di Stefano Marucci
postato alle 15:07 del 23 novembre 2008 in La rubricaTorna alla home

Scappare dalle maglie della rete sembra essere il cruccio di personaggi più o meno famosi che vogliono evitare che il loro passato o il loro presente venga divulgato sulla rete.

Lutz Heilmann ha vinto, anche se per poche ore, la sua battaglia contro l’enciclopedia universale e gratuita Wikipedia. La corte di Luebeck (nella Germania del Nord) ha infatti bloccato l’enciclopedia universale nella sua versione tedesca, con il fine di di rendere inaccessibile in tutte le sue parti la voce che riguarda Heilmann stesso. Un’operazione di appendicite con una tonnellata di napalm, insomma. La motivazione era che taluni aspetti della sua vita passata, mai confermati né smentiti dal parlamentare tedesco, potessero in qualche modo rendere inviso al suo elettorato. Più nel particolare il politico voleva che fossero cancellate le informazioni riguardanti il suo passato nella Stasi (il servizio segreto della Germania dell’Est che schedava e controllava la popolazione con il pugno di ferro della repressione), e il fatto di essere stato accusato di minacce dalla sua ex ragazza. Altre informazioni scomode erano state segnalate da Heilmann come diffamatorie (e che hanno portato anche alla denuncia di chi ha scritto quelle particolari parti nel suo profilo su Wikipedia), ovvero che non ha mai completato gli studi e che è stato socio fondatore di una società che produceva materiale pornografico.

PASSO INDIETRO – I giudici– dopo aver constatato il crollo di popolarità per aver preso questa scelta, hanno pubblicamente fatto marcia indietro, e ha permesso che Wikipedia tornasse on line. Nel frattempo però sono passate sessanta ore di passione e di protesta per tutti gli utenti tedeschi. Probabilmente cercherà di tenere sotto controllo la pagina con il suo staff, che modificherà prontamente ogni tentativo di aggiungere dettagli scomodi. In realtà sembrerebbe che dal Bundestag fossero già partiti numerosi tentativi in extremis di ‘censurare’ il passato del parlamentare, ma che gli scarsi risultati avevano fatto poi percorrere la via giuridica.

PAESE CHE VAI, USANZA CHE TROVI – In Argentina invece è tutto molto più semplice, anche se altrettanto inefficace, nascondersi dalla rete per via giudiziale. Una legge permette infatti di chiedere la cancellazione del proprio nome dal motore di ricerca. Ultimo in senso cronologico, ma non per notorietà, Diego Maradona ha chiesto per sé e per tutta la sua famiglia di essere irrintracciabile sui motori di ricerca più usati dell’Argentina.

FATTA LA LEGGE, TROVATO L’INGANNO – Argentini e Italiani, si sa, sono molto simili come mentalità. Ed è bastato poco per trovare l’antidoto alla censura preventiva. Volete trovare l’ultimo gossip su Maradona? Basta trovarlo come “Pibe de Oro”, “balon d’oro 1979 1980” e poi da link a link si arriva a tutto quello che si vorrebbe sapere sul neo allenatore della selezione argentina. Un altro modo per sfuggire alla censura per filtro è quella di digitare “erroneamente” il nome, per lasciare al completamento automatico (“forse cercavi Maradona” di Google tanto per intenderci), o usare motori di ricerca che sfuggono al controllo perché piccoli e ancora non inseriti nella black list dell’avvocato che ha preparato l’atto.

EFFETTI COLLATERALI – Con questa legge, e con questo indiscriminato grado di censura, gli effetti sulla rete sono comunque enormi. Innanzitutto scompaiono dalla rete non solo chi ha desiderato voler diventare invisibile, ma anche gli omonimi. Al momento sono cento le persone che si sono anonimizzate in questo modo (si potrebbe parlare di pseudocidi digitali, dove lo pseudocidio è il tentativo di fingere la propria morte), impedendo a un numero imprecisato di persone con le quali condividono lo stesso nome, di apparire sulla rete con il proprio sito, o con il proprio curriculum vitae se volessero cercare lavoro. Perché se i filtri si possono aggirare in nome di una curiosità verso una celebrità altrettanto difficilmente si farà per un amico, uno sconosciuto o un potenziale dipendente. Curiosamente c’è da registrare che tutte le cause – con una percentuale di successo dell’ottanta per cento – sono state perorate in Argentina dallo stesso avvocato, Martin Leguizamon Peña, con la stessa parcella: dai novantamila ai centoventimila euro, a seconda della difficoltà della causa. Maradona ha cancellato sé e 33 membri della sua famiglia. Chissà se ha ricevuto lo sconto comitiva.

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