Il ministro nel campo dei miracoli

11/11/2009

     
 

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Giulio Tremonti, al termine del Consiglio Ecofin, commentando le anticipazioni sulla raccomandazione in cui domani verrà chiesto all’Italia il rientro del deficit sotto il 3% del Pil entro il 2012, un anno prima degli altri paesi a causa del suo enorme debito pubblico, ha rassicurato gli italiani: “Non dobbiamo fare nuove manovre, dobbiamo solo confermare quel che c’è già. Non è frequente che una manovra sia approvata così com’è dalla Commissione europea”. L’ha detto Tremonti e si sa che Tremonti è un uomo d’onore.

Ma cosa dice in dettaglio la manovra finanziaria? Qualche tempo fa, abbiamo parlato di una manovra a futura memoria. Nei documenti di finanza pubblica che l’hanno accompagnata c’era scritto che “il ritorno a un sentiero di convergenza verso l’obiettivo di medio termine  della politica di bilancio richiederà l’adozione di ulteriori interventi di risanamento fiscale. L’ha scritto Tremonti e si sa che Tremonti è un uomo d’onore.

Ed infatti, i numeri scritti nella Relazione Previsionale e programmatica presentata il 30 settembre scorso assieme al ddl della Finanziaria 2010 prevedono a partire dal 2011 una manovra di rientro del deficit pari a 0,4 punti di Pil nominale per il 2011, 1,2 punti per il 2012 e 1,3 punti per il 2013. Tradotto in soldi, significa trovare 6,3 miliardi nel 2011, 19,4 miliardi nel 2012 e 21,9 nel 2012. Nulla dovrebbe essere cambiato in questo mese: si sa che Tremonti è un uomo d’onore.

Ma allora si tratta di una manovra pesantissima. Ci mancherebbe che Bruxelles non fosse d’accordo con questi obiettivi! Ora il punto è come trovare questi soldi. Perché Tremonti ieri non ha detto nulla, e poco più di un mese fa si è limitato a scrivere che “saranno privilegiate misure che non comportino aumenti della pressione fiscale”, che “sarà assicurato il completamento del risanamento dei budget sanitari delle regioni in disavanzo”, che “sarà definito l’ammontare di risorse per salari e stipendi della PA nei limiti previsti dalla Legge finanziaria”. L’ha scritto Tremonti e si sa che Tremonti è un uomo d’onore.

Nei documenti di finanza pubblica Tremonti ha anche scritto che “va ricercato un confronto per individuare possibili percorsi di contenimento della spesa pensioni, ritenuto necessario e non rinviabile, quale intervento di prospettiva, da molte Organismi internazionali”. Invece ieri Tremonti ha detto un’altra cosa,  garantendo che fino a quando sarà lui responsabile del Tesoro non ci saranno tagli al sistema pensionistico. Ha detto, precisamente: “Se la parola è tagli, mai finché ci sono io”.

Prendiamo atto, perché Tremonti è un uomo d’onore. Però è lecito domandarsi dove verranno trovati i soldi per riportare il sentiero dei conti pubblici in linea con gli obiettivi approvati ieri da Bruxelles. Non con aumenti di tasse, non con “tagli” alla Sanità, non con “tagli” agli stipendi dei Pubblici dipendenti e neppure alle spese della Pa. E senza “tagliare” le pensioni. E allora, con che cosa?

Tremonti sarà anche un uomo d’onore, ma se riesce in quest’impresa è davvero un mago.  Mentre aspettiamo la magia, lo stato di salute dei conti pubblici 2009 è tutt’altro che roseo, come ricordano il bollettino mensile di Bankitalia e le rilevazioni dello stesso Ministero dell’Economia. Ma Tremonti è un uomo d’onore, è un mago. Anzi un santo, capace di miracoli.  Dopo la  moltiplicazione dei pani e dei pesci ci sarà quella delle entrate di bilancio. E noi aspettiamo, come Pinocchio fece per l’albero colmo di zecchini d’oro, il risanamento alla Tremonti. Nel campo dei miracoli.

     
 

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