Esteri

La riforma zoppa di Barack Obama

10 novembre 2009

Gaudio e tripudio tra i sostenitori del Kennedy nero dopo che la Camera, con qualche fatica, ha licenziato la più propagandata rivoluzione americana dai tempi di Beniamino Franklin. Ma siamo sicuri che tutto quello che luccica sia oro?

Barack Obama ci si era speso parecchio in campagna elettorale e, alla fine, la sua vittoria l’ha portata a casa. Con uno scarto minimo e molte sofferenze, la Camera ha dato il via libera al testo della riforma sanitaria fortemente voluta più dalla Casa Bianca che dagli americani. Tanto è vero che in Senato si annuncia battaglia – anche tra i democratici – e sono in molti a ritenere che il risultato finale sarà molto meno rivoluzionario del previsto. O del temuto. E tra coloro che più temono gli effetti della riforma sanitaria ci sono, come era facile prevedere, le compagnie di assicurazione che non hanno dato un bel colpo di acceleratore sulla loro azione di lobbying. Nessuno scandalo: da quelle parti sono abituati alle azioni di pressione sulla politica provenienti dl privato e sono davvero pochi gli americani pronti a stracciarsi le vesti per l’odiata ingerenza dei poteri forti. Certe cose le lasciano volentieri a noi.

NUMERI – Per quanto Obama si sforzi di battere, e di far battere, la grancassa mediatica a sostegno della sua vittoria, i punti che lasciano perplessi della più grande riforma del secolo sono parecchi. Un po’ perché si tratta di piccole incoerenze e molto perché, stando almeno a quanto si legge, c’è da temere che gli effetti di medio-lungo termine possano rivelarsi piuttosto diversi dai desiderata del Presidente. In primis il vantato stimolo alla riduzione dei costi delle assicurazioni private che, secondo i rapporti della Kaiser Family Foundation (una delle principali fonti a cui si abbevera la Casa Bianca), sono cresciuti smisuratamente negli anni arrivando a toccare quote significative dei redditi dei cittadini americani. Nel caso delle polizze individuali, il premio medio per assicurare un nucleo familiare è di oltre 13.000 dollari l’anno mentre i single se la cavano (si fa per dire) con poco meno di 5.000. va meglio per i circa 150 milioni di lavoratori americani che hanno la polizza sanitaria tra i benefits aziendali, ma anche per loro spendere meno di 3.500 dollari è difficile. Considerando un reddito annuo familiare medio di 40 mila dollari, le polizze pesano da un minimo dell’8% fino ad un massimo di poco inferiore al 20%. Sono numeri da spavento, ma i rimedi proposti rischiano di essere peggiori del “male”.

COSA CAMBIA – L’Obama revolution non si presta molto ad essere descritta fidandosi troppo della sintesi dal momento che le variabili in gioco sono molte. Per quanto ci riguarda, ci limitiamo a prendere in considerazione alcuni aspetti che rischiano di risultare fortemente distorsivi per il buon funzionamento di un meccanismo di mercato. Uno degli obbiettivi dichiarati della riforma è quello di arrivare a coprire i circa 45 milioni di americani che, per ragioni di insufficienza di reddito, per indisponibilità di piani aziendali o per semplice scelta volontaria, l’assicurazione non ce l’hanno. Visto che le ragioni della scopertura sono diverse, le misure proposte dallo staff di Obama sono molteplici pur conservando un punto in comune: rischiano di essere del tutto inefficaci o, nel peggiore dei casi, di produrre danni. Prendiamo, ad esempio, il progetto di costituire una compagnia di assicurazione pubblica la cui mission ufficiale è quella di fornire assicurazioni a prezzi più bassi di quelli offerti dai privati. Lo scopo è lodevole, ma, come spesso accade con le buone intenzioni, è facile che questa nuova società finirà per produrre le lastre di cui sono ricoperte le strade dell’inferno. Il dubbio nasce da una domanda banale: come saranno calcolati i premi “più convenienti”?

7 commenti a La riforma zoppa di Barack Obama

  1. mala

    tu però non mi puoi venire a dire
    “Un extra che, dicono a Washington, sarà a carico esclusivo delle compagnie. Evidentemente qualcuno crede ancora a Babbo Natale pure di là dall’Oceano”

    dopo avere scritto

    “Tralasciando pure la considerazione che un mercato ben funzionante queste bazzecole le regola da sé”

    di là si crede a babbo natale, di qua a chi? a san nicola? a gesù bambino?

  2. Ringrazio per l’obbiezione, ma non comprendo dove starebbe la contraddizione. “pure di là” vuol dire che a Babbo Natale credono anche di qua.

    Sarà mica che volevi intendere che, comunque sia, è colpa di abberlustoni, vero?

  3. Mario

    Secondo me voleva dire che l’affermazione

    “Tralasciando pure la considerazione che un mercato ben funzionante queste bazzecole le regola da sé”

    è pura fantascienza. A meno che non concordiamo che il mercato americano non sia affatto funzionante. Anche se a questo punto mi sorge un dubbio: ma quando tu dici funzionante, intendi che funziona a vantaggio del consumatore o delle aziende assicuratrici? Perché al momento di certo non funziona per entrambi.

    Concordo che la pezza Obamiana probabilmente non è il meglio che ci possa essere in fatto di regolamentazione in campo sanitario, ma credo che il suo valore stia più di tutto nell’abituare gli americani al fatto che il governo possa mettere le mani in queste questioni. Non penso che il presidente e soprattutto il suo staff si illudano che quello che uscirà da questa legge sarà un sistema ideale. Sanno (o sperano) che una volta scardinato il tabù che ha sempre impedito alla politica americana di mettere il naso nella sanità, probabilmente si potrà fare di più. Diciamo che questa è la prima dose.

    • “ma quando tu dici funzionante, intendi che funziona a vantaggio del consumatore o delle aziende assicuratrici?”

      Magari a vantaggio di entrambi. Altrimenti, non funziona bene. Mi sembra evidente.

      “… credo che il suo valore stia più di tutto nell’abituare gli americani al fatto che il governo possa mettere le mani in queste questioni.”

      Parrebbe di capire che l’intervento dello Stato, dal tuo punto di vista, sia comunque un bene a prescindere da quello che lo Stato fa. Mi sembra una visione un tantino ideologica: se lo Stato interviene per far danni non vedo perchè uno dovrebbe esserne contento e ancora meno comprendo perchè sarebbe consigliabile farci l’abitudine.

      “Sanno (o sperano) che una volta scardinato il tabù che ha sempre impedito alla politica americana di mettere il naso nella sanità, probabilmente si potrà fare di più. Diciamo che questa è la prima dose.”

      Si, tipo una casa per tutti. Quando arriva la seconda dose, però, non ci si metta a piangere per i guasti del capitalismo cattivo senza regole, eh? :-)

      • Mario

        “Magari a vantaggio di entrambi. Altrimenti, non funziona bene. Mi sembra evidente.”

        Quindi siamo d’accordo che il mercato americano delle assicurazioni mediche non funziona.

        Partendo da questo fatto, io penso che un’intervento dello stato in questo caso ci voglia. Io in effetti sono a favore di un intervento statale, nei campi di interesse pubblico (come la sanità). Che questo mio favore sia a prescindere dai metodi e dai risultati l’hai aggiunto tu. Il fatto poi che la posizione possa o meno essere ideologica mi pare irrilevante, non mi sembra meno ideologica infatti la tua difesa del mercato.

        Certamente lo stato non può e non deve intervenire per fare danni, ma per correggere le anomalie di un sistema che mostra di fare acqua da tutte le parti. Quello che intendevo è che non si può non tenere conto del fatto puro e semplice che un intervento nel campo della sanità in america è stato a lungo un tabù. Rompere questo tabù è un traguardo che può bilanciare in parte il fatto che la riforma sia ben lungi dall’essere completa. In America ora possono sperare che questo sia l’inizio di un processo che li porterà ad avere un sistema sanitario migliore.

        Per quanto riguarda il parallelo con la situazione della bolla immobiliare, certo ci potrebbero essere dei rischi, per esempio per il debito pubblico. Ma non scordiamo che per quanto Clinton abbia promosso l’idea di una casa per tutti, questa spinta non è stata nulla in confronto all’avidità degli operatori del mercato immobiliare che hanno scommesso sulla crescita infinita del prezzo delle case. Penso che in America nessuna pressione statale avrebbe potuto spingere le banche a concedere mutui ad altissimo rischio se queste non avessero fiutato l’affare, soprattutto in presenza di strumenti finanziari non regolati che permettevano di “vendere” il rischio stesso. Diciamo che è un alibi abbastanza comodo.

        Per finire, parlando di ideologie e di interventi statali, ti faccio l’esempio di un cattivo intervento statale che avrei preferito si fosse evitato: le banche e le finanziarie in crisi dovevano fallire, altro che bailout.

        • “Quindi siamo d’accordo che il mercato americano delle assicurazioni mediche non funziona.”.

          Non esattamente. Su 305 milioni di abitanti, “solo” 47 milioni non godono di alcuna assistenza. Siamo d’accordo sul fatto che potrebbe funzionare meglio, non sul fatto che non funzioni.

          “Partendo da questo fatto, io penso che un’intervento dello stato in questo caso ci voglia. Io in effetti sono a favore di un intervento statale, nei campi di interesse pubblico (come la sanità). Che questo mio favore sia a prescindere dai metodi e dai risultati l’hai aggiunto tu. Il fatto poi che la posizione possa o meno essere ideologica mi pare irrilevante, non mi sembra meno ideologica infatti la tua difesa del mercato.”

          Scusami, ma poco sopra avevi scritto: “… credo che il suo valore stia più di tutto nell’abituare gli americani al fatto che il governo possa mettere le mani in queste questioni.” Non per essere pignoli, ma l’hai scritto tu che il valore della riforma sta soprattutto nel fatto che promuova un ruolo per lo Stato. Nel mio pezzo non ho contestato l’intervento statale in quanto tale, ma il modo in cui l’amministrazione Obama l’ha pensato. Mi pare faccia una sua differenza.

          “Certamente lo stato non può e non deve intervenire per fare danni, ma per correggere le anomalie di un sistema che mostra di fare acqua da tutte le parti.”

          Il punto è come. Un conto è che l’arbitro scenda in campo e cominci a giocare per una squadra contro l’altra, un altro è che modifichi l’ambiente legale di riferimento agendo sulle regole del gioco provando – come dici tu – a rendere la partita più equilibrata. Obama ha deciso di mettersi a giocare e credo che sia una scelta sbagliata. Le ragioni per cui lo penso le ho scritte e mi paiono questioni tecnicamente poco discutibili.

          “Quello che intendevo è che non si può non tenere conto del fatto puro e semplice che un intervento nel campo della sanità in america è stato a lungo un tabù. Rompere questo tabù è un traguardo che può bilanciare in parte il fatto che la riforma sia ben lungi dall’essere completa. In America ora possono sperare che questo sia l’inizio di un processo che li porterà ad avere un sistema sanitario migliore.”

          Intendiamoci. Il problema non è una riforma incompleta, ma una riforma che contiene un grande numero di provvedimenti che sono palesemente sbagliati o illogici. Non credo che si possano derubricare a semplice prezzo da pagare in cambio della rottura di un tabù. A meno che non si parta dal presupposto che l’intervento diretto dello Stato sia comunque un bene.

          “Per quanto riguarda il parallelo con la situazione della bolla immobiliare, certo ci potrebbero essere dei rischi, per esempio per il debito pubblico. Ma non scordiamo che per quanto Clinton abbia promosso l’idea di una casa per tutti, questa spinta non è stata nulla in confronto all’avidità degli operatori del mercato immobiliare che hanno scommesso sulla crescita infinita del prezzo delle case.”

          Non sono d’accordo. Un operatore privato ha come scopo principale e legittimo la massimizzazione del profitto. Se lo Stato collabora graziosamente a farglielo massimizzare azzerandone i rischi di impresa, il privato incassa e se ne va fischiettando. Non è il privato avido, è lo Stato fesso.

          “Penso che in America nessuna pressione statale avrebbe potuto spingere le banche a concedere mutui ad altissimo rischio se queste non avessero fiutato l’affare, soprattutto in presenza di strumenti finanziari non regolati che permettevano di “vendere” il rischio stesso. Diciamo che è un alibi abbastanza comodo.”

          Che vogliamo dire delle agenzie parastatali Fannie Mae e Freddie Mac che si son messe a prendere alla cieca sul mercato secondario tutto quello che le banche scaricavano loro addosso fortemente pressate dallo slogan politico “la casa è un diritto”? Colpa delle banche che ne hanno approfittato o di chi ha caldamente raccomandato ai due supergaranti di chiudere gli occhi sulla bontà del credito ceduto loro? Diciamo che sono fatti, mica tanto alibi.

          “Per finire, parlando di ideologie e di interventi statali, ti faccio l’esempio di un cattivo intervento statale che avrei preferito si fosse evitato: le banche e le finanziarie in crisi dovevano fallire, altro che bailout.”

          Non dirlo a me. Ma potevamo serenamente permettercelo?

  4. Flavio

    Mi chiedo di quante guerre mondiali causate dal sistema capitalistico ha bisogno un liberista prima di rendersi conto che “che un mercato ben funzionante queste bazzecole le regola da sé”? Spero che la risposta non sia “3″…

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