di Mauro Senzaterra (Mthrandir)
postato alle 08:55 del 28 Aprile 2008 in InterniTorna alla home

Rigido e determinato, come piace ai suoi elettori, l’immortale eroe di Mani Pulite ha respinto tutte le offerte matrimoniali del PD e, probabilmente, in Parlamento ci andrà in solitaria. Piccola storia di un amore difficile tra gelosie politiche e conti correnti.

Ufficialmente, la posizione di Antonio di Pietro è quella espressa sul suo blog il 17 aprile scorso: “Noi vogliamo andare ad un matrimonio d’affetto, non ad un matrimonio d’interesse. Riscontriamo che ad oggi c’è un’anima che ci vuole, con cui abbiamo fatto un accordo preciso e deciso, l’anima che si riconosce in Veltroni. Con quelli, noi vogliamo costruire un gruppo unitario nel rispetto del programma. C’è un’altra di pietroanima che non ci vuole, tanto è vero che, sulle battaglie politiche che noi vogliamo portare avanti, hanno già detto che noi non abbiamo titolo nemmeno per parlare e non ci chiedono nulla.” Insomma, la ragione per cui l’Italia dei Valori non confluirà nei gruppi parlamentari del Partito Democratico è che ci sarebbe qualcuno, da quelle parti, che non ama abbastanza Tonino e il suo esercito della salvezza democratica. Qualcosa di vero c’è perché il fronte di coloro che potremmo definire eufemisticamente perplessi sull’accordo con l’ex magistrato è ampio e variegato. Per dire, a D’Alema non è che Di Pietro stia esattamente simpatico e molti degli ex margheritini sarebbero ben lieti se l’Università Democritos in Tracia offrisse al terribile Inquisitore, dopo la laurea anche un contratto per averlo nel corpo docente.

Parlami d’amore, Mariù – La love story tra IdV e PD, quindi, promette di continuare com’è cominciata, anzi con qualche “travaglio” in più visto che il buon Di Pietro si presenta ai nastri di partenza della nuova legislatura alla testa di una squadra che conta più del doppio dei parlamentari della precedente. In altre parole, Di Pietro è uno che le sue elezioni le ha vinte, mentre Veltroni le sue le ha perse: in questa situazione, la resistenza del baluardo della “pulizia etica” diventa facile facile, anche perché l’assediante non pare avere eccessiva fretta di veder capitolare la fortezza che, coi posti contati, ha i suoi bei problemi da risolvere senza doversi tirare in casa anche ambizioni altrui. Di solito sono le ragioni che stanno dietro al “dibbattito”, specie quando si alza di livello toccando le vette della profonda analisi sui punti comuni nella visione del futuro. E che il problema della condivisione del contenuto sia un falso bersaglio lo ammette lo stesso Di Pietro perché l’ostacolo vero è la creazione del contenitore. Per questo non serve la filosofia, ma un avvocato capace che sancisca il regime di separazione dei beni e che metta giù per bene le regole di un eventuale divorzio.

Il conto, prego – Nonostante le frequenti invettive contro la Casta, Di Pietro è uno che i conti li sa fare piuttosto bene ed è perfettamente consapevole che partito unico e gruppo unico non sono scelte finanziariamente indolori. Qualche giorno fa l’ha notato il Giornale, sebbene usando numeri discutibili e dimenticandosi del bersaglio grosso. Se è vero che gruppi autonomi alla Camera e al Senato rendano parecchio, è altrettanto incontestabile che si annunci un’annata particolarmente interessante per la raccolta dei rimborsi elettorali. Sui gruppi, in Italia nessuno è in grado di quantificare i denari chevalori vi transitano se non incrociando due dati opachi: il bilancio della Camera e quello dei singoli partiti. Quello dell’Italia dei Valori del 2006 dice che ogni membro dei gruppi parlamentari versa al partito 1.047,50 euro (pagina 8). Prima di queste elezioni erano 19 (totale 165.550 Euro), da domani saranno 43 e, a contributo invariato, fa un totale di 540.510 euro, quasi tre volte tanto. Quanto rimanga in tasca ai componenti, invece, non si sa perché trattandosi di associazioni non riconosciute, non sono tenute a presentare un rendiconto. Intendiamoci, non è che è vietato presentarlo, semplicemente possono o non possono farlo. Ovviamente, trattandosi di associazioni tra politici, la scelta della discrezione è unanime. Però sappiamo che la Camera ha stanziato per la totalità di questi 34 milioni di euro a crescere. Per un partito con 3 dipendenti è un bel business: infatti, l’Italia dei Valori ha un avanzo di gestione – ante trionfo recente – pari a 6,5 milioni di euro. Ma son piccole cifre in confronto ai rimborsi elettorali prossimi venturi con tutte ’ste amministrative che ci sono in giro e le europee del 2009. Fatte le proporzioni col 2006, se a fronte di poco di 150 mila euro arrivati dai gruppi, Di Pietro ha incassato oltre 1,8 milioni di rimborsi, la difesa dell’identità anche nel futuro prossimo ha il suo bel perché. Lo schema è chiaro e l’hanno capito perfino i Radicali che, per voce della Bernardini, annunciano che anche loro alla questione dei gruppi ci stanno pensando su: si son presi fino al 2 maggio per valutare le conseguenze “politiche” della scelta.

E io pago – Intanto i forcaioli in cerca del candidato di specchiata moralità se la pigliano in saccoccia. Ma si consolino perché anche all’interno del partito non sono tutti felici. Sempre per questioni di altissimo schiaveprofilo, si intende. E’ il caso della Presidenta della Consulta Femminile dell’Italia dei Valori, Wanda Montanelli, che ha da poco sospeso il secondo sciopero della fame (il primo era durato 27 giorni nel 2006) deciso per protestare contro l’ostracismo maschilista della dirigenza politica, Di Pietro in testa. Evidentemente, anche i valori dell’Italia di Di Pietro non comprendono la giusta considerazione del ruolo femminile per cui, battute le strade della richiesta civile, alla Wanda non è rimasto altro che mettersi a stecchetto nell’indifferenza generale. Letto l’intero sunto della vicenda, che vi potete serenamente risparmiare, ci sarebbe di che scandalizzarsi per tale protervia sciovinista. Se non fosse che anche lei, molto verso la fine del riassunto e dopo molte lamentazioni sull’emarginazione e sull’esclusione, ci infila la seguente richiesta di chiarimenti (alla tesoriera, On. Silvana Mura): “Domando sblocchi degli ostacoli e azioni positive ampie con l’ingresso nei ruoli apicali IdV… Domando la destinazione ad iniziative femminili delle somme relative al 5% dei rimborsi elettorali che né in questo anno, né in quelli passati risultano essere stati messi a disposizione per realizzare progettualità atte a “promuovere la partecipazione delle donne alla politica”. Alla fine, pare che sull’amore eterno sia disposta a trattare, ma su quel 5%, fedele allo spirito del movimento, un poco di meno.

AUTOPROMOZIONE:
Dalle 15 segui insieme a Giornalettismo le elezioni per la carica di Sindaco di Roma nel pezzo dedicato (in continuo aggiornamento) che verrà pubblicato alle 15 in home page.

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