Professionisti o professionali?

05/09/2008 - Fotomontaggi in prima pagina, scarso controllo delle fonti ed errori grossolani: non sempre la tessera dell’Ordine dei Giornalisti è una garanzia di serietà e di autorevolezza. A quanto pare non sono soltanto i blogger ad essere inaffidabili. (Mass Merda è

     
 

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Fotomontaggi in prima pagina, scarso controllo delle fonti ed errori grossolani: non sempre la tessera dell’Ordine dei Giornalisti è una garanzia di serietà e di autorevolezza. A quanto pare non sono soltanto i blogger ad essere inaffidabili.

(Mass Merda è una rubrica che raccoglie il peggio del peggio pubblicato ogni settimana dai principali organi di informazione del Belpaese. Una specie di rassegna stampa al contrario, tra errori, comicità involontaria e semplici fesserie)

I giornalisti veri non perdono occasione per ricordarlo: non ci si può fidare di internet e dei blog, perché non c’è controllo delle fonti, non c’è autorevolezza, non c’è professionalità. Un blogger qualunque scrive qualcosa e gli altri lo seguono senza verificare la notizia. Solo dai giornali ci si può aspettare la giusta serietà e la sicurezza di ciò che si legge: ce lo garantisce l’Ordine dei Giornalisti. Scansatevi, ragazzini, largo ai professionisti.

OCCHIO D’AQUILA – Ci volevano proprio la professionalità e la serietà del giornalista, e l’affidabilità e l’autorevolezza garantite dalla tessera dell’Ordine, per riuscire a prendere per buono il fotomontaggio realizzato da Ishmael Melville su Kodiak Konfidential, che ritraeva Sarah Palin, attuale vice di John McCain, in una falsa copertina di Vogue, con tanto di didascalia per i meno scaltri: “No, this isn’t an advanced copy, just some Photoshoppin’”. Probabilmente la prima a cascarci è stata Repubblica, che l’ha pubblicato online per poi farlo sparire frettolosamente. Qualcun altro non è stato altrettanto accorto, e così La Stampa del 30 settembre è uscita in edicola con la foto taroccata in prima pagina e l’imbarazzante didascalia: “La governatrice Sarah Palin, talmente bella che «Vogue» le dedicò questa copertina nel 2007”. Il Corriere, invece, ha pubblicato la foto nelle pagine interne, limitando i danni e risparmiandosi pure le scuse il giorno dopo. Bella prova, non c’è che dire.

 

MAI PIÙ SENZA – Ma attenzione, perché il giornalismo italiano sa come riscattarsi: è stato finalmente svelato, con la complicità di un tricologo e del sosia di Berlusconi, il segreto dei capelli di Silvio. Si tratta del “cover up”, un’interessantissima tecnica che permette di ottenere una chioma fitta anche dove non sembrerebbe fisicamente possibile. Imperdibile la preziosa sequenza fotografica del trattamento.

CRITICA SOCIALE - E sempre per la serie “articoli di cui non potevamo fare a meno”, ecco il vibrante e a tratti commovente j’accuse di Claudio Magris contro quelli che fanno la pipì per strada. Solo uno come Magris poteva cogliere l’occasione per ricordare quando ”le autorità milanesi dell’epoca, assediate come un castello medioevale dal fossato sempre più pieno d’acqua e all’affannosa ricerca di rimedi, pensarono a un certo momento di acquistare i nuovissimi cessi elettronici installati a Parigi da Chirac allora sindaco della Ville Lumière; forse — insinuava Cavallari — perché ossessionati dall’invidia per l’ammirata modernità o postmodernità del Beaubourg”. E quanta poesia nel ricordare che “Trieste tuttavia ha un problema in più rispetto a Milano: il mare, luogo per eccellenza in cui orinare è tacitamente accettato ma non perciò meno disdicevole, quale profanazione di quel paesaggio ed elemento del mondo che più d’ogni altro evoca l’infinito, l’eros, il divino”. Mi raccomando ragazzi, mai pisciare su qualcosa che evoca il divino.

PARALLELI AZZARDATI - Su Repubblica, qualche giorno fa, si parlava di Bossi: a quanto pare il Ministro per le Riforme, durante la sua degenza dopo l’ictus che l’ha colpito, aveva pensato di lasciarsi morire. E secondo l’articolista, “ora il pensiero di Umberto Bossi va a chi in coma è da 13 anni: e cioè a Eluana Englaro”. Che però non è in coma, ma in stato vegetativo, e non da 13 anni, ma da 16. Una semplice distrazione? Non si direbbe, visto che poco più avanti aggiunge: “Il dramma vissuto in quei giorni dai familiari del capo leghista è lo stesso che i genitori di Eluana Englaro si trascinano dal ’92”. Ecco, no. Non è la stessa cosa. Non è che Bossi si è ripreso perché è “un lottatore vero” e la speranza è l’ultima a morire, mentre chissà, forse Eluana non si sta impegnando abbastanza. E’ proprio un’altra storia, e sarebbe ben poco professionale non accorgersene.

     
 

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