Donne di guerra
di Redazione - 17/07/2012 - Nonostante le donne siano il 15% degli effettivi dell'esercito americano, di loro si parla poco
I problemi delle donne arruolate tendono ad essere trascurati.
L’ESPERTA - La dottoressa Elspeth Cameron “Cam” Ritchie è un’esperta psichiatra militare che è stata il primo ufficiale medico del Department of Mental Health nel District of Columbia (DC) prima di andare in pensione e ha un curriculum e un’esperienza con ben pochi paragoni.
ESSERE DONNA AL FRONTE - La sua attenzione ora si è posata sul significato e i problemi posti dal servizio militare alle americane che scelgono l’arruolamento. Gli studi finora dedicati al tema si sono concentrati principalmente sulla questione delle molestie sessuali da parte dei commilitoni e su quella più filosofica del loro impiego in combattimento. In particolare c’è un vuoto che aleggia intorno alle recenti esperienze in Iraq e Afghanistan, meno “coperte” di altre in passato.
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ALTRI PROBLEMI - Secondo la dottoressa Ritchie tuttavia i problemi delle donne sotto le armi e in particolare quando sono impegnate nei periodi d’addestramento o dispiegate in zone di guerra, hanno natura diversa e non si esauriscono nelle due questioni. Problemi dettati da fisiologia e ruoli sociali diversi, si pensi solo alla maternità o alla più banale differente facilità nell’urinare. Differenza che spesso spinge le soldatesse a non bere durante le missioni nelle quali, a differenza dei colleghi, non possono liberarsi urinando ovunque. Un problema che s’estende alle latrine da campo, quasi sempre in numero inferiore a quello dettato dalle esigenze del personale femminile.
LA VOCE DELLE PROTAGONISTE - Mancano all’appello le voci delle soldatesse quando non sono coinvolte in incidenti o vittime di malattia mentale, mancano i resoconti quotidiani di esperienze che non possono essere le stesse declinate al maschile. Ci sono invece donne che raccontano e che alla dottoressa Ritchie hanno trasmesso esperienze e impressioni non banali: ”La mia esperienza in Afghanistan è che le donne incinta erano più frequentemente vittima di punizioni da parte di politiche di segregazione sessuale. Ci sono molti aneddoti di uso improvvisato di sostanze per abortire. Non esiste un piano B per queste donne perché c’è una gran resistenza e i farmaci necessari non sono disponibili, così come c’è grande resistenza a curare malattie a trasmissione sessuale e il military sexual trauma. La nostra sezione di medicina preventiva fu criticata per aver distribuito dei condom. Era tutto abbastanza vittoriano e molto scoraggiante”
NIENTE GUERRA CON I FIGLI - Quasi tutte le donne infatti terminano la loro carriera militare all’insorgere della maternità, l’esercito americano lascia appena sei mesi per l’allattamento ed è facile che le madri siano schierate a migliaia di chilometri di distanza dai neonati, in situazioni che spesso le richiamano a casa per la contemporanea presenza di anziani da assistere. Argomenti e questioni che andrebbero indagate e che la dottoressa invita a sollevare per rendere più facile la vita alle patriote sotto le armi, nonostante la sua stessa esperienza le insegni che la guerra è un’esperienza disumanizzante e che buona parte di quante si arruoleranno, lo faranno per partecipare a imprese di guerra che non possono certo essere umanizzate mettendo a disposizione qualche toilette in più.
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Viva le donne soldato!
come stai oggi tesoro?
Ma non eri maschilista tu?
No e non lo sarò mai
anche per questo gli usa sono una societa’ di mer.a,la guerra o la mentalita’ gurrafondaia e una cosa schifosa
le donne soldato come tutti i soldati non dovrebbero nemmeno esistere, uomini che uccidono altri uomini solo perchè gliel’ha detto un altro uomo, che schifo la guerra!
anche le donne anno risucchiato in questo sistema infernale .e le chiamano democrazie o societa’ civile ,si devono solo vergognare
Penso che le donne soldato siano eccellenti per “rinfrancare” lo spirito(e il corpo) dei loro colleghi uomini che , a differenza loro, lavorano sul serio.
Penso che le donne soldato siano eccellenti per “rinfrancare” lo spirito (e il corpo) dei loro colleghi uomini che , adifferenza di loro, lavorano sul serio