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Internidi Massimo Zamarion (zamax)
pubblicato il 11 novembre 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Dopo i caroselli dei fan di Strasburgo, rimane qualche pensiero inespresso sulla questione del crocifisso nelle aule. E non solo

Per fortuna che i dottori della legge di Strasburgo e i loro tifosi non si sono ancora accorti che facciamo festa di domenica. O che contiamo gli anni – più o meno – dalla nascita di “quell’uomo”. Chissà dove potrebbero arrivare con la loro stupida coerenza! Possibile che non suoni un campanellino d’allarme nella testa dei guardiani della legalità? E’ possibilissimo, purtroppo, se costoro hanno solo aggiornato, e non abbandonato, i nefasti sogni di perfezione delle vecchie ideologie. Anche quando, nel migliore dei casi, prendano le sembianze ingannevoli di un marchingegno istituzionale minimo, grazie al quale lo stato altro non sarebbe che una piattaforma logistica di base sulla quale i concetti di male e bene scivolerebbero come sulla superficie liscia di un corpo duro, ma che consentirebbe il libero gioco delle libertà individuali: fatte salve, ahinoi, alcune basilari “regole d’ingaggio”. Sulla carta. Sennonché senza una qualche fibra morale che la pg scuola crocifisso gr1 Con lo stato superlaico l’uomo torna bambino vivifichi una società non sta in piedi. La conflittualità diventa distruttiva. Dopo un po’ se ne rendono oscuramente conto anche i partigiani dell’assoluta neutralità dello stato. Solo che non lo confessano. E allora, così come per far quadrare i conti una tassa tira quasi sempre l’altra, pure per mettere pace tra litiganti irresponsabili una regola d’ingaggio tira l’altra, a gran vantaggio in ambedue i casi dell’ipertrofia statale. Per cui all’uomo tenuto ben lontano dai concetti di bene e di male, che l’opinione pubblica non ha dibattuto, perché invitata a non farlo; privato di una tensione morale che egli non ha coltivato, perché invitato a non farlo; la nuova società propone, anzi, impone come surrogato un affastellarsi di corsi di educazione: prima civica, poi sessuale, un giorno anche sentimentale. L’uomo torna bambino. Come si vede d’altra parte ogni giorno dalla smisurata suscettibilità di questi nuovi cittadini, spesso non a caso organizzati in branco: ai simboli, alle parole, ai gesti. Ma magari non altrettanto alla violenza contro l’individuo e la proprietà. Lo spirito della legislazione diventa tanto più occhiuto, minuzioso ed manifestamente precettistico, quanto più il sentimento della comune appartenenza s’indebolisce. Laddove una scarna legislazione che rinsaldi sempre di più la difesa e i veri diritti della persona – non i capricci, le ipersensibilità e le permalosità – mette al riparo l’individuo dagli ondeggiamenti della massa; e in questo, senza essere invasiva, senza materializzare uno stato etico, indirettamente mantiene e confessa il suo fondamento etico; quella farraginosa del Corano laico ottiene l’effetto opposto. (Tutto ciò bisogna tenere a mente, ad esempio, quando si affronta la questione dell’aborto, le cui implicazioni si diramano ben oltre lo status dell’embrione.)

MARIONETTA - In questa parodia dello stato liberale, così come concepito ad esempio da certi zelanti devoti del “patriottismo costituzionale”, che è potenzialmente la versione più moderna e accattivante di uno stato criptogiacobino, l’uomo, incapace di camminare con le proprie gambe e non a caso bisognoso di “educazione permanente”, è ridotto ad una marionetta che viaggia nel traffico della società rispettando scrupolosamente i segnali vecchi e nuovi che spuntano ad ogni incrocio suppostamene pericoloso. Vengono in mente le parole a riguardo del socialismo pronunciate in un discorso parlamentare 160 anni fa da Tocqueville: “…il terzo [tratto caratteristico, di tutti i sistemi che portano il nome di socialismo] è una sfiducia profonda nella libertà, nella ragione umana; è un profondo disprezzo per l’individuo considerato in se stesso, allo stato di uomo; ciò che giustifica l’idea che lo Stato non deve essere soltanto il dirigente della società, ma, per così dire, il maestro, il precettore, il pedagogo di ogni uomo; deve sempre porsi a lato di lui, al di sopra di lui, crocifisso nelle scuole Con lo stato superlaico l’uomo torna bambino attorno a lui, per guidarlo, mantenerlo, trattenerlo; in una parola, è una graduale confisca della libertà umana…”

LA VIA DI MEZZO - L’importanza della religione quale collante e stabilizzatore sociale era ben presente sia ad un conservatore-liberale credente come Alexis de Tocqueville, sia ad un conservatore-reazionario ateo come Hippolyte Taine, per rimanere nella Francia dell’ottocento. L’epoca dello stato confessionale è passata, e giustamente, giacché si presume che dopo il lungo tirocinio l’uomo “occidentale” sia in grado camminare da solo. A patto di rimanere umile. Emanciparsi da Dio, o quantomeno da una morale che a una verità se non trovata almeno ricercata con sofferenza faccia riferimento, è il sogno ricorrente e pericoloso delle epoche di crescente libertà. Esse si portano dietro il riflesso di queste libertà, come un marchio di nascita, e insieme anche il veleno per distruggerle. Perciò la saggezza di quel “One Nation, under God” non sta nell’esortazione alla militanza cristiana, ma alla temperanza. Un monito allo Stato sovrano, Terra di mezzo tra lo Stato di Natura e il Regno di Dio, né Stato di NaturaRegno di Dio.

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