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pubblicato il 4 novembre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

La banca d’affari americana si vanta   di aver visto prima il crollo del mercato immobiliare. Riducendo la quantità di titoli legati al mattone e gli attivi garantiti dagli immobili (dai mutui ai prestiti alle aziende). Bravi, verrebbe da dire. Anche troppo, a vedere le accuse che arrivano dal giornalista Greg Gordon.

Goldman Sachs non è mai stato il protagonista assoluto sia nel mondo dei mutui, ma comunque tra il 2006 e il 2007 ha venduto obbligazioni garantite da crediti immobiliari concessi per circa 40 miliardi di dollari. goldman sachs logo Goldman Sachs, o meglio “i furbetti dei subprimeUna pratica molto diffusa tra tutti gli istituti di credito che ogni anno “scaricavano” in questo modo a fondi pensione, hedge funds altre banche (specie europee), il rischio che quei mutui non fossero ripagati. La differenza è che mentre gli altri ogni altro accumulavano una quantità maggiore di prestiti, abbassando la qualità dei debitori, Goldman ha smesso per tempo. Inoltre ha cominciato a “scommettere” che quei titoli (mortgage backed securities), in quel momento venduti come ultra sicuri, sarebbero crollati. Il portavoce della banca, Michael DuVally ha chiarito che già dal dicembre 2006 è stata una precisa strategia della banca di “ridurre i rischi sui mutui liquidando quelli posseduti e realizzando una miriade di puntate tipo polizze assicurative, chiamate credit default swaps per coprirsi contro un crollo del mercato immobiliare

LE ACCUSE - I due canali però sono tenuti ben distinti, nel senso che mentre Goldman vendeva alla luce del sole, spesso ai suoi stessi fondi azionisti, i suoi subprime sottoforma di obbligazioni con rating di tutta sicurezza, ha taciuto il riposizionamento contro il settore immobiliare. Quando i mutuatari hanno iniziato a non pagare e titoli collegati si sono rivelati carta straccia, alcuni compratori hanno accusato Goldman di aver taciuto i veri rischi. La banca ha sempre sottolineato come nei prospetti informativi di ogni singola emissione il peggioramento del mercato è puntualmente riportata. I fondi pensione dei dipendenti pubblici del Mississippi e della California hanno dovuto svalutare del 70-80% le obbligazioni Goldman e hanno ottenuto un indennizzo in cambio della rinuncia ad una class action. Il punto forte degli avvocati di questi fondi era proprio la seguente domanda: “Al di là di quanto scritto nei prospetti, quanto sarebbe stata credibile Goldman come venditore se si fosse saputo che la banca si stava preparando ad evitare al catastrofe proprio su quei titoli?”. A aggravare la posizione il fatto che una parte di quelle vendite non appare del tutto nei bilanci perché fatta estero su estero grazie alle controllate off shore che vendevano a banche europee. In pratica non era possibile capire “quanto” Goldman si stesse disimpegnando dal mattone anche perché si è ben guardata dal dirlo in giro.henry paulson 7 23 08 2 Goldman Sachs, o meglio “i furbetti dei subprime

SECret – L’ennesimo fallimento di quei “segugi” della Securities exchange commission, i cani da guardia della borsa americana che sonnecchiano parecchio. Il dibattito interno alla commissione è proprio questo: “Con le leggi attuali Goldman avrebbe dovuto spiegare meglio la sua strategia difensiva?”, sono state citate leggi del 1933 che renderebbero obbligatorie comunicazioni speciali in caso di un “enorme riduzione di rischio nel settore immobiliare”. Appiglio debole, anche se rimane macroscopico il fatto che oltre 1 miliardo di dollari di quei titoli sono stati venduti alle stesse compagnie di assicurazione con cui Goldman stipulava in contemporanea Cds per assicurarsi dal crollo dei valori immobiliari. DuVally ha negato che la regia fosse unica, ovvero che i vertici di Goldman abbiano architettato tutto. Secondo la versione ufficiale la vendita delle obbligazioni mortgage backed avveniva in “automatico” e non è stata accelerata perché quei titoli non erano considerati particolarmente rischiosi. Diverso l’approccio verso il settore in generale, verso il quale già dal 2006 si temeva lo scoppio della bolla. La Sec ci ha creduto.

L’AMICO DI WASHINGTON – Non sarebbe bastato se nel momento più buio della crisi, nell’autunno scorso, il ministro del Tesoro non fosse stato un ex Goldman come Henry Paulson. Tra le principali compagnie di assicurazioni che aveva concesso a Goldman una polizza per 20 miliardi di dollari contro il crollo del mercato immobiliare c’era Aig, che non avrebbe avuto i fondi per onorare il contratto, mandando in malora la grande strategia di Goldman. A salvarla ci ha pensato proprio Paulson con un’iniezione di capitale pubblico da 85 miliardi di dollari per Aig, 13 di questi sono serviti a pagare il dovuto alla banca guidata dal presidente Lloyd Blankfein. Paulson peraltro non ha mai negato di essere stato in costante contatto telefonico con il presidente di Goldman (e non solo) durante le ore più calde in cui ha prima deciso di non salvare il diretto concorrente Lehman brothers e poi di aprire i cordoni della borsa per Aig. Ecco spiegata l’eccezione Goldman, bravi forse, furbi di sicuro.

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