L’indicatore Ocse ci ha mandato in paradiso, i dati sulla produzione industriale dell’Istat all’inferno. E adesso, la stima preliminare del Pil del terzo trimestre 2009 disegna uno scenario di miglioramento, che contiene un’ insidia che non va dimenticata
Secondo l’istituto di statistica il Pil è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente ed è diminuito del 4,6% rispetto al terzo trimestre del 2008. L’aumento congiunturale del PIL è il risultato di un aumento del valore aggiunto
dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura. Nel terzo trimestre il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,9% negli USA ed è diminuito dello 0,4% nel Regno Unito. In termini tendenziali, il PIL è diminuito del 2,3% negli Stati Uniti e del 5,2% nel Regno Unito.
IL PIL MIGLIORA? – Sono dati in gran parte attesi e che ci dicono che nel periodo luglio, agosto e settembre 2009 le cose sono andate meno peggio di prima. E non se ne può che essere lieti. Ma leggendo dentro il report dell’Istat possiamo valutare quanto è stata forte la caduta: in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, la somma dei tre trimestri 2009 è pari a 910,72 miliardi di euro, mentre nel periodo gennaio-settembre 2008 la cifra era di 964,1. Un calo reale (quello nominale è più alto) di quasi 54 miliardi di euro! In questi 9 mesi, il calo del Pil è stato quindi del 5,2%. Su base annua la caduta dovrebbe essere del -4,6%. Meglio di quanto si pensava qualche mese fa. Bisogna però fare attenzione agli effetti ottici, un po’ come è stato detto qualche giorno fa, a proposito del cosiddetto “superindice” OCSE, trionfalmente commentato da tutta la stampa e dal governo. Il Pil misura il complesso della produzione del paese, ed include – ad esempio – anche la variazione delle scorte. Posto che ancora non abbiamo la specifica della composizione di questo dato (ci sarà tra qualche settimana) per ora si può dire che l’indice della produzione industriale aveva segnato qualche miglioramento in estate. Ma nel frattempo è arrivato il dato di settembre.
LA PRODUZIONE INDUSTRIALE – E il segnale è arrivato appena due giorni fa, ed è stato molto negativo (e quasi ignorato da stampa e governo), registrando una riduzione del 5,3% su base mensile, la più ampia dall’inizio della serie storica nel 1990. Anche l’andamento di agosto, unico dato positivo dell’anno, è stato rivisto al ribasso, da +7% a +5,8%. Su base annua l’indice corretto per gli effetti di calendario calcolato confrontando i primi nove mesi del 2009 la variazione rispetto allo stesso periodo del 2008 è stata negativa per il 20,3%. Le variazioni negative sono generalizzate: -28,5% per i beni intermedi, -24,1% per i beni strumentali, -10,5% per l’energia e -8,3% per i beni di consumo (-20,4% per i beni durevoli, -5,3% per i beni non durevoli. Sempre nel confronto gennaio-settembre 2009 e il corrispondente periodo del 2008, solo i prodotti farmaceutici segnano una variazione positiva (+2,5%). Le diminuzioni più ampie hanno riguardato la metallurgia e prodotti in metallo (-32,1%), i macchinari e attrezzature (-31,8%) e le apparecchiature elettriche e per uso domesti
co non elettriche (-31,2%). Cioè la spina dorsale dell’industria manifatturiera italiana.
PESSIMISMO O OTTIMISMO? – Il dato della produzione industriale è stato peggiore delle attese. E ci dice che la stima preliminare dell’Istat andrà vista quando avremo disponibili i dati completi. Molte associazioni di categoria hanno effettivamente segnalato una ripresa dell’attività ad agosto, essenzialmente dovuta alla ricostituzione delle scorte di magazzino. IL crollo di settembre c’è stato perché poi le aziende si sono trovate senza ordini. Quindi hanno prodotto, ma non hanno venduto. E se le cose stanno così, nei prossimi mesi ci potrebbe essere il temuto effetto-rimbalzo. Le aspettative tra l’altro non sono migliori: l’Isae ha rivisto al ribasso le previsioni sulla produzione industriale, che segnerà a fine 2009 un calo dell’indice grezzo del 17,6%. L’Isae prevede anche per l’ultimo trimestre 2009 una persistente debolezza produttiva, con una flessione dell’indice dell’1,2% rispetto a quello appena trascorso. Mentre un rapporto dell’Ipso per Confesercenti ha segnalato che solo l’11% della popolazione ritiene che “il peggio della crisi sia davvero passato”. Gioiamo pure per questo piccolo alito di speranza, ma non dimentichiamoci che il cammino è ancora molto lungo.























sempre considerando che è attesa una riduzione di un quinto secco della produzione industriale, direi che è tutt’apposto, madama la marchesa.