La nuova luna di Plutone

12/07/2012 - Il pianeta nano ha almeno cinque satelliti

La nuova luna di Plutone

“Non abbiamo ancora finito di cercare”, dice Hal Weaver che studia presso la Johns Hopkins University, ma una nuova scoperta è stata fatta: Plutone, che più che un pianeta è praticamente un “pianeta nano”, ovvero un corpo troppo piccolo per essere un pianeta a tutti gli effetti ma abbastanza grande per evitare la classificazione come satellite, ha esso stesso almeno cinque corpi che orbitano intorno a sé. Arriva la notizia del quinto satellite di Plutone, insomma.

 

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QUINTA LUNA - Si tratta di poco più che una grossa roccia, visto che è un corpo celeste largo appena 24 metri, e per ora chiamato P5 nell’assenza di una miglior definizione: ce ne parla il Guardian.

P5 arriva a fare compagnia agli altri corpi celesti che ruotano intorno a Plutone, la “grande” luna Caronte, grande oltre 1000 km, e le due lune più piccole, Nix ed Idra; c’è poi la quarta luna, che dovrebbe essere grande 30 km, scoperta lo scorso anno.

LA CREAZIONE - Si ritiene che i satelliti di Plutone siano state create da una antica collisione fra Plutone e un oggetto nella cintura di Kuiper, un’area piena di piccoli corpi oltre l’orbita di Nettuno, che comprende anche Plutone. La scoperta è stata effettuata attraverso la strumentazione del telescopio spaziale Hubble: bisogna inoltre ricordare che verso il corpo celeste estremo del sistema solare sta viaggiando anche la sonda New Horizon, che dovrebbe raggiungere Plutone entro il 2014.

LA MATRIOSKA - Il team di ricerca, dice Ndtv, è particolarmente stupito dal fatto che un pianeta così piccolo possa avere un così complesso sistema di satelliti: “Le lune formano una serie di oggetti intrecciati, sembrano un po’ una matrioska”, dice Mark Showalter del Seti Institute, Mountain View, Silicon Valley, California. Dai dati appare chiaro che i satelliti praticamente non fanno che seguire l’orbita di Caronte, il più grande di loro, che li attrae ed influenza la loro orbita: lo spiega con esattezza lo Scientific American.

 

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