Proviamo a fare un po’ di luce sugli organismi transgenici. Tra l’allarmismo quasi sempre ingiustificato degli ecologisti e il concreto rischio d’oligopolio delle multinazionali del settore.
In un interessante articolo pubblicato qualche tempo fa su “Italianieuropei”, il bimestrale di cultura politica dell’omonima fondazione, la biologa e giornalista Anna Meldolesi ha
brillantemente affrontato il complesso e talvolta contraddittorio rapporto legato all’uso degli organismi geneticamente modificati (OGM) nel campo agricolo con la politica (in particolare, quella di sinistra) nazionale ed europea. Secondo l’autrice (vincitrice, tra l’altro di un European Award for jounrnalism in genetic), “Lo spartiacque, disegnato dai movimenti ecologisti e no-global e mai apertamente sfidato dalla sinistra, sembra lasciare poche vie di fuga a chi deve scegliere se schierarsi a favore o contro gli Ogm. Se l’alternativa è riconoscersi in chi crede nel valore intrinseco della vita e della natura o, al contrario, in chi della vita e della natura ha soltanto una visione utilitaristica, allora è fatale affrontare la tematica degli Ogm con diffidenza se non con ostilità dichiarata”. Questa dicotomia, in sostanza, secondo l’autrice è stata imposta proprio dal movimento ambientalista e, come vedremo, dai suoi pregiudizi, quasi sempre infondati. “E’ difficile negare – sostiene la biologa – che il movimento che si oppone agli Ogm si muova sulla base di pregiudizi ideologici che tengono ben poco conto dei fatti concreti. E’ difficile negarlo quando l’Agenzia per lo sviluppo dell’Onu, tra mille cautele, decide di prendere pubblicamente posizione a favore degli Ogm documentando l’importanza strategica delle innovazioni tecnologiche in campo agricolo, soprattutto per i paesi del Terzo mondo. E quando per tutta risposta i capofila dell’opposizione agli organismi transgenici, invece di valutare attentamente i dati forniti in un rapporto molto ponderato e documentato, liquidano queste analisi come “un manifesto di propaganda che sembra scritto da un’agenzia di pubbliche relazioni” per riabilitare le biotecnologie agricole agli occhi dell’opinione pubblica”.
QUELLI CHE … NO – L’accusa, quindi, è chiara. I movimenti ambientalisti, sostanzialmente, portano avanti una campagna anti-biotech “senza se e senza ma” in modo allarmistico grazie alla complicità di certe parti politiche e sociali più interessate alla ricerca dei riflettori che all’evidenza dei dati fondati su prove scientifiche. Infatti, “
ben poco effetto - sostiene la Meldolesi – hanno avuto sui media i risultati delle ricerche che hanno smontato, uno dopo l’altro, gli argomenti cavalcati dai gruppi ecologisti”. La sistematica distorsione dei dati scientifici e il rifiuto di un approccio serio all’analisi del rischio hanno portato ad una grave frattura tra le componenti ecologiste e il mondo della ricerca su scala internazionale. Tale frattura si è fatta ancora più dolorosa in Italia, dove la rinuncia della sinistra politica (quella che ama auto-definirsi di governo) ad essere parte attiva nelle scelte politiche sulle biotecnologie agricole e la “delega” chiavi in mano ai “Verdi” di questo settore (do you remember Mr. Alfonso Pecoraro Scanio?), hanno concretamente messo a repentaglio le sorti della ricerca pubblica sugli Ogm, portando, di fatto, ad una contrapposizione frontale con la comunità scientifica nazionale, peraltro largamente schierata a sinistra. Un errore esiziale. Un errore al quale, la nuova leadership del Pd, dovrà porre rimedio, quanto prima. La politica non può rinunciare a servirsi a pieno della scienza come strumento d’indagine e valutazione, e come fonte da cui attingere dati attendibili sulla base dei quali operare scelte opportune e concrete. Lo stesso errore, del resto, sta venendo pedissequamente ripetuto su scala continentale. Anche L’Europa appare condizionata da certo “fanatismo” ecologista al quale si aggiunge un’ulteriore responsabilità. L’imposizione delle “nostre paure” anche ad altri contesti geografici, come quelli rappresentati dai paesi in via di sviluppo. In sostanza, stiamo riproponendo “i fantasmi – come detto non fondati su alcun dato scientifico – delle nostre società benestanti” anche a quei paesi che non conoscono ancora l’autosufficienza alimentare.
DA CHE PARTE STANNO? – “Viene spontaneo domandarsi – scrive la Meldolesi – cosa abbia da guadagnare un paese dell’Africa sub-sahariana, dove la produttività agricola è bassissima, da regolamentazioni pensate per consumatori apprensivi e per un’agricoltura che vive di sussidi come quella europea? In Africa l’acqua potabile scarseggia ancora e le insidie del cibo sono legate semmai alle precarie condizioni di immagazzinamento, trasporto e preparazione”. Spesso, gli ambientalisti, quando si affronta questo argomento, cercano
di tirare la palla in tribuna o, addirittura, di cambiare proprio campo. Sostengono che le loro “battaglie” sono in favore proprio dei paesi in via di sviluppo. Dicono di sostenerne l’autonomia contro il colonialismo politico e tecnologico occidentale. Strano, perché questa è un’evidente contraddizione nel momento in cui a quegli stessi paesi si vogliono imporre i nostri “fantasmi” di società opulente. “Questa ricetta per di più non sembra nemmeno in grado di porre un argine alla situazione di oligopolio che si sta creando nel settore agro-biotecnologico. Più è bizantino il processo che porta all’autorizzazione di un prodotto, maggiore è la probabilità che poche grandi compagnie tengano in pugno il settore perché sono le uniche in grado di sopportare i costi delle sovra-regolamentazioni”. “Per evitare –che sulle biotecnologie agricole e sui Pvs - sostiene la biologa – venga posta un’ipoteca troppo gravosa da parte dell’industria privata andrebbero intraprese strade diverse, a cominciare da un potenziamento della ricerca pubblica”. Infine, c’è da dire come il saldo della bilancia commerciale mondiale si sposterà ancor più a svantaggio dei paesi poveri che dipenderanno in misura sempre maggiore dalle esportazioni alimentari dal mondo sviluppato. E’ quindi paradossale (e diciamocelo, francamente stupido) che i movimenti no-global propongano come “alternativa” ricette che, di fatto, allontanano il Sud del mondo dall’obiettivo dell’autosufficienza alimentare. Ed è paradossale che dopo un secolo di lotte per migliorare le condizioni di lavoro in Occidente, la sinistra non dia il giusto peso al fatto che l’innovazione tecnologica può influire in modo determinate sulla salute e la qualità di vita dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo.























In verità, caro pro-ogm, il vero pericolo è colui che crede nel dio scienza risolutore di tutti i problemi.
Ma è più facile sparare a zero sulla macchietta-ambientalista che entrare nel merito, giusto?
Perchè questo “articolo” non entra assolutamente nel merito. E non è manco serio. Sembra uno spot.
T’han pagato, oppure sei uno di quei “ricercatori” che si divertono a fare zebrati i topolini?
L’articolo fa esattamente quello che tu denunci erroneamente dal “tuo” punto di vista. Cita dati dell’Onu suffragati da studi scientifici. Gli ecologisti rispondo con un pregiudizio – come fai tu, senza manco conoscermi – con la solita accusa di “venduti” al potente di turno senza uno straccio di dato a loro sostegno (parlano di agenzia di pubbliche relazioni). Si chiama pregiudizio ideologico e sterile allarmismo. Le opinioni sono opinioni, ed io le rispetto sempre. Cordiali saluti.
L’articolo non approfondisce e cita l’ONU che cita altri…chi?
Vogliamo parlare di cosa ha combinato la monocultura della soia in sudamerica?
E di come noi europei ipocriti mangiamo da anni carne alimentata con OGM semza voler vedere?…
Peccato, quest’articolo è un’occasione persa. E un impoverimento per il sito, che di solito è più attento a quello che mette on-line.
E poi il finale è di una retorica generica e pelosa da brivido.
“Ed è paradossale che dopo un secolo di lotte per migliorare le condizioni di lavoro in Occidente, la sinistra non dia il giusto peso al fatto che l’innovazione tecnologica può influire in modo determinate sulla salute e la qualità di vita dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo.”
Quale sviluppo? Quale sinistra?…serve chiarezza, se si vuole provocare.
Bell’articolo, complimenti!
L’articolo cita L’Agenzia per lo sviluppo delle nazioni unite (UNDP) che, per citare la Meldolesi “tra mille cautele ha pubblicamente preso posizione a favore degli Ogm”. Per tutta risposta Greenpace e Vandana Shiva hanno riposto definendolo una “manifesto di propaganda scritto da un’agenzia di pubbliche relazione”. Prove, senza fornire uno straccio di dato scientifico, che fanno impallidire nella sua tomba pure Galileo, direi.
Vogliamo parlare del Sud America? Parliamone. Parliamo di Greenpeace che per diversi anni ha bloccato con una serie di azioni legali le autorizzazioni concesse dal governo federale alla soia transgenica e diciamo pure che i farmer locali, quelli dello stato brasiliano del Rio Grande do Sul, hanno importato di contrabbando le sementi transgeniche dalla vicina Argentina. Che senso ha battersi per proteggere l’autonomia dei PVS se poi concretamente si opera per ridurre la loro libertà di scelta? Favorire il contrabbando?
Per Penelope
Questi ambientalisti quando non sanno come attaccare razionalmente fanno sempre quella domandina cretina: “Chi ti ha pagato? Una multinazionale?”
Che immorali pensate solo ai soldi…
La cosa bella è che il più delle volte sono gli stessi che ti dicono è la destra che si nutre delle paure della gente. La stessa cosa accade sul nucleare. Lo sapete che Bersani è a favore della ricerca sul nucleare di nuova generazione e sono sicuro che non è contro gli Ogm? Spero per lui che abbia il coraggio di sbarazzarsi di questi rimasugli ideologici una volta per tutte.
Non credo che sia utile rimanere ancora sulle barricate pro-contro OGM. Ma immagino che ci siano dei motivi per temere le sementi transgeniche. Da quello che ricordo, c’erano alcune obiezioni degli ambientalisti che potevano essere sensate e che, comunque, andrebbero verificate:
1. è o non è vero che ALCUNE sementi transgeniche sono strutturate in modo tale da non essere fertili, in modo che i contadini siano costretti ad acquistarle sempre dalle multinazionali, non potendo riseminare parte del raccolto? Questa è una cosa che andrebbe verificata.
2. è o non è vero che ALCUNI prodotti transgenici sono responsabili di un aumento di alcune patologie del sistema immunitario, in particolare allergie e sindromi da malassorbimento?
Ecco, non ha senso a mio parere buttar via gli studi scientifici sull’agricoltura, ma penso che sia importante controllarli in modo rigoroso, per evitare che un qualcosa di potenzialmente utile si trasformi in dannoso a causa di giochi speculativi. Certamente un atteggiamento di rifiuto globale non è di nessun aiuto per poter operae un controllo serio.
Una possibile risposta alle tue obiezioni sensate sarebbe “favorire la ricerca pubblica”. Quella stessa ricerca che questo governo sta tagliando (in tutti i campi di ricerca) e che a ragione tutti critichiamo. In caso contrario favorisci solo la ricerca “privata” per forza di cose interessata di più al profitto e, quindi, col concreto rischio che certi possibili effetti collaterali vengano taciuti o negati.
Ma qui, nei casi citati dall’articolo, siamo all’anatema. Ti presentano uno studio che l’Onu valida tra mille cautele e a quello gli ambientalisti risponono con l’accusa che si tratta di propaganda. Presento un articolo – con tutti i limiti del caso – che riporta il punto di vista – di parte, certo – di una ricercatrice e vengo accusato di essere stato pagato o di essere un ricercatore (magari!) che si diverte a zebrare i topi di laboratori. Se non è questo pregiudizio mi chiedo cosa sia?
Per carità, il tuo articolo l’ho trovato molto interessante e pacato, il problema che ravviso è quello dell’atteggiamento generale rispetto a questioni che richiederebbero un approccio pragmatico e che invece scivolano malamente nell’ideologia. La mia non era tanto un’osservazione a te, quanto una riflessione più generale.
Ho qualche perplessità riguardo agli OGM per le ragioni che ti ho scritto. Riguardo quell che tu dici, è verissimo che la responsabilità primaria ricade sul fatto che i governi stiano tagliando sempre di più i fondi per la ricerca scientifica (in tutti i campi), lasciando di fatto mano libera alle industrie, anche perchè spesso non viene esercitato un adeguato controllo.
Poi, sai, l’essere umano ha SEMPRE manipolato la natura, fin dall’età della pietra. La biodiversità, per esempio, è andata comunque a farsi benedire nel momento in cui i contadini hanno cominciato ad orientarsi per le colture di alcuni prodotti a scapito di altri, con la perdita di molti tipi di cereali, per esempio.
1) NO, quella degli OGM sterili è una delle bufale che girano da più tempo (e che Vandana Shiva ha contribuito a diffondere).
benchè sia tecnicamente possibile (molta altra frutta e verdura “normale” è sterile, ad esempio le banane) a oggi NESSUN ogm in commercio è o è mai stato sterile
2) NO, non esiste nessun aumento di allergie o patologie di alcun genere.
Viceversa, esistono e sono dimostrate da varie organizzazioni internazionali (non multinazionali quindi) dei benefici sanitari ad esempio dovuti alla DIMINUZIONE dell’uso di insetticidi, grazie ad ALCUNI ogm, in Cina e India.
Di contro, in sud america, l’utilizzo degli ogm erbicidi resistenti ha favorito la diffusione delle monocolture a Soia. A mio parere però il problema in quel caso non sono gli ogm, ma il fatto che il mercato richiede soia per nutrire animali. Se diventassimo tutti vegetariani non ci sarebbe bisogno della soia.
Di questo e altro (con tutti i riferimenti del caso) ne ho parlato recentemente nel mio Blog (e sul libro dedicato agli OGM che ho appena scritto)
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/02/un-ogm-buono-pulito-e-giusto/
@ Dario Bressanini
Alla domanda sulle possibili patologie, non risponderei con così assoluta certezza. Infatti, non è chiaro ad oggi se l’ esposizione della flora batterica intestinale agli OGM potrebbe dar nascita a nuovi ceppi + resistenti per via dell’ inserimento di sequenze genetiche nel proprio DNA batterico. Il disequilibrio della flora batterica a vantaggio di quella patogenica (putrefattiva e normalmente presente nel ns colon) potrebbe essere causa di intolleranze alimentari, malassorbimento di nutrienti e riassorbimento di sostanze di scarto (ie colesterolo), reazioni immuno-mediate. Sono una nutrizionista e fondamentalmente non vedo negli OGM la soluzione ai ns. problemi di sovrapopolazione e scarsità risorse alimentari. Gli interventi a riguardo sono di altro tipo, con politiche sullo sviluppo sostenibile x le comunità locali, fatte con granus salis, organizzazione ed interessi non di lucro.
Ed in riguardo ad insettici & co.: vi ricordo che la scomparsa dell’ impollinatore x eccellenza (api) è dovuto anche a sementi modificate, che alterano l’equilibrio dell’ ecosistema a vantaggio di altre specie (vedi servizio Report, Prof. Alma Torino, Nov 2008). In questi tempi moderni si vuol giocare a fare gli scienziati, dimenticando che i problemi nascono da una causa che va risolta, inutile cercare altre panacee.
f
Non sono un biologo per quanto conoscendone un paio che fanno
ricerca presso il Cnr, ho avuto modo di parlare con loro anche
di questo argomento. Saranno di parte, vero, ma lo sono almeno
quanto certi ecologisti, con la differenza che le loro tesi le
sostengono con i dati di ricerche scientifiche e non con
pregiudizi, talvolta, degni della più stupida superstizione.
Voglio rispondere a Flavia ricorrendo ai numeri (materia dove
sono più ferrato). Nel corso dei secoli i cibi sono cambiati
e molto. E’ cambiato persino il loro sapore e sappiamo, proprio
grazie ai genetisti (e non agli ambientalisti) che è cambiato
pure il loro DNA. Adesso siccome la mortalità nell’uomo si è
enormente ridotta, la sua età media si è di molto allungata,
molte malattie legate proprio alla conservazione dei cibi oggi
fanno molta meno paura ecc. Numeri alla mano, possiamo dire che
le mutazioni genertiche (che ci sono state) degli alimenti
non hanno portato alle sue paventate sventure. E’ aumentata
la resistenza batterica? Ma allo stesso tempo è migliorata
anche quella dell’uomo. Se pensiamo tanto per svoltare
leggermente argomento, che appena 500 anni fa bastava un
raffreddore per fare una ecatombe – ricordate Colombo a San
Salvador? – mentre oggi facciamo drammi mediatici per una
influenza con lo 0,002% di tasso di mortalità!
L’argomento è delicato, concordo, ma affrontarlo come diceva
Left a colpi di anatemi e pregiudizi farà forse guadagnare
qualche voto (e come si è visto non è nemmeno detto) ma crea
danni incalcolabili in termini di ritardo culturale e scientifico
al nostro paese. A tutto vantaggio, ovviamente, delle
multinazionali.
Articolo curioso: manca di affrontare la domanda fondamentale.
La diffusione degli OGM (tramite i pollini) influenza anche le colture di chi non li vuole impiegare… come lo risolviamo questo problema?
Per via della loro maggior resistenza le colture ogm si diffonderebbero rapidamente… gli agricoltori si troverebbero a pagare delle royalty sulle loro coltivazioni?
per la moria di api mi pare che ancora non vi era certezza sulle cause. la risposta più verosimile sembrava una serie di concause, incluse malattie e mutamenti climatici. Comunque, il maggiore indiziato almeno a vedere un programma de La7 sembrava essere il mais pretrattato. Praticamente i semi di masi sono ricoperti da una pellicola rossa-viola che contiene un fitofarmaco che previene l’insorgere di malattie o attacchi parassitari garantendo maggiori produzioni. Tuttavia, l’enzima-proteina del fitofarmaco finiva per colpire anche il sistema nervoso dell’ape, uccidendola. Per questo credo che questa pratica colturale sia stata recentemente vietata.
Magari mi sbaglio, ma credo che non si tratti di mais OGM.
Non c’entra il mais OGM, visto che in europa e’ coltivato praticamente solo in Spagna, mentre la moria di api e’ generale (in italia, per dire, non e’ mica coltivato)
Siccome leggo di “domande di fondo” evase dall’autore (che poi sarei io), vorrei precisare che la domanda essenziale che pone la Meldolesi (e che ho fatto poi mia) è davvero un’altra.
Capisco che la “catalogazione” dell’articolo in “Tecnologie” possa aver tratto in inganno, tuttavia l’articolo è “politico”, è tratto da una rivista “politica” (Italianieuropei) e, se davvero esiste una “domanda di fondo”… è anche questa “politica”, ovvero: “Esiste o no un potere di veto da parte delle associazioni, dei comitati, delle lobby e dei partiti politici (sedicenti) ambientalisti?” La risposta che dà la Meldolesi (e che io condivido in toto) è: “Sì, esiste”. Potere di veto esercitato “politicamente” che, come ricorda l’articolo, spesso e volentieri non confuta i dati delle ricerche scientifiche con altri elementi, magari frutto anche essi di ricerche scientifiche in senso opposto ma, semplicemente, li nega a priori ricorrendo ad espedienti allarmistici o, appunto, “politici” nel senso deteriore del termine. Questa, durante i passati governi di centro-sinistra, è stata la prassi.
Come denuncia la Meldolesi, il danno più grosso è stato fatto proprio alla “Ricerca pubblica” e di conseguenza allo cittadino consumatore. L’articolo, del resto, mette in guardia da possibili (anzi, direi probabili) oligopoli privati nel settore. Come si vede il discorso è “politico” ed è questo quello che mi interessava evidenziare.
Grazie.
P.
articolo mediocre..
leggo con piacere Giornalettismo quasi quotidianamente, e prendo spunto da molti articoli, corredati spesso da fonti e da documenti, da cui è possibile iniziare una ricerca per approfondire l’argomento trattato.
Ma questo..appare farcito dello stesso pregiudizio ideologico che l’autore vuole osteggiare!
E poi diciamola tutta:
la Monsanto & company vorrebbe fare dell’Africa subsahariana un immenso campo agricolo per sfamare le popolazioni più deboli??
MA DAI!
il vero mercato è l’Europa, USA, Sudamerica ed Asia.
L’Africa potrebbe essere il più grande serbatoio agricolo mondiale, con coltivazioni tradizionali, così è stata sruttata per secoli (fino ad oggi).
L’ultimo esempio è il Madagascar.
Meno male che sei arrivato tu con il tuo commento e i tuoi dati oggettivi a fare chiarezza.
Mi convinco sempre più che l’autore ha ragione. Non avete argomenti se non giocare sugli allarmi. Sarà anche per questo che i verdi oggi godono di discredito ovunque, a cominciare da chi sventuratamente li ha votati in passato.
sarà, ma il mio commento è più utile del tuo, mi pare..
perlomeno entra nel merito dell’articolo!
E poi.. che c’entrano i VERDI??
bah.
Pessimo articolo (ma questa è solo un’opinione) perchè si schiera a favore
degli OGM e da questo schierarsi vorrebbe dedurre che gli ambientalisti
hanno torto.
Il discorso è indubbiamente lungo, ma vorrei evidenziare alcuni aspetti.
LA SCIENZA
Oggi quando si parla di scienza si fa solitamente un’operazione di
marketing: si appiccica l’etichetta “scientifico” ad un prodotto per farlo
apparire migliore. Ma la scienza non è indipendente dal sistema
mediatico-commerciale in cui si sviluppa, essa è un’attività umana che va
valutata in tale contesto. Chiunque volesse affermare che la scienza è una
forma di conoscenza “a priori” che dà conoscenze assolute, superiori alle
altre, farebbe un’affermazione metafisica, cioè non scientifica in senso
popperiano. Voglio ripetermi: l’assoluto è un concetto metafisico, non
scientifico. La sceinza si deve confrontare con problemi reali del mondo
reale se vuole essere scientifica.
Non per nulla c’è una frattura tra la visione popolare della scienza, che la
vede come portatrice di certezze, e quella degli scienziati, i quali sanno
bene che ogni conoscenza scientifica è falsificabile. Il popolo continua a
ragionare nella tradizione religiosa che voleva certezze ad ogni costo,
sostituendo una religione scientista alla vecchia religione. Lo scienziato
applica sempre il dubbio metodico e si confronta con l’esperimento.
LA FAME
I cosiddetti paesi poveri hanno spesso problemi di carestie. Sempre gli
stessi paesi, con poche eccezioni. Ora, o affermiamo che tali paesi per
qualche strano motivo sono inferiori, oppure dobbiamo dedurne che il sistema
economico globalizzato è stato costruito per affamarli e tenerli sempre
affamati, per avvantaggiare il cosiddetto “Occidente” che si pasce sulla
loro fame. Non è difficile vedere, con un minimo di analisi storica, che
vale la seconda delle due: l’ONU e la FAO sono elementi di un sistema
costruito per affamare il cosiddetto terzo mondo. Basta leggere i report
della FAO per vedere che i loro interventi hanno aumentato la fame nei paesi
dove sono intervenuti, non serve leggere letteratura no-global. Allora
l’ultima cosa che dovrebbero fare è seguire i consigli dell’occidente, in
particolare quando dice: “da noi gli OGM sono pericolosi, ma per voi sono
perfetti”.
Commento farcito di stereotipi e luoghi comuni, che ben rappresenta, tuttavia, la sistematica falsificazione messa in atto dai sedicenti “ecologisti”, quando poi chiosa: “da noi gli OGM sono pericolosi, ma per voi sono perfetti”. Da “noi” sono gli ambientalisti che affermano che sono pericolosi. Non gli scienziati.
P.
Ammiro la tua capacità di danzare sul vuoto. Mi fai tornare in mente i cartoons di Wilcoyote quando cerca di catturare Bip Bip. Certo, quando si scalcia sul vuoto, dopo un po’ si precipita.
A parte questo, io per la scienza ho fatto riferimento a Popper e per la fame ai rapporti della FAO. Forse sono luoghi comuni, ma sono abbastanza autorevoli, mentre è parecchio arrogante definirli sedicenti “ecologisti”.
Ah, la chiosa sintetizza semplicemente la parte finale dell’articolo di Salvato.