Sport

Business senza passione

26 aprile 2008

Sembrava che l’ambizione del fu G-14 fosse definitivamente seppellita, ma Berlusconi torna alla carica. Il calcio in crisi di audience e di identità riscopre il campionato dei grandi grazie all’incapacità di offrire grandi campionati.

In perfetto stile Luigi quindici, Silvio Berlusconi si appresta a dire addio alla presidenza del Milan non prima di aver disseppellito una vecchia idea del compianto G-14, cioè del gruppo di Club europei che tenne l’UEFA sotto minaccia di abbandono per anni prima che Le Roi lo riconducesse a più miti consigli. Il refrain è quello di un campionato europeo riservato alle cosiddette “grandi” che servirebbe ad evitar loro la seccatura di dover partecipare alle poco remunerative sagre di provincia: uno che spende un sacco di soldi per il casting ha ben il diritto di portare la compagnia in teatri di livello. E’ evidente che l’uscita berlusconiana si possa spiegare con la probabile esclusione del Milan dalla prossima Champions League, ma è comunque interessante perché dice molto del momento che sta attraversando il calcio italiano in genere e spiega perfettamente alcune delle ragioni della crisi.

PROFESSIONISTI E SEMIPROFESSIONISTI – Se le cose stessero come dice Berlusconi, si potrebbe pensare che il fenomeno interessi un po’ tutte le società di calcio europee visto che, bene o male, ogni torneo continentale prevede che clubs gloriosi se la debbano giocare con avversari le cui terga sono decisamente meno nobili. Invece non è proprio così: giusto per fare un esempio, il “grandissimo” United visita costantemente stadi da 20-30 mila posti, tipo il Craven Cottage del Fulham o il JJB Stadium del Wigan, ma ha bilanci favolosamente attivi e paga ingaggi che il Milan non può nemmeno sognare. Per dire, il più pagato della serie A – Kakà – prende sei milioni di euro l’anno mentre Cristiano Ronaldo ne intasca quasi il doppio (10). Come mai? Difficile sostenere che la differenza di disponibilità sia da imputarsi alla scarsa partecipazione registrata al Granillo di Reggio Calabria. A maggior ragione se consideriamo che le entrate da abbonamenti e biglietti non sono esattamente la fonte principale di ricavi per nessuno dei top club. Allora Berlusconi, e con lui tutti gli azionisti delle altre società italiane, potrebbe interrogarsi sull’efficacia delle attività di marketing intraprese dalla sua dirigenza, magari confrontando le performance messe a segno da cotali professionisti del settore con quelle dei loro colleghi inglesi e spagnoli. Sono certo che ricaverebbe spunti decisamente più interessanti della media dei paganti registrata a Parma.

ULTIMO STADIO – E’ chiaro che esista un problema di scarsa professionalità nella gestione delle società italiane, ma è altrettanto chiaro che sia il modello di professionismo italiano che fa acqua. A parte la credibilità limitata del giocattolo, periodicamente gettato nella merda delle combine e delle scommesse illegali, società che non hanno la proprietà degli impianti dove offrono lo show possono anche quotarsi in Borsa, ma sono condannate a restare nel guado. Gli stadi italiani, tutti comunali, sono concepiti per essere frequentati giusto il tempo della partita. Sono poco confortevoli, insicuri, non offrono alcun tipo di servizio agli spettatori e son stati costruiti quasi tutti con lo scopo di ospitare manifestazioni multidisciplinari. Risultato? Fin troppo ovvio. Chi va allo stadio la partita, di fatto, non la vede. Però ci rischia la pellaccia. Come mix di offerta, non c’è male.

7 commenti a Business senza passione

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  3. Il calcio italiano è stato sempre un “magna magna”. Non a caso all’estero siamo etichettati come italiani “ladroni” dalla roma ladrona!!! ma nonostante ciò credo, comunque, che la passione giochi un ruolo predominante, altrimenti, non esisterebbero i nostri “campioni” italiani”!!..lo so che non interessa a nessuno..ma faccio gli AUGURI ALLA MIA SALERNITANA CHE è STATA PROMOSSA IN SERIE B!!!!!!!..squadra in cui c’è la vera passione per il gioco sportivo!!!

  4. Di Napoli “stella della salernitana” guadagna 105mila euro rispetto ai 6milioni di euro di Kakà e ai 10milioni di C.Ronaldo!!…e qui c’è il vero calcio…nella serie C!!!

  5. ricchiuti

    Ed è da notare che la Salernitana è stata approntata da Fabiani, noto moggiano di complemento.
    Alla faccia della demonizzazione di uomini e cose fatte dal nostro Luciano.

  6. Anna

    Grande milan se nn fosse per voi

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