In questi giorni caratterizzati dall’influenza “suina” è passata quasi inosservata la pubblicazione da parte dell’ISTAT delle statistiche sugli incidenti stradali: numeri tragici, 13 morti al giorno, che fanno comprendere come in una singola settimana si abbiano il doppio di tutte le vittime avute fino ad ora per la tanto temuta influenza.
Poiché l’ISTAT l’ha scritto nel suo rapporto i giornali hanno copiaincollato che nonostante una riduzione del 33% delle vittime negli ultimi 9 anni stiamo praticamente per fallire (in Italia più che in altri paesi) l’obiettivo della Comunità Europea di arrivare al 50% entro il 2010. Questa visione così pessimistica però può dar vita a diverse riflessioni: il libro bianco dei trasporti che nel 2001 poneva questo obiettivo era un grande manifesto delle buone intenzioni: quella razionalizzazione dei trasporti a livello europeo doveva portare ad un cambiamento radicale del modo in cui far viaggiare merci e persone che in realtà non è mai avvenuto.
Il traffico che ogni giorno ci affligge in città come in autostrada e la costante diminuzione della percentuale del traffico merci su rotaie ne sono prova evidente. Invece le misure per la riduzione di incidenti morti e feriti che si basavano su una armonizzazione delle legislature europee in termini di sicurezza (in realtà anche essa largamente incompiuta) e sull’adozione di soluzioni tecnologiche per migliorare la sicurezza attiva e passiva (cinture di sicurezza, airbag,seggiolini per bambini, barre di protezione, ecc.) hanno dato dei risultati eccellenti. Se prendiamo l’Italia per esempio negli ultimi 9 anni c’è stata una diminuzione del 33% mentre nei 10 anni precedenti c’era stato addirittura un aumento del 5%.
Quindi se pur non raggiungendo i livelli sperati (ma nazioni come Francia e Germania faranno addirittura meglio del 50%) il libro bianco ha dimostrato che è possibile agire in maniera incisiva su un problema sociale così grave che, secondo le stime del 2001, costava alla comunità qualcosa come 200 miliardi di euro l’anno (2% del prodotto interno lordo di tutta la CE). Sarebbe ora che un nuovo libro bianco avesse il coraggio di investire nei prossimi 10 anni gli almeno 70 miliardi di euro risparmiati ogni anno con la riduzione degli incidenti con misure ancora più efficaci che si certamente si devono basare sulle nuove tecnologie sia per la sanzione dei comportamenti pericolosi (safety tutor ad esempio anche in città) che per il miglioramento della sicurezza attiva e passiva dei veicoli ma che puntino soprattutto sul trasporto pubblico (metropolitane e linee ad alta velocità in primis) per togliere gli utenti dalle strade .
L’Italia, dicono i giornali, ha fatto meglio della media europea (31%) ma peggio di nazioni a lei simili (Francia e Germania). In realtà guardando ai dati si capisce che dal punto di vista di autovetture il 50% si è quasi raggiunto mentre si è lenti (30%) sulla riduzione del numero di pedoni investiti e tragicamente fermi nel numero (circa 1500) di vittime di motoveicoli. Questa anomalia italiana è ancora un volta legata al tremendo incremento di traffico dei nostri centri urbani.
Il passaggio ai motoveicoli di una grossa fetta di popolazione a Roma come a Milano, a Napoli come Firenze è stato l’unico mezzo per ridurre spese e tempo di trasferimento verso il lavoro. L’assenza di regole e controlli e la debolezza strutturale dei motoveicoli li hanno resi i mezzi più pericolosi che esistono mentre il passaggio al trasporto pubblico veloce ed efficiente è l’unico modo per ridurre sensibilmente anche questa categoria di vittime migliorando al contempo la qualità della vita dei cittadini.






















incrementare i mezzi pubblici è troppo costoso e i nostri comuni alla bancarotta non se lo possono permettere. Allora limitare l’uso dei motoveicoli farà diminuire un poco il numero di vittime aumentando significativamente i tempi di spostamento. Quando a Roma chi in moto impiegava 25′ per arrivare in ufficio impiegherà invece 90′ su metro e bus pieni fino all’inverosimile, gli si potrà sempre dire che è stato fatto per salvare la vita a lui e a tutti coloro che avrebbe ammazzato con la sua moto. In Italia le soluzioni autoritarie sono le uniche che funzionano.
Le cose non stanno proprio così: non sono i comuni che possono fare le infrastrutture necessarie, ma sono gli stati. Se prendi ad esempio Roma si sta costruendo solo ora la 3° linea della metro e la 4° è in progettazione. Si tratta di diversi miliardi di euro ognuno che permetteranno di migliorare la vita dei cittadini, di incrementare la loro produttività e, cosa che nessuno dice, di salvare una vita ad una piccola ma significativa parte di essi.
Quindi è evidente che mettere di fronte i cittadini ad una scelta tra 25′ e 90′ non ha senso. L’idea di costringerli in bus pieni all’inverosimile con soluzioni autoritarie mi sembra quella che, in Italia, ha funzionato sempre poco
Certo… ma il fatto è che i motociclisti e gli automobilisti non sono tutti ugualmente pericolosi. Ipotizzo che guardando la distribuzione dei sinistri per caratteristiche demografiche del responsabile e del veicolo si trovino in maggioranza giovani sotto i 25 anni, anziani, auto e moto di grossa cilindrata, auto molto vecchie. Non siamo tutti ugualmente rischiosi. Il problema è che il codice civile e le compagnie di assicurazione trattano automobilisti e motociclisti come se maneggiassero un’arma impropria, anche se poi gli assegnano il diritto di guidarla con un esame a dir poco banale, se non truccato. il problema è che gli italiani guidano male, malissimo. Gli italiani non sanno guidare ma si sentono tutti piloti di F1.
Non mettere insieme tutte le cose: l’abilità di guida è un fattore poco quantificabile ma proveremo in futuro a fare analisi di questo tipo. Ma la distrazione capita a tutti, dai più provetti ai più inesperti specialmente quando ci si sente sicuri, in città a bassa velocità (50 km/h sono in uno scontro laterale ad un semplice incrocio sufficienti a recapitarci al creatore)
Invece è verissimo che il problema delle auto vecchie è fondamentale. Basti considerare cosa succede in un incidente alle auto senza airbag. Ed è proprio questo che evidenziano le statistiche: rinnovo auto ha permesso di dimezzare le vittime mentre quelle dei motocicli sono rimaste uguali. Ecco perchè è quella l’area dove concentrarsi
“Sarebbe ora che un nuovo libro bianco avesse il coraggio di investire nei prossimi 10 anni gli almeno 70 miliardi di euro risparmiati ogni anno con la riduzione degli incidenti con misure ancora più efficaci che si certamente si devono basare sulle nuove tecnologie sia per la sanzione dei comportamenti pericolosi”
Mi è piaciuto questo “avesse il coraggio”, perché è tristemente vero: nella mente di molti politici (e probabilmente di chi li elegge) mentre si trova del tutto “normale” anzi utile regalare soldi a destra e a manca per ragioni non sempre “nobili”, la spesa per la sicurezza è come quella per la ricerca: un’inutile spreco
Un sorriso sicuro
C.
Un inutile spreco. esatto! Vale sempre il modello superfisso: “inutile migliorare la sicurezza stradale, tanto chi deve spostarsi in auto lo fatà in ogni caso, a prescindere dai pericoli che si corrono”.
Assolutamente falso: l’alta velocità tra Roma e Milano ha ridotto, considerevolmente, il traffico tra Roma e Milano via auto. Uno si sposta in auto se non ha alcuna alternativa valida. Forse a pari alternativa sceglie ancora l’auto ma se fa prima e spende di meno (ad esempio con le metro senza pagare parcheggi) l’auto la lascia alle passeggiate domenicali