Cultura

Dieci domande prima della Guerra

9 novembre 2009

Conversazione con G.Catania, autore di Petrolio Shock, sulla situazione geopolitica mondiale e sulla crisi con l’Iran.

Gabriele Catania è un giovane esperto di politica estera e di geopolitica. Collabora con diverse testate giornalistiche e da qualche mese è in libreria con il suo primo libro “Petrolio Shock” (Castelvecchi). Nel libro si è occupato di Iran, mettendo in fila fatti, dati economici e dichiarazioni politiche. Con uno prosa agile che, malgrado la complessità del tema, cattura il lettore. Teme che la guerra in Iran sia ormai inevitabile. Che rischi di essere solo una questione di tempo.

MF: Ha senso attaccare l’Iran? E’ effettivamente così pericoloso? Eppure non ci risulta che ci siano stati attacchi kamikaze in Israele ad opera di terroristi sciiti. Non è che rischiamo di fare un’altra figuraccia come con l’Iraq di Saddam Hussein dove ancora si stanno cercando le armi di distruzione di massa?

G.C: Attaccare l’Iran non avrebbe senso. Certo, è possibile che l’Iran voglia davvero dotarsi di armi nucleari, ma i leader iraniani non sono folli. Il loro obbiettivo non è distruggere Israele, malgrado le farneticanti dichiarazioni del presidente Ahmadinejad, il loro obbiettivo è rimanere al potere (a qualsiasi costo) e riempirsi le tasche di denaro. Qualche esempio: Rafsanjani, presidente dell’Assemblea degli Esperti e capo del Consiglio per il discernimento, è anche l’uomo più ricco del paese, e ricicla il suo denaro a Dubai, la “Hong Kong iraniana”; il generale Nurali Shushtari, morto nella recentissima strage contro i Guardiani della Rivoluzione a Zahedan, era un imprenditore molto ricco, molto influente e molto attivo, in merito Annalena Di Giovanni ha pubblicato un interessante articolo su Terra; la stessa Guida Suprema Khamenei sta facendo di tutto per consentire a suo figlio Mojtaba di succedergli. Naturalmente un simile spettacolo di corruzione e ruberie disgusta i cittadini iraniani, che devono sputare sangue per arrivare alla fine del mese; le rivolte nascono soprattutto dall’insoddisfazione economica e dall’indignazione che ne consegue. I leader iraniani, dal canto loro, sono spaventatissimi, sanno che una grande rivolta popolare sostenuta dall’America (il famoso regime change) potrebbe portare alla loro caduta, e per questo puntano sul nucleare. Purtroppo la bomba atomica è il Gerovital dei dittatori, basta vedere quel che è successo con la Corea del Nord. Se Kim-Yong-il non avesse avuto la bomba avrebbe potuto spremere la Corea del Nord per così tanto tempo ? E in Pakistan l’esercito non è forse intoccabile proprio perché controlla i silos nucleari ? Tutti i paesi hanno un esercito, ma solo in Pakistan un esercito ha un paese. Se l’Iran si dotasse dell’arma nucleare il risultato non sarebbe la distruzione di Israele, ma il consolidamento del potere dei Guardiani della Rivoluzione, sempre più potenti. Chi oserebbe schiodarli da lì ? E l’Occidente continuerebbe a sostenere i dissidenti e i gruppi di opposizione, sapendo che un Iran nel caos vorrebbe dire un arsenale nucleare senza padrone, e perdipiù in Medio Oriente ? D’altra parte lo stesso segretario della difesa USA, il pragmatico Robert Gates, ha riconosciuto che la scelta iraniana non è poi così irrazionale, perché gli iraniani “sono circondati da potenze con armi nucleari: il Pakistan a est, i russi a nord, gli israeliani a ovest e noi [gli americani] nel Golfo Persico”. Per concludere, i leader iraniani sanno bene che lanciare una testata atomica contro Israele provocherebbe, come rappresaglia, l’immediata distruzione dei principali centri urbani iraniani. E a quel punto loro chi deruberebbero ?

MF: Chi controlla il petrolio, controlla il mondo” E. Mattei, “Controlla il petrolio e controllerai le nazioni” Henry Kissinger. Lei spiega bene che ad avvantaggiarsi (o ad essere meno penalizzati) dallo scoppio di una nuova guerra in Iran sarebbero gli USA. Ma allora questa guerra non è più una questione Medioccidentale che Mediorientale?

G.C: Si tratta di una questione globale, che coinvolge tutti: USA, Europa, Cina, Russia, Giappone, paesi del Golfo, Israele. Un attacco contro i siti nucleari iraniani scatenerebbe uno shock petrolifero tremendo. Già ora il greggio è caro, troppo caro, figuriamoci se venisse attaccato il quarto esportatore petrolifero mondiale. Naturalmente i rincari colpirebbero soprattutto Europa e Giappone (oltre ai poveri di tutto il mondo), perché a differenza degli Stati Uniti, terzo produttore petrolifero mondiale dopo Arabia Saudita e Russia, il Vecchio Continente e il Giappone importano quasi tutto il petrolio che consumano. Ecco perché l’Italia, l’Europa dovrebbero affrancarsi il prima possibile dalla dittatura degli idrocarburi, e puntare su tutte le altre fonti di energia. Oggi l’Unione Europea importa quasi la stessa quantità di petrolio degli Stati Uniti, e questo è inaccettabile.

MF: Che ruolo avrà la Russia? E la Cina? Non le sembra che la Cina di oggi rappresenti la Germania e il Giappone degli anni 30?

G.C : La partita è tra Iran da una parte, Israele e Stati Uniti dall’altra, sono loro i giocatori. Malgrado le apparenze la Russia può fare poco, non parliamo di attori minori come la Francia o la Gran Bretagna. Riguardo alla Cina contemporanea, più che alla Germania degli anni 30 io la paragonerei alla Germania guglielmina, smaniosa di un “posto al sole”.

Un commento a Dieci domande prima della Guerra

  1. bartolo

    interessante ma per niente confortante

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