Zombie style
07/11/2009 - Siccome per fortuna al mondo non ci sono problemi, è giusto occuparsi di faccende di peso Per non far sembrare che parlo sempre di argomenti stucchevoli e pesanti, per una volta sono andata a interessarmi della moda. Una noia mortale,
Siccome per fortuna al mondo non ci sono problemi, è giusto occuparsi di faccende di peso
Per non far sembrare che parlo sempre di argomenti stucchevoli e pesanti, per una volta sono andata a interessarmi della moda. Una noia mortale, greve come un plinto cementizio partito da Giove che ti cada all’improvviso sulla testa. Una specie di Monolito come in 2001 Odissea nello spazio, solo che, al posto dello spazio, c’è il pizzo, e pure la pizza mortale che deriva dal parlare di queste cazzate, che però gli addetti prendono tremendamente sul serio. Ma davvero tremendamente. Ho iniziato a non provare alcuna attrazione verso le nuove ultimissime novità fashion glamour fin da subito,
perché purtroppo non sono una donna di tendenza e quindi non tendo. Questo perché di solito io i vestiti li stendo, e quindi mi definirei piuttosto una donna di stendenza, ma, se vogliamo, anche di stiranza e lavanza.
LA RIVOLUZIONE DI BRIGITTE - Comunque ho continuato a cercare. Ormai quasi tutti i miei neuroni mi avevano abbandonato per protesta, quando ho trovato qualcosa di interessante: un giornale ha messo al bando le professioniste della moda a favore di donne comuni. Da gennaio 2010 infatti la rivista Brigitte pubblicherà solo foto di modelle occasionali che ne abbiano fatto richiesta attraverso apposito modulo. Fantastico, rivoluzionario. Però sorgono delle domande. Primo: che cavolo è la rivista Brigitte? Secondo: non è che Brigitte ha la manina corta e lo fa per risparmiare i soldi delle modelle, contando su un’epoca in cui un po’ tutti regalerebbero al mercato degli organi la nonna, la madre e anche la zia per un minuto di notorietà? Terzo: A noi che ce ne viene? Allora, uno, la rivista Brigitte è una celebre rivista di moda tedesca, due, lo fanno sia per risparmiare che per farsi pubblicità gratis e tre, a noi non ce ne viene nessun vantaggio né psicologico né umano nel vedere la foto di una con la cellulite o senza cellulite, con la pancia o secca come un chiodo.
A KARL PIACE L’OSSO – Invece Karl Lagerfeld se l’è presa moltissimo. Ha detto che l’iniziativa è un abominio, che le modelle non devono mangiare e che è necessario che siano scheletriche. Vorrebbero vedere modelle panzone solo le Sciure Pine sfatte che stanno davanti alla tele a mangiare patatine. Cito testualmente: “Solo le mamme grasse che si siedono davanti alla TV con i loro pacchetti di patatine sono contrarie alle modelle magre che sfilano in passerella sul piccolo schermo. Il mondo della moda è fatto di sogni e illusioni e nessuno vuole vedere donne rotonde.” Karl Lagerfeld si vede che è abituato a qualcuno che gli pulisce la casa e non ha mai passato l’aspirapolvere , perché altrimenti saprebbe che Mamma Cicciabomba non se lo sognerebbe mai di strabuffarsi di patatine davanti alla tele, e per di più sul divano, perché altrimenti vanno le briciole dappertutto. Anche qui nascono delle questioni. Primo, chi diavolo è Karl Lagerfeld? Secondo, non è che critica l’iniziativa perché ha un’agenzia di modelle anoressiche? Terzo, a noi che ce ne viene?
I TRAUMI INFANTILI DEL CONTE VLAD - Uno, Karl è uno che ha
subito dei traumi infantili: infatti era figlio di un banchiere svedese che fece fortuna introducendo il latte condensato in Germania. Pensatelo, il povero Karl bambino costretto a ingozzarsi di una delle sostanze più caloriche dell’universo, il latte condensato ricetta crucca. Un infuso di colesterolo fin dalla culla. Ciò ha portato in seguito il nostro Lagerfeld, il quale porta già un nome involontariamente sinistro dal punto di vista della dieta forzata, a perdere 42 chili in tredici mesi. Ora è un ultrasettantenne elegante e molto ossuto, con un aspetto signorilmente mortifero, a metà tra il conte Vlad e il Ritorno dei Morti Viventi. Due, Lagerfeld non ha un’agenzia di modelle, ma è uno che di moda ne deve sapere per forza parecchio, perché è il capo dei disegnatori della Maison Chanel. Egli fa l’alta moda di gran classe, dove creazione è tutto e giocoforza per lui la modella deve essere un po’ come l’ometto della tintoria, una gruccia di ferro che serve a sostenere il vestito e basta. Terzo, a noi non ce ne viene niente nemmeno in questo caso, perché non ci possiamo permettere i modelli esclusivi di Chanel e quindi non possiamo sapere se li fanno anche di taglie superiori alla 42. Ma la 42 non sarà già una taglia da lardona? Scoperto chi sono i due protagonisti del dibattito, a uno gli passa la voglia di approfondire e la cosa può serenamente morire lì. La moda sarà pure sogno e illusione e le quarantenni in ciabatte (tipo la sottoscritta) non le vuole vedere nessuno. Pure io evito il più possibile di guardarmi allo specchio e non corro a comprare una rivista perché ci sono sopra le foto di donne con i miei stessi rotoli di ciccia, sebbene non senta in modo particolare il fascino dell’osso sporgente. La cosa certa è che non mi prende la sindrome di Stendhal quando vedo gli stilisti zombi. E nemmeno quando li sento.












