Il primo sì è arrivato. Una vittoria storica, epica ma molto parziale. I progressisti americani vedono vicino il raggiungimento del loro obiettivo storico, la copertura sanitaria universale, ma il prezzo sono continue rinunce e contrattazioni che stanno minando la loro base sociale oltre alla (consueta) spaccatura dei loro uomini nelle istituzioni. Uniti nell’obiettivo di estendere la copertura ai più di 30 milioni di americani non assicurati, ma assolutamente spaccati su come farlo. Alla Camera sono mancati 39 voti di Rappresentanti democratici, per lo più appartenenti alla Blue Dog Coalition, la corrente, per dirla all’italiana, moderata nata sulle ceneri della rivoluzione repubblicana del 1994.
Per arrivare ad una risicata maggioranza di 220 voti, un soffio sopra i 218 necessari, Nancy Pelosi è stata costretta prima a rinunciare alla versione più robusta della Public Option, inaccettabile per una cinquantina di deputati, e poi a far votare un emendamento del Rappresentante del Michigan Bart Stupak. Stupak, un cattolico anti abortista, ha proposto una limitazione dei rimborsi assicurativi in materia di aborto, una richiesta che ha portato l’appoggio della Conferenza episcopale americana ma che ha creato un terremoto tra i liberal. La più importante riforma progressista delle ultime decadi contiene ora, grazie al voto di ben 64 democratici e di tutti i repubblicani, una delle più severe limitazioni al diritto di aborto mai realizzate negli Stati Uniti.
Su Internet siti e gruppi di pressione di sinistra si sono subito mobilitati per lanciare candidature alle primarie contro i Rappresentanti che hanno votato a favore dell’emendamento Stupak, riproponendo così lo scontro che si aprì nel partito ai tempi della guerra all’Iraq. Due compromessi così radicali hanno permesso il voto di un solo repubblicano, eletto in un collegio iperdemocratico grazie alla corruzione del deputato che rappresentava quel distretto, trovato con circa 90 mila dollari di tangenti nel frigorifero. Senza contare la rinuncia all’accesso ai nuovi benefici per gli immigrati non regolari, richiesta con forza dal caucus ispanico ma bocciata per l’impossibilità dell’approvazione di una simile misura.
Il presidente Obama si è speso personalmente per far cancellare dal testo finale l’emendamento Stupak, unico modo per non far affossare alla prima lettura della Camera la riforma sanitaria. Ora si apre la partita più difficile, quella del Senato, dove si dovrà trovare una difficile mediazione con i centristi sulla creazione dell’assicurazione pubblica. Alla Camera Alta i voti saranno trovati, ma la legislazione sarà sicuramente annacquata nei suoi obiettivi riformisti, e trovare una mediazione tra i due testi nella Conference sarà un’impresa dove la Casa Bianca dovrà spendere tutto il suo capitale politico. Il primo passo è stato compiuto, ma l’approdo finale è ancora sconosciuto, e non è escluso che si possa giungere ad una soluzione così ricca di compromessi che tutti ne saranno scontenti.




ummarò, che tristness…
Nonostante i compromessi rappresenta una grande prova di intelligenza di Nancy Pelosi