Il Congo verso la guerra
di Redazione - Si aggrava il conflitto nel paese, dove il rischio è arrivare allo scontro totale contro i ribelli
Dopo un round di colloqui tra i ribelli del M23 e il governo congolese in Ruanda, si va verso la guerra.
SI FA LA GUERRA - Congo e Ruanda hanno annunciato la creazione di una forza militare che opererà congiuntamente per dare la caccia ai ribelli del M23, il gruppo di ex combattenti Tutsi ammutinatisi denunciando il mancato rispetto degli accordi del 23 marzo 2009, data che ispira il nome scelto dai ribelli. Ribelli che dopo una serie di razzie nella regione del Kivu settentrionale hanno dato il via a una campagna incruenta che li ha portati a poche decine di chilometri da Goma, la capitale della regione.
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DOPPI GIOCHI E IPOCRISIE - La posizione del Ruanda non è per niente chiara e i paesi occidentali e quelli donatori in particolare non hanno accolto bene le prove di un suo sostegno ai ribelli, la decisione recente di combatterli militarmente potrebbe essere figlia delle numerose pressioni internazionali che hanno chiesto il taglio degli aiuti a Kigali. Gli Stati Uniti per parte loro, pur interessati alla stabilità congolese, hanno cercato di bloccare il rapporto e di risolvere la questione senza fanfare, ma alla fine associazioni ed ONG sono riuscite a far sentire la loro voce.
I CATTIVI - Non aiuta i ribelli del M23 il fatto che il loro leader sia Bosco Ntaganda, graziato informalmente dal governo di Kinsasha, ma ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per aver commesso numerose atrocità in passato. Un suo omologo, Thomas Lubanga è appena stato condannato a 14 ani dalla stessa corte, che per ora sembra sia abilitata solo a inquisire criminali africani. Anche l’Uganda di Museveni medita d’intervenire, dopo aver ricevuto decine di migliaia di profughi e persino interi battaglioni di soldati congolesi. Una minaccia più che un’opportunità, almeno per i congolesi che ricordano il contributo della dittatura ugandese alla Prima Guerra Mondiale Africana, che si portò via cinque milioni di congolesi sul finire degli anni ’90. Un disastro ancora fresco nelle menti degli abitanti del Kivu, anche se il loro massacro non viene ricordato come invece accade per quello ruandese, pure iscritto nella dinamica dello stesso conflitto.
LA SITUAZIONE - I ribelli sono sprezzanti e intanto intimano all’esercito di lasciare il Kivu, Ntaganda non è più esibito come leader e il colonnello Sultani Makenga che ora funge da leader e portavoce dice che il suo caso è una sua questione privata. M23 si mostra deciso e dipsosto a trattare con il governo, che però negli ultimi giorni ha recuperato decisione e insieme alle truppe ONU della missione MONUSCO (ex MONUC, in Congo dal 2009) ha attaccato i ribelli con gli elicotteri. La missione può contare su più di 20.000 uomini e non è una preda papabile per quelli di M23, che tuttavia possono impazzare per le montagne e le foreste della regione sfuggendo a lungo a un’eventuale caccia.
IL PROBLEMA - Un’ipotesi sgradita a tutti, perché ripeterebbe l’esperienza di altre storie simili che nella regione sono finite in scie di massacri e stupri, lasciati dai ribelli o dai variamente briganti in fuga. La decisione di Congo e Ruanda non sarà presa bene dai ribelli, ai quali resta solo da scegliere tra la resa e dar battaglia, opzione tra le più probabili visto che la resa porterebbe sicuramente conseguenze pesanti.
LA VERA MINACCIA - Il documento siglato tra i due governi inoltre va oltre la questione rappresentata da M23, perché chiama esplicitamente in causa anche l’eradicazione del FDLR (Forza Democratica di Liberazione del Ruanda) e altre “forze negative” nella regione. Il Ruanda sembra così cogliere l’occasione per colpire quegli Hutu che dopo essere stati protagonisti del genocidio ruandese si sono rifugiati in Congo e là ancora coltivano progetti contro la dittatura ruandese. Un intreccio di rivalità e rancori che, anche sulla scorta dei sanguinosi precedenti, fa temere per il peggio. Non per niente buona parte della popolazione della zona interessata dai movimenti dei militari ha già scelto la strada della fuga, privilegiando i paesi vicini.
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l’italia vi aspetta…in 50 anni non avete fatto altro….
mi aspetto che grillo li accolga tutti in casa sua