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Inchiestadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 9 novembre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

LE PROSPETTIVE FUTURE – A gettare acqua gelata sulle prospettive delle imprese italiane ci ha pensato anche il sondaggio congiunturale artigiani 010 Piccole imprese muoionodi novembre “sulle imprese industriali e dei servizi” di Bankitalia. Quasi un terzo delle imprese segnala un inasprimento delle condizioni di finanziamento: per un “maggiore costo” o per una “richiesta di garanzie più elevate” oltre il 60%, per “non accoglimento di domande di nuovi finanziamenti” il 28,2%. Quasi una su tre delle imprese industriali e dei servizi prevede di chiudere il proprio esercizio 2009 in perdita, mentre l’anno scorso la percentuale era del 17 %. Per i prossimi 6 mesi viene stimata una “stagnazione” dell’economia, con una capacità produttiva già ridotta del 40,5% nell’ultimo anno. Solo il 19,2 % delle imprese prevede un aumento dei propri investimenti. Per la maggioranza delle imprese crescono poi le dilazioni di pagamento concesse ai clienti. Ancor più accentuata è la dinamica relativa ai ritardi di pagamento dei clienti, in crescita nell’ultimo trimestre per il 55,6% delle imprese. Per quanto riguarda l’occupazione, i dipendenti, già ridottisi dell’1,6% nei primi nove mesi dell’anno, calerebbero di un ulteriore 0,8% nell’ultimo trimestre. La riduzione dell’occupazione, spiega Bankitalia, “sta avvenendo principalmente tramite il blocco delle assunzioni e del turn over e i mancati rinnovi dei contratti a termine”. E, dice Marta, piccola imprenditrice del centro Italia, “meno male che c’è stata la Cassa integrazione in deroga!

LA POLITICA? DORME… – In questo quadro arrivano i gridi di dolore del Presidente di Confindustria PMI Morandini. Ma sono molti a segnalare l’esigenza di profondi mutamenti sia nelle strategie industriali, sia nelle politiche economiche. Invece, il Governo sonnecchia e l’opposizione finora si occupa d’altro. Non sembra una buona idea lasciare che la “selezione naturale” del mercato faccia sopravvivere le imprese più robuste o intraprendenti e distrugga le altre: la “distruzione creatrice” ha un costo sociale ed economico che l’Italia del 2009 non si può permettere. L’assistenzialismo degli incentivi all’acquisto di beni durevoli (ad esempio dell’auto) o le assurde richieste  alle Banche di fare credito a tutti invece non solo sono inutili, ma dannose. Far sopravvivere artificialmente imprese che non ce la fanno, nella speranza che poi torni il sereno Morandini Piccole imprese muoionoe si riprendano da sole significa non avere capito questa crisi. Non è un temporale, per quanto violento, e poi torna il sole. Ma è un terremoto. La riduzione dell’Irap potrebbe anche servire, ma non è compatibile con lo stato dei conti pubblici, a meno di scaricarne il costo sull’Irpef o sull’Ires. E poi, se va fatta, non deve essere fatta “indifferenziata”.

COSA SERVE ALLE IMPRESE – Ma qualcosa si può fare. Tante proposte sono state fatte a Mantova, tante se ne sentono in giro per l’Italia, ad Ancona, nel Veneto, in Toscana. C’è un grande fermento di questo pezzo d’Italia che non vuole morire. Si potrebbero utilizzare gli inutili incentivi a pioggia che ogni anno arrivano alle singole PMI o imprese artigiane, che sono una specie di  elemosina (spesso inutile), per promuovere i processi di aggregazione delle PMI. Perché è meglio “Trasformare che distruggere per poi ricreare”. In questo modo, secondo una ricerca condotta da Confindustria e Università di Perugia, si “eviterebbe di far uscire dal mercato  circa il 40% delle PMI in crisi, salvaguardando Know-how, occupazione, fatturati, sofferenze bancarie, gettito fiscale”. Fantascienza? No, sono i numeri di una proposta fatta proprio a Mantova. Creare una nuova impresa, la T-Holding, di cui l’imprenditore diventa socio ovviamente conferendo la sua azienda. Implementare un fondo di garanzia misto (ci vorrebbero 2 miliardi di euro, reperibili da meno “aiuti a pioggia”) che garantirebbe alla holding nuove linee di credito, con un trattamento fiscale favorevole per le banche che partecipano al capitale. La holding potrebbe anche usufruire della norma sulle aggregazioni, rafforzata, con la rivalutazione gratuita dei cespiti. L’imprenditore non avrebbe più il 100% di un’impresa traballante, ma una partecipazione in un’azienda che genera reddito. E l’Italia non perderebbe le tante piccole imprese “traballanti” che, se si aspetta solo che la crisi passi da sola, sono destinate a morire.

Hanno collaborato Michela Furiani e Pino Minelli

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