocato) “purtroppo chi non può pagarsi una comunità…In teoria la possibilità c’è per tutti, però”.

      Ho visto dei bigliettini nei quali Geppo scriveva di sognare una vita migliore, so che ci provava, non si abbatteva. Da un po’ di cose posso solo pensare che, magari, non avrebbe sprecato questa opportunità.

      Comunque sia, tutto sarà più chiaro quando saranno pronti gli esiti dell’autopsia, ma, secondo me, a monte, al di là dei risultati, c’è un problema più generale, che riguarda tanti Giuseppe e tanti ragazzi come i tuoi amici, e magari non è solo quello della droga

  5. Non c’è molto da aggiungere, quando si vede che una persona che ha bisogno di aiuto viene “aiutata” con il carcere.

    :-(

  6. gloria

    vorrei solo dire, andando ancora un po’ off topic rispetto alla tragedia, che il ragazzo era comunque seguito dal Sert di Parma (non l’ho evidenziato, penso sia doveroso scriverlo almeno ora)

  7. Capita che ti affezioni ad una persona che ti ha aperto il suo cuore senza paura. Vorresti comunicare con il suo dolore, condividerlo, per farla sentire meno sola. Vorresti stringerla in un abbraccio, chiederle scusa, perché hai dubitato della sua rabbia, perché non hai fatto tutto quello che potevi provare a fare. E ora immagini che non dorma, perché la verità non è ancora nitida e chiara, e i dubbi restano. E “noi”, qui, dall’altra parte, ci siamo già scordati i dettagli che un tempo le abbiamo strappato con invadenza, incuranti delle lacrime tenute a bada con forza e con amore. Tanto. Verità e giustizia per Giuseppe. Ora andate fino in fondo. E vaffanculo a questo mondo sbagliato

  8. e, qualunque sia la verità della sua morte, non ci si dimentichi di tutto il resto: il perché era in carcere, le cure che gli sono state fatte…etc etc etc

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