Dopo la sentenza sul crocifisso in classe arrivano gli strali di parecchi quotidiani italiani. Quotidiani, non giornali. E non a caso.
Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del laicismo. A rivelarcelo è il Foglio, dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso nelle scuole: “Dopo le streghe cattoliche e le più disparate condanne del Vaticano, nel clima di laicità negativa che si aggira per l’Europa era nell’aria che arrivasse pure [...] una sentenza che condanna lo stato italiano perché i crocefissi nelle aule scolastiche violerebbero il “diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni””. Non è
chiaro a cosa ci si riferisca con “le streghe cattoliche”, ma proseguiamo. “Gli effetti della sentenza sono culturalmente e giuridicamente paradossali. Anche perché la maggioranza del mondo politico laico si è detta perplessa”, e a dimostrazione di ciò vengono riportate le dichiarazioni di ben due politici “laici”, Fini e Bersani. In due fanno la maggioranza? Il mondo politico laico è più piccolo di quanto pensassi.
PARADOSSI - Ma l’articolista va avanti, perché vede un paradosso: “Nel luglio 2009, ad esempio, ha dato torto a una famiglia francese che chiedeva di poter far portare il velo islamico a scuola alla figlia […]. Per la Corte, “in Francia, come in Turchia o in Svizzera, la laicità è un principio costituzionale… la cui difesa appare fondamentale, in particolare a scuola”. Con lo stesso metro, nel 2005 Strasburgo aveva “definitivamente approvato il divieto del velo nelle università turche”. Dunque Strasburgo riconosce ad altri un diritto di scegliere la propria “laicité” che, evidentemente, l’Italia non merita”. Ok, falso allarme, il paradosso era nel cervello del giornalista. Che chiude con un inquietante sospetto lanciato da Mario Mauro, Pdl: “Forse è un caso che nel collegio della Corte sieda un giudice italiano e che tale giudice sia il fratello di un ex presidente della Corte costituzionale che tanta parte ha avuto nell’affermare una concezione illuminista e laicista del ruolo della religione nella vita pubblica?”. Buon dio, il fratello di un illuminista? Le sorti dell’Europa sono davvero segnate.
CHI HA BEVUTO TROPPO? - Il Foglio, naturalmente, è solo uno dei tanti quotidiani che non hanno preso per niente bene la sentenza. Il Giornale è anche più scandalizzato: date uno sguardo all’editoriale di Feltri, “Crocifissi vietati a scuola? I giudici Ue bevono troppo” . Con la sua classica verve, il direttore si scaglia contro i burocrati “dell’Unione europea”, che “anziché occuparsi sul serio di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia” se la prendono con il crocefisso. Peccato che la Corte europea dei diritti dell’uomo, con l’Unione Europea, non c’entri assolutamente nulla. Da notare comunque l’argomentazione principale: “Per essere coerenti con la loro scempiaggine, gli estensori del documento avrebbero dovuto bandire con la croce anche i campanili, le cattedrali, i monasteri, le cappelle, tutta roba che si erge in luoghi pubblici”. Certo, è la stessa cosa. E non solo. “I programmi di italiano, storia e filosofia sono pieni di riferimenti cristiani. Andrebbe abolito anche questo tipo di
studio perché provoca l’orticaria nei ragazzi di famiglie immigrate? Ovvio. Gentaglia come San Francesco, Dante e Manzoni, per citare nomi «abbastanza» noti: via, fuori dai libri di testo”. Proprio così, infatti Dante e Manzoni si studiano solo in quanto cattolici, non per la loro rilevanza letteraria. “Dimenticavamo. Bisognerà sopprimere il segno più dalle operazioni aritmetiche e algebriche perché graficamente somigliante alla croce”. No, ma ho un altro suggerimento: potremmo appendere nelle aule il segno più e unire l’utile al dilettevole.
IL CROCIFISSO DI VOLTAIRE – E sempre sul Giornale, da non perdere l’opinione di Ugo Ruffolo: “Ho ritenuto a lungo che il crocifisso nelle aule fosse da rimuovere, per non offendere o discriminare i non credenti. Questo, però, quando l’Italia era monoculturale e conformista, e non ancora pluriculturale e plurietnica, e quel simbolo aveva valore più strettamente confessionale, e dunque discriminatorio [...]. Oggi è cambiato il Paese ed è cambiato l’Occidente [...]. Il crocifisso ha perduto il senso di simbolo d’appartenenza confessionale per assumere quello di identità culturale. E dunque non offende né chi professa altre religioni né gli agnostici o atei”. Traduzione: era ok toglierlo quando eravamo tutti cristiani e la discriminazione era solo una mia teoria all’avanguardia, ma adesso che siamo pieni di musulmani non mi pare il momento. “La nostra cultura è cristiana; ed è cultura di tolleranza al credo o al pensiero altro. Cristo in croce non è allora un simbolo religioso, ma un segno distintivo di appartenenza. E’ S.Agostino, ma è anche Voltaire o Marx”. Stai a vedere che il tizio che ieri sera voleva benedirmi la casa era di Lotta Comunista?
























cioé, Ugo Ruffolo, già ministro socialista dell’ambiente, già anticraxiano, già genio dello sviluppo sostenibile, già private banker HA DIFESO SUL GIORNALE IL CROCIFISSO?
non c’è più religione, Ziocàn.
Ugo Ruffolo docente di diritto all’università di Bologna non c’entra niente con Giorgio Ruffolo, Ugo è quell’avvocato pelato con la barbetta che collabora con Mi manda Rai3, il secondo, che non è neanche parente, è il politico socialista che ricordi tu!
fiuuuuuuuuuu, felice di essermi sbagliato
Da prete mi preoccupa se i miei cristiani ed io.. andiamo dietro al Crocifisso, quello vero…
L’utilizzatore finale di escort ed suoi famigli (dizionario : domestico che lavora per conto di un padrone anche da più generazioni creando un rapporto di servizievole fedeltà)difendono l’esposiaione del crocefisso sui muri pubblici, non c’è che dire cari i nostri crociati con simili campioni della fede al vostro fianco siete veramente a posto e le vostre ragioni non possono che essere rafforzate da fini argomentazioni come quella del Feltri “i giudici UE bevono troppo” d’altronde tra le vostre fila c’è chi rimpiange la santa inquisizione … quelli si che erano bei tempi quando la dialettica era affidata alle tenaglie arroventate di un Torquemada, peccato che nella società attuale non ci si possa più affidare a certi “ragionamenti” così persuasivi.
la storia è piena di curiosi paradossi:
il crocifisso esce dalle abitazioni private (una volta era tenuto sopra il letto) ma deve restare nei luoghi pubblici.
insomma la religione non va praticata veramente ma basta spargere in giro simboli religiosi pro forma in modo da dire che l’itaglia è un paese cattolico.
se è vero quel che diceva niccio la causa della morte di dio è stato sicuramente un attacco di ipocrisia fulminante.
Il ministro La Russa da neodemocristiano fervente
augura a chi non la pensa come lui la morte
complimenti ministro questo si chiama ragionare serenamente
lei ci onora ogni dì e rende l’Italia respettata e forte
pero La Russa come campione della fede
con quel suo ghigno così luciferino
ma qual’è il poveraccio che ci crede?
può passare il Casini con un bel faccino
ma lei ministro come aspirante chierichetto
non è credibile…suvvia faccia il favore
lei è della vecchia scuola “libro e moschetto”
il compito di difender preti e suore
ad altri lasci che son più portati
lei si occupi solo dei vecchi camerati
il crocifisso si può togliere ; ma non con le motivazioni date dalla Corte per cui sarebbe una minaccia alla libertà religiosa e al diritto dei genitori di scelgiere come educare i figli
Se qualcuno si sente minacciato dalla presenza del crocifisso il problema risiede in lui e non nella croce
Negli scontri ideologici tra integralismo laicista e cattolico il crocifisso è solo un espediente
L’Europa fessa contro il crocifisso nelle scuole.
si lo so’ è dure pensare di essere un paese laico, tranquillo, vincerete voi (?)