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Internidi John B (John)
pubblicato il 9 novembre 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Accanto a quelli della pandemia suina, si diffondono rapidamente i sintomi di una situazione poco chiara. Vediamo come difenderci.

La stragrande maggioranza della gente sa poco dell’influenza suina. Non sappiamo se siano stati fatti sondaggi in merito, ma è chiaro che la cognizione dei più è quella che l’influenza suina (o influenza A, o H1N1), è una nuova influenza spuntata improvvisamente dai maiali e che dopo essersi diffusa negli USA è arrivata infine in Europa e adesso in Italia. Tantissimi poi, nutrono comprensibili dubbi sul reale rischio rappresentato dal nuovo virus, e non nascondono sconcerto e perplessità nell’apprendere che numerosi addetti ai lavori (medici e infermieri soprattutto) ritengono la vaccinazione del tutto inutile, se non pericolosa. Questo è  l’humus ideale per la nascita e la  Influenza di bufaladiffusione dell’influenza di bufala, ossia di un coacervo di dicerie, illazioni e teorie complottiste spesso assolutamente infondate. Esaminiamone qualcuna tra le più virulente.

E’ TUTTA COLPA DEI MAIALI! – Falso. Non è vero che questa influenza è stata trasmessa all’uomo dai maiali o, per meglio dire, non c’è prova di questo. L’influenza suina si chiama così perché ANCHE i maiali ne sono colpiti, per cui l’uomo può infettare un suino e viceversa. E’ però impossibile stabilire se il virus abbia avuto origine nell’uomo per poi trasmettersi anche ai maiali, o se sia successo il contrario.

E’ UNA NUOVA INFLUENZA – Falso. L’influenza A esiste da decenni, ed è stata la causa della pandemia del 1918, anche se il virus fu isolato e identificato solo nel 1930. Fu proprio nel 1918 che si notò che il virus poteva contagiare anche i suini. Da allora questo tipo d’influenza si è ripresentata con regolarità ed è considerata un’influenza stagionale. A cambiare, come in tutte le influenze stagionali, è il ceppo del virus. Anche l’influenza aviaria è di tipo A.

LOBBY - E’ un complotto delle case farmaceutiche. La chiamano influenza A perché  è la prima di una lunga serie… Falso. Non c’è dubbio che dietro lo sviluppo e la produzione di vaccini insistono interessi commerciali immensi che possono indurre alla tentazione di gonfiare la minaccia di una pandemia, ma di qui da pensare che le case farmaceutiche s’inventino un virus o lo progettino nei propri laboratori ce ne passa. L’influenza A si chiama così perché esistono tre famiglie principali di influenze stagionali: A, B e C. Quella “comune” è la B, spesso definita come “stagionale” anche se in effetti lo sono anche le altre. E’ un’arma batteriologica? Lo ha sostenuto perfino Romina Power, e lo scopo di quest’arma sarebbe quello di ridurre la popolazione mondiale. Stiamo stretti, insomma, e quindi gli americani (non è scritto espressamente, ma potete giurarci che c’entrano loro) hanno pensato bene di diffondere un virus micidiale per sterminare qualche miliardo di persone. Secondo questa teoria, sia il virus sia il vaccino sarebbero entrambi letali. Ovviamente si tratta di affermazioni del tutto campate in aria, che non meritano nemmeno il tempo dedicato a leggerle.

E’ UNA STRAGE - Stampa e televisione ci aggiornano quotidianamente del bollettino dei morti provocati dall’influenza. Non siamo abituati a questo genere di “bollettini” e generalmente tendiamo a rifiutare l’idea che oggi, con la medicina moderna, si possa morire di una semplice influenza. I 24 morti sbandierati dai media nel giro di pochi giorni ci paiono un’enormità. In realtà  gli studi dimostrano che l’influenza stagionale provoca direttamente centinaia di morti all’anno, in Italia. Migliaia, se si considerano anche i decessi indirettamente causati dall’influenza (in quanto il soggetto malato versa già in cattive condizioni di salute). Le cifre, quindi, almeno finora, non sono allarmanti. Influenza di bufala

IL VACCINO E’ INUTILE – In molti, anche fra i professionisti, ritengono che l’operazione di vaccinazione di massa sia inutile, proprio perché l’influenza suina non è  poi più pericolosa di una normale influenza stagionale. Il ragionamento non fa una grinza, tuttavia non si vede il motivo – proprio in virtù di esso – che per l’influenza suina non debbano essere adottate le stesse precauzioni che si adottano per la comune influenza stagionale, ivi compresa la capillare distribuzione dei vaccini. Inoltre, l’influenza A è pur sempre una malattia che si sta diffondendo in aggiunta alla diffusione dell’influenza stagionale, quindi è comunque un rischio in più che necessariamente fa innalzare il livello di rischio complessivo.

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