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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 9 novembre 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Ci sono voluti dieci anni e tanta pazienza, ma alla fine anche Daniela Santanchè ha trovato la sua vera dimensione. Appurato con i fallimenti alle ultime elezioni che la politica non fa per lei, e appurato anche che 06 Vite Parallele Daniela Santanchè, crociata per hobbyqualsiasi tentativo di riciclarsi nel mondo produttivo è da escludersi a priori (purtroppo per riuscirci bisogna saper fare qualcosa), anche a lei non rimaneva che un’unica strada: quella che percorrono i reduci, la televisione.

Solo che c’è un problema: per rimanere sulla cresta dell’onda in un medium che è per sua natura dispersivo e i cui spettatori sono molto esigenti, bisogna spararla grossa. Altrimenti il pubblico ti dimentica. Ecco quindi spiegato perché ieri, a Domenica Cinque, la simpatica Daniela ha dovuto dare spettacolo: “Maometto per noi era poligamo e pedofilo, perchè aveva nove mogli e l’ultima di nove anni“, ha dichiarato con l’aria di chi la sa lunga, invitando poi l’Europa a “occuparsi del fatto che in Arabia Saudita danno le bambine agli sceicchi“. Scatenando, come voleva, le reazioni dei presenti e le notarelle indignate delle solite associazioni islamiche, e smentita a fine trasmissione della conduttrice Barbara D’Urso: “A Domenica Cinque si è svolto oggi un dibattito molto acceso sul crocefisso e sono state anche purtroppo usate espressioni offensive nei confronti della religione islamica che io non posso in nessun modo approvare e dalle quali mi dissocio insieme a tutto lo staff del programma. Un dibattito anche molto acceso – ha concluso – deve sempre avere come limite il rispetto per le opinioni e le fedi di tutti“, ha detto la simpaticissima Barbara prima di ricordare che lei ha un crocifisso in camerino e per questo è una brava cristiana (come se il punto fosse l’esposizione di simboli religiosi in luoghi privati, e non in quelli pubblici).

Madama Santanchè, che oggi viene difesa in prima pagina da Vittorio Feltri sul Giornale, non è nuova a provocazioni del genere. Mitica, nella sua simpateticità, la scenetta dell’aggressione subita al Fatebenefratelli; altre ne seguiranno, presto. Un po’ perché aiuta creare confusione mentre si piazzano amici e famigli nei vari assessorati ad hoc preparati per gli amici degli amici. Un po’ perché un hobby non si nega a nessuno. Prossimamente, la situazione peggiorerà: il pubblico si abitua a tutto e si stufa subito, come sa benissimo il suo nume tutelare Vittorio Sgarbi. E stupirlo non è facile. Magari a un certo punto le toccherà persino fare uno spogliarello in diretta tv per protestare contro il burqa che sono costrette a portare le povere musulmane. Ovviamente, nel nome della cristianità.

(vignetta di Bucchi)

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