Scappare dalle maglie della rete sembra essere il cruccio di personaggi più o meno famosi che vogliono evitare che il loro passato o il loro presente venga divulgato sulla rete.
Lutz Heilmann ha vinto, anche se per poche ore, la sua battaglia contro l’enciclopedia universale e gratuita Wikipedia. La corte di Luebeck (nella Germania del Nord) ha
infatti bloccato l’enciclopedia universale nella sua versione tedesca, con il fine di di rendere inaccessibile in tutte le sue parti la voce che riguarda Heilmann stesso. Un’operazione di appendicite con una tonnellata di napalm, insomma. La motivazione era che taluni aspetti della sua vita passata, mai confermati né smentiti dal parlamentare tedesco, potessero in qualche modo rendere inviso al suo elettorato. Più nel particolare il politico voleva che fossero cancellate le informazioni riguardanti il suo passato nella Stasi (il servizio segreto della Germania dell’Est che schedava e controllava la popolazione con il pugno di ferro della repressione), e il fatto di essere stato accusato di minacce dalla sua ex ragazza. Altre informazioni scomode erano state segnalate da Heilmann come diffamatorie (e che hanno portato anche alla denuncia di chi ha scritto quelle particolari parti nel suo profilo su Wikipedia), ovvero che non ha mai completato gli studi e che è stato socio fondatore di una società che produceva materiale pornografico.
PASSO INDIETRO – I giudici– dopo aver constatato il crollo di popolarità per aver preso questa scelta, hanno pubblicamente fatto marcia indietro, e ha permesso che Wikipedia tornasse on line. Nel frattempo però sono passate sessanta ore di passione e di protesta per tutti gli utenti tedeschi. Probabilmente cercherà di tenere sotto controllo la pagina con il suo staff, che modificherà prontamente ogni tentativo di aggiungere dettagli scomodi. In realtà sembrerebbe che dal Bundestag fossero già partiti numerosi tentativi
in extremis di ‘censurare’ il passato del parlamentare, ma che gli scarsi risultati avevano fatto poi percorrere la via giuridica.
PAESE CHE VAI, USANZA CHE TROVI – In Argentina invece è tutto molto più semplice, anche se altrettanto inefficace, nascondersi dalla rete per via giudiziale. Una legge permette infatti di chiedere la cancellazione del proprio nome dal motore di ricerca. Ultimo in senso cronologico, ma non per notorietà, Diego Maradona ha chiesto per sé e per tutta la sua famiglia di essere irrintracciabile sui motori di ricerca più usati dell’Argentina.
FATTA LA LEGGE, TROVATO L’INGANNO – Argentini e Italiani, si sa, sono molto simili come mentalità. Ed è bastato poco per trovare l’antidoto alla censura preventiva. Volete trovare l’ultimo gossip su Maradona? Basta trovarlo come “Pibe de Oro”, “balon d’oro 1979 1980” e poi da link a link si arriva a tutto quello che si vorrebbe sapere sul neo allenatore della selezione argentina. Un altro modo per sfuggire alla censura per filtro è quella di digitare “erroneamente” il nome, per lasciare al completamento automatico (“forse cercavi Maradona” di Google tanto per intenderci), o usare motori di ricerca che sfuggono al controllo perché piccoli e ancora non inseriti nella black list dell’avvocato che ha preparato l’atto.
EFFETTI COLLATERALI – Con questa legge, e con questo indiscriminato grado di censura, gli effetti sulla rete sono comunque enormi. Innanzitutto scompaiono dalla rete non solo chi ha desiderato voler diventare
invisibile, ma anche gli omonimi. Al momento sono cento le persone che si sono anonimizzate in questo modo (si potrebbe parlare di pseudocidi digitali, dove lo pseudocidio è il tentativo di fingere la propria morte), impedendo a un numero imprecisato di persone con le quali condividono lo stesso nome, di apparire sulla rete con il proprio sito, o con il proprio curriculum vitae se volessero cercare lavoro. Perché se i filtri si possono aggirare in nome di una curiosità verso una celebrità altrettanto difficilmente si farà per un amico, uno sconosciuto o un potenziale dipendente. Curiosamente c’è da registrare che tutte le cause – con una percentuale di successo dell’ottanta per cento – sono state perorate in Argentina dallo stesso avvocato, Martin Leguizamon Peña, con la stessa parcella: dai novantamila ai centoventimila euro, a seconda della difficoltà della causa. Maradona ha cancellato sé e 33 membri della sua famiglia. Chissà se ha ricevuto lo sconto comitiva.


























sì, ma cribbio, foto del genere di Maradona no. Più lo vedo così più mi fa piangere.
bleha
La panza de dios.
Un sinonimo di “ct” è “selezionatore atletico”. Non so, se si guarda questa foto attentamente forse si inizia a pensare che l’Argentica di calcio avrà un’altra pessima annata..
cabrones !
jo senho paramble con la manero e vos, pueblo mirante no puetes fa altrimiento que ouvril la boca e suchar aria
Comunque, quello che l’articolo (non è un saggio) non tocca è la motivazione che può esserci dietro la richiesta di far valere il proprio diritto all’oblio nella sua forma di pseudocidio digitale.
Voler difendere dal passato di un proprio genitore i figli non è del tutto irrilevante. Come l’idea che una fedina penale con il passare del tempo si “pulisce” ma se del reato si è parlato on line, resterà ad imperitura memoria (digitale) la macchia del reato.
Quindi, così mi critico da solo per aver scritto e de-scritto un solo punto di vista, ci sarebbe davvero da domandarsi il modo per permettere alla storia degli eventi di essere coperti da polvere e sabbia. Dopotutto pensare che le minchiate che scriviamo o che scrivono di noi su “facebook” (per dirne una ora molto di moda) rimangano per sempre visibili non spaventa un po’ tutti?
> e che fu stato accusato di minacce dalla sua ex ragazza
io questa la cambierei, per i posteri.
per incrementare la fluidità della frase aggiungerei una piccola ridondanza, del tipo
‘il politico voleva che fossero cancellate le informazioni riguardanti il suo passato nella Stasi [...], e il fatto di essere stato accusato di minacce dalla sua ex ragazza’
…assumete correttori di bozze, per caso?
Non capisco quale sia il lucro cessante, cioè il danno a un sistema sociale e prima ancora economico di un Paese, come scrivi concludendo il pezzo, il non rivelare su Wikipedia ( per restare al solo tuo esempio del web ) che un politico è stato ( o potrebbe essere stato ) ex Stasi e socio in affari del business del porno. Se mi scrivi che censurare non è primariamente etico, nell’ambito dell’ammissibilità morale del concetto, sono d’accordo con te. Ma il fatto per ciò stesso, di far sapere determinate cose su qualcuno, non limita una società, ne tantomeno il suo sviluppo economico, a mio modesto parere. E’ un fatto più ampio la censura. Riguarda l’eticità non il denaro, il quale sovente, ne è privo. E dirò di più a volte il sapere qualcosa in più su qualcuno, blocca una scelta di consumo. Come nel caso di un antisemita, che non acquista quel disco di quel dato cantante, dopo che ha saputo poniamo da Internet, ma anche da altre fonti che è ebreo, per esempio. O sapere poniamo che Cicciolina prima del porno, faceva la spia per Budapest. Ad uno che detesta lo spionaggio, può dar fastidio che una pornostar di tal fama, si sia abbassata all’uso della cimice in tempi giovanili e quindi di nuovo cesserà di acquistare o non acquisterà ex novo i suoi dvd. Se mi scrivi che etico è non censurare e che questo fatto è prima di tutto ”a” e ”pre” economico, hai tutta la mia comprensione. Ma lasciamo stare il mercato. Dove c’è strategia, non c’è comunicazione libera e il mercato come negli esempi che ti ho fatto, può anche non sempre, in una logica di target, avere bisogno di far sapere tutto, su tutto e tutti. Anche e non solo su Internet. E’ ovvio che per gli stessi motivi, intesi in senso qualificativo per converso, si può amplificare la domanda di autori ebrei e pornostar ex spie. Ma tutto ciò esula dalla libertà di espressione in senso lato e mobilità il marketing del sapere e i gusti dei consumatori. Non le riflessioni etiche sulle istanze della libera comunicazione nel villaggio globale. Ciao
@ giuspe
no, però ringraziamo sentitamente
@gregorj: lascialo stare …è gente che in famiglia accusa la sorella di non tirar lo sciacquone quando ha il ciclo perchè soprapensiero… e poi a casa degli amici la fa fuori dalla tazza.