Oggi è un giorno speciale. Quel metro e cinquantotto centimetri di Totò Riina, detto Totò u’Curtu o Zu’ Totò (che fantasia, questi mafiosi) compie la bellezza di settantanove anni. Auguri.
La vita di Riina sembra inventata da uno scrittore con poca fantasia, per quanto è sterotipata. Vede la morte del padre che salta in aria mentre cercava, con lui e il fratello, di togliere la polvere da sparo da una mina per andarla a rivenderla. Diventa così il capofamiglia a tredici anni, ruba i covoni e chiede il pizzo ai contadini per mantenersi. A 19 anni viene condannato per omicidio durante una rissa, ma sette primavere dopo è già fuori (ah, la malagiustizia). Incontra Antonietta Bagarella, quella che diventerà la donna della sua vita, ma non la può sposare.
E’ impegnato a prendere potere. E’ il numero due della mafia di Corleone con Luciano Liggio, dopo che lui e Bernardo Provenzano hanno ammazzato chi comandava prima. Ai tre non basta il paese, però. A Palermo ci arrivano grazie a Vito Ciancimino, all’epoca soltanto assessore, anche lui corleonese doc. Riina vede scoppiare la prima guerra di mafia: ai tre ammazzano un socio, lui deve scappare dalla città e finisce per essere arrestato per una patente falsa e una pistola non dichiarata. Esce, poi lo ribeccano, e prende quattro anni di confino. A quel punto si dà alla latitanza.
La guerra è tra i palermitani e i “viddani”, come li chiamavano loro: i contadini. La stravincono i contadini, e lui – dopo l’arresto di Liggio – diventa il capo: conosce Greco e Calò. Si sposa con Antonietta a 44 anni, ha quattro figli. Nel frattempo stermina i Bontate e gli Inzerillo: inizia una seconda guerra, ma dura un attimo. Fa ammazzare, prima di Falcone e Borsellino, il politico Dc Piersanti Mattarella, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il poliziotto Boris Giuliano, l’onorevole Pio La Torre. Tra gli altri.
Gli danno l’ergastolo. Chiede a Salvo Lima e Ignazio Salvo di attivare le loro conoscenze politiche (Andreotti) e in magistratura (Vitalone) per farsi riformare la sentenza. Il colpo ai due non riesce, e Riina li fa ammazzare. Finisce in carcere il 15 gennaio del ‘93, catturato dai Ros del Capitano Ultimo. Forse imboccati da Bernardo Provenzano, anche se i carabinieri non ci credono. Da diciotto anni è in carcere, come una belva in gabbia. “Sugno un povero contadino”, dice ai microfoni della Rai durante una pausa di un processo.
In cella ne ha da dire a tutti. Contro Berlusconi, che “Iddu pensa soltanto a iddu”. Contro i giudici comunisti che l’hanno arrestato. E a regime di carcere duro, si è girato già l’Asinara e Ascoli Piceno, ora sta ad Opera. Da lì questa estate, ha fatto sapere il suo avvocato, ha detto che via d’Amelio è stata una strage di Stato, e che era pronto a parlarne con i giudici. Una settimana dopo ha ritrattato tutto. Da belva a quaquaraquà in sette giorni.
E’ una bestia in gabbia, Riina rinchiuso a Opera. E c’è da capirlo, Totò u’ curtu. Spegnere le candeline in carcere dev’essere difficile anche per un capo dei capi. E compierli ben sapendo che uscirà da lì soltanto in orizzontale, ancora di più. Eppure Riina è quasi un simbolo: quello di una mafia ruspante, assassina, feroce – una mafia che non c’è più. Sconfitta, certo: da uno Stato preparato e meritevole. Ma anche da una nuova mafia, più accorta e intelligente. Persone che hanno capito come ci si muove nel mondo d’oggi, e in che modo i proventi fruttano di più. Gente che sa quanto è importante essere amici e complici, senza lasciare troppe tracce però: un concorso esterno non lo si nega quasi più a nessuno.
Insomma, meglio che Riina e quelli come lui scompaiano. Dei contadini la mafia non sa più cosa farsene. Buon compleanno ancora, Zu Totò. E non ci pensare, prima o poi passa.






















“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…”
(Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia)
Ecco,Totò trascorrerà il resto dei suoi giorni come un quaquaraquà…
Buon compleanno, Zu’ Totò…
Oggi è un giorno speciale. Quel metro e cinquantotto centimetri di Totò Riina, detto Totò u’Curtu o Zu’ Totò (che fantasia, questi mafiosi) compie la bellezza di settantanove anni. Auguri.
La vita di Riina sembra inventata da uno scrittore con poca fa…
DCi si augura che Riina venga spesso preso a frustate durante il giorno.
E’ un uomo che ha dato vergogna al nostro popolo italiano
Ho immaginato tutte le vicende descritte come se fosse un film: veramante bello.
anch’io
una nuova mafia dotata di contatti eccellenti ed estremamente acculturata
una nuova mafia la cui unuca ambizione è il silezio attorno ad essa
una nuova mafia spesso in crisi esistenziale, conscia di avere una preparazione tecnico giuridica pratica molto superiore a quella dei suoi intermediari e che ambirebbe alla legalizzazione del proprio status onde consentire alla società civile di utilizzare le sue profonde conoscenze o esperienze
una nuova mafia che avrebbe bisogno, come il figliuol prodigo, per il suo ritorno alla casa del padre, di una festa e dell’ uccisione del vitello grasso