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Inchiestadi Luca Conforti
pubblicato il 11 novembre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Ennesimo capitolo di una lunga storia di opportunità gettate al vento da una politica troppo impegnata nelle piccole tresche di potere per potersi accorgere della realtà.

acea calcio culo L’Acea che poteva essere e che non saràSe ci fosse un premio per le occasioni sprecate Acea non avrebbe avversari. Un anno fa la municipalizzata romana stava letteralmente per esplodere. Il piano di sviluppo messo a punto con i francesi di Suez-Gdf avrebbe stravolto l’azienda rafforzandola in tutti i mercati in cui è presente: produzione elettrica e distribuzione elettrica, mentre ai servizi idrici si sarebbe aggiunta la distribuzione del gas. Non era un passo privo di rischi, la società e l’azionista principale al 51%, il Comune di Roma, non aveva i capitali necessari per sostenere un piano tanto ambizioso, avallarlo significava permettere a Suez di mettere il denaro e ottenere il potere. I rapporti tra le due società sono regolati da diverse joint venture con quote diverse a seconda della funzione. I rapporti di forza in Acea Electrabel produzione di elettricità (70%-30% a favore dei francesi) si sarebbero replicate in tutte le altre società controllate (distribuzione e vendita luce e gas) l’apporto della rete per il trasporto del metano, comprata dall’Eni, avrebbe dato ancora più peso ai francesi, per non parlare di Italcogim, che ha un milione di clienti in tutta Italia e avrebbe trasformato Acea-Suez-Gdf nel quarto gruppo energetico nazionale.

PATTO CON IL DIAVOLO - Il sindaco Gianni Alemanno non ha voluto stipulare questo patto con i diavoli francesi dove Morra L’Acea che poteva essere e che non saràil comune avrebbe mantenuto la maggioranza assoluta della holding (e incassato la maggior parte dei dividendi), ma lasciato la guida industriale a Gaz de France che invece avrebbe avuto un 10% nella capogruppo quotata. La tesi dell’espropriazione “silenziosa” è stata avvallata, se non creata, dall’altro azionista al 10%, Francesco Gaetano Caltagirone, il quale ha anche indicato nel presidente e amministratore delegato di allora la “quinta colonna” favorevole a Gdf. Il blitz è stato bloccato, Giancarlo Cremonesi presidente e Marco Staderini amministratore delegato hanno decisamente ristabilito i rapporti di forza all’interno del Cda. La trattativa sull’alleanza è stata riaperta per ridurre i danni all’azionista capitolino. Dopo sei mesi non solo il negoziato non ha portato a nulla, ma parecchie cose sono andate storte: è crollato il mercato elettrico, la possibilità di comprare le rete del gas di Roma è svanita, l’Unione europea ha comminato una multa da 90 milioni alla società, il governo vuole riformare il meccanismo di concessione dell’acqua creando maggior pressione competitiva ad Acea.

TAVOLO VUOTO - La verità è che, accantonato il vecchio piano, nessuna controfferta è stata presentata: il comune non aveva molto da offrire se non eliminare tutti quegli asset che non riteneva indispensabili i modo da poter vedere mantenuti gli attuali rapporti di forza. L’alternativa, una riduzione della quota pubblica attraverso un aumento di capitale, non è stata considerata. I francesi, man mano che la torta si rimpiccioliva, perdevano interesse. L’acquisto della belga Distrigaz da parte di Eni (di proprietà della vecchia Electrabel) ha portato come contropartita a Suez-Gdf parecchi asPoplar conference table and chairs L’Acea che poteva essere e che non saràset specie nella generazione elettrica tanto da rendere praticabile un’avventura solitaria nel nostro paese. Poi l’interesse per una grande operazione finanziaria a Roma è scemato anche causa crisi economica. Gdf Suez ha tagliato circa 10 miliardi dai suoi programmi d’investimenti già definiti rendendo ancora meno urgente mettere in cantiere un nuovo progetto. I negoziatori dicono che l’inizio di dicembre (ennesimo spostamento di una partita che doveva chiudersi in estate) sarà quello decisivo. Decisivo per cosa? La certificazione dello status quo: ognuno terrà le proprie quote nelle joint venture e si tenteranno altre avventure (gara per la concessione della rete romana del gas) solo mantenendo la parità delle quote. Lo sviluppo Suez-Gdf se lo farà da sola con il suo, non più tanto piccolo, conglomerato italiano. Questo accordo di minima è costato comunque sei mesi di stallo dell’azienda che è rimasta priva dei principali direttori generali a causa dei dissapori tra i soci.

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