Marina Sereni: il futuro dell’Italia e il Partito Democratico
17/11/2009 - Facciamoci del male: l’anomalo numero di iscritti al Pd in certe zone del sud. Il neosegretario Bersani, intervistato al riguardo a “Che tempo che fa”, è stato un po’ evasivo. Tu come la vedi? Il Pd nel Sud risente di
Facciamoci del male: l’anomalo numero di iscritti al Pd in certe zone del sud. Il neosegretario Bersani, intervistato al riguardo a “Che tempo che fa”, è stato un po’ evasivo. Tu come la vedi?
Il Pd nel Sud risente di un contesto molto difficile. Una società civile debole e molto dipendente
dalla spesa pubblica, partiti e istituzioni altrettanto deboli, a volte permeabili e condizionabili da poteri illegali e criminali. Naturalmente al Sud ci sono anche tante persone impegnate per la legalità e la trasparenza, amministratori onesti e seri che rischiano ogni giorno anche personalmente per difendere le loro comunità.
Tutto giusto, per carità…ma il Pd?
Il Pd deve fare uno sforzo di rigore e di rinnovamento straordinario, leggere criticamente le esperienze di governo locale che ci hanno visti impegnati in questi anni, selezionare una nuova classe dirigente, elaborare un progetto per lo sviluppo del Mezzogiorno. La destra al governo ha fatto politiche contro il Sud, ha tolto risorse e promesso progetti faraonici senza realizzarli. Noi dobbiamo riaprire una riflessione più di fondo su come far uscire il Mezzogiorno italiano dalla sua cronica arretratezza e come dare opportunità e speranze ai suoi giovani e alle sue forze migliori.
Con la solita bandiera dell’assistenzialismo?
Non credo che sia sufficiente la mera rivendicazione di “più risorse”. Serve una rilettura di come sono state usate in questi anni le risorse disponibili, del rapporto tra responsabilità nazionali e autonomia regionale. Il federalismo fiscale può essere l’occasione per una forte responsabilizzazione delle classi dirigenti locali del Sud e anche per sostenere un processo di riqualificazione della pubblica amministrazione in queste aree del Paese.
Stiamo attraversando la peggiore crisi economica dal dopoguerra e il governo ha fatto poco. Ma c’è qualcosa di buono fatto da Berlusconi in questi mesi?
Siamo il Paese che ha fatto di meno per contrastare gli effetti della crisi. Anzi nei primi mesi il Governo ha assunto misure “procicliche”, politiche restrittive della spesa pubblica. Così l’Italia ha rallentato la crescita più di altri paesi europei e farà più fatica ad agganciare la ripresa. Tutto questo mentre la spesa pubblica ha ripreso a crescere, il debito pubblico pure… Berlusconi ha lasciato la crisi nelle mani di Tremonti e il Ministro dell’Economia ritiene che non valga la pena contrastare la crisi, che non abbiamo le risorse finanziarie necessarie e che tanto vale aspettare che passi. Ora stiamo discutendo una finanziaria “leggera” in cui gli unici soldi disponibili sono quelli dello scudo fiscale. Il Governo ha preso provvedimenti in parte obbligati e necessari ma nell’insieme sulla crisi credo meriti una insufficienza grave, sia per quanto riguarda il sostegno ai lavoratori e alle famiglie, sia sul versante delle imprese in difficoltà.
Cosa serve per essere davvero l’alternativa a Berlusconi?
Serve un progetto, un’idea di Italia che possa unire le forze del mondo del lavoro e dell’impresa. L’Italia ha bisogno di riforme che rendano più dinamico il tessuto economico e sociale (mercato del lavoro, welfare, infrastrutture, pubblica amministrazione, giustizia, fisco, scuola e università…). Il centrosinistra è stato troppo litigioso e frammentato per realizzarle. Il Pd deve essere il perno di una coalizione che si fondi su un progetto condiviso e che abbia la solidità e la coesione per affrontare le resistenze che sempre le riforme provocano.
Chiudiamo in bellezza: ma il Pd ce la farà ad essere davvero l’alternativa? O, almeno, a sopravvivere?
Il centrodestra è diviso e si è incrinato il rapporto di fiducia tra Berlusconi e l’opinione pubblica.
Non siamo di fronte alla crisi del Pdl ma il ciclo berlusconiano si sta esaurendo. Si aprono spazi per il Pd e per il centrosinistra che noi dobbiamo saper cogliere. Partendo dalle riforme che servono al Paese e dal confronto con le altre forze che in Parlamento sono all’opposizione.
Secondo te in quest’intervista abbiamo detto qualcosa di sinistra?
Saranno i lettori a giudicarlo. Io spesso dico che se non diamo risposte credibili ad alcune domande possiamo autodefinirci di sinistra ma non saremo convincenti. Se al giovane operaio del nord o al precario del centro-sud non proponiamo un sistema di ammortizzatori sociali universale o un modello di contrattazione che premi la stabilità e il merito quegli elettori si sentiranno più rassicurati votando la Lega o il Pdl, che giocano sulle paure. La parola sinistra per tanti ha assunto un carattere conservatore. La sfida è sulle proposte e sul coraggio dell’innovazione e non sulle etichette.
Si è fatto tardi, abbiamo chiacchierato più del previsto. Saluto Marina Sereni ripromettendoci di rivederci per proseguire la chiacchierata. Non mi mancano i dubbi e le preoccupazioni, ma ho comunque un po’ di speranza – che conoscendola potrebbe essere anche fondata – che uno spazio per una sinistra moderna (o per un partito progressista, se si preferisce) anche in quest’Italia ci sia. E che all’Italia non farebbe male. Insomma, “Io speriamo che me la cavo”.













Ottima intervista. Da sostenitrice di Bersani, ovviamente non ho timori sul progetto del segretario e apprezzo molto chi ha scelto di rimanere perchè nel Pd ha sempre creduto. In bocca al lupo alla neovicepresidente, allora
La necessità della seconda gamba della democrazia è palese più che mai in questo momento.
Un PD finalmente capace di mostrare un progetto politico non farebbe altro che bene.
D’altra parte continuo a non capire. Cosa si sarebbe dovuto fare per fronteggiare la crisi? Quale era la linea politico-economica che avrebbero voluto seguire? Considerando che, come ha affermato la Sereni stessa, Tremonti ha cercato di non aumentare le spese ma il debito pubblico è cresciuto comunque da dove avrebbe tirato fuori le risorse per dare e fare qualcosa che avrebbe rilanciato l’Italia?
Se sento lotta all’evasione urlo.
Oh,la signora!Come si è mantenuta nel generico,nel tentativo di non prendere una posizione univoca,continuando oggettivamente la politica del ” Si,ma anche.” Se il P.D. non scioglierà il nodo della sua sudditanza nei confronti del Vaticano,ribadita ,come suo primo atto da segretario, da Bersani con la squallida dichiarazione sul crocifisso,e quella nei confronti dei padroni,che è ormai diventata una categoria assoluta del “Pensiero ?” piddiino,i tre milioni e passa di astensionisti che hanno determinato la sua sconfitta non li recupererà giammai. E’ possibile che questa cosa non ci sia nessuna brillante intelligenza nel partito che la capisce? E’ possibile che non capiscano che una fetta consistente dei dirigenti di tutti i livelli è costituita da ladroni di prima categoria ,che niente hanno da invidiare a quelli della destra,con i quali spesso si comportano come i ladri di Pisa…..etc,etc,etc…
Pienamente d’accordo con Ipazia.
Tanto fumo, poco arrosto e pure indigesto.
Il succo del discorso mi sembra essere questo. Dato che viviamo una realtà sempre più frammentaria e corporativa, la risposta non può che essere un partito frammentato e corporativo. Ora, a me questa sembra più l’ottica di chi si predispone a raccogliere più voti possibili che non di chi abbia un’idea da portare avanti.
Ma la frase che più m’ha inquietato è questa:
“Serve un progetto, un’idea di Italia che possa unire le forze del mondo del lavoro e dell’impresa. ”
Se dovessi leggere questa frase isolata dal contesto l’attribuirei a Mussolini.
Ma su, dai, Bersani NON ha raggiunto la maggioranza, quella gliel’hanno attribuita per evitare il ballottaggio, la sera stessa delle elezioni quando i risultati definitivi sono arrivati sopo una settimana, ed i parzialissimi pure 2 giorni dopo.
Il PD per rendersi appetibile deve cambiare radicalmente, come devono cambiare le persone