Un parallelo fra religioni, scomodo e argomentato, alla luce della più stretta attualità
Non saranno certo la decisione dell’antica antichissima e prestigiosa prestigiosissima Università di Cambridge di ammettere il burka alle cerimonie di laurea o la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, contraria alla presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche, a cambiare il corso della storia. Che una studentessa musulmana, alla conclusione del corso di studi in quel di Cambridge UK, nel giorno del suo trionfo, e non nella notte di Halloween, abbia il fegato di indossare uno straccetto che la fa somigliare ad un semovente blindato di stoffa senza visibili feritoie, dice di più, forse, dello stato morale della cultura accademica europea che dei capricci della signorina; che la pomposa Corte annoveri tra
i suoi componenti l’immancabile Zagrebelski – Vladimiro stavolta – indica ancora un volta come una certa nostra nomenklatura sappia piazzare i suoi uomini dappertutto giocando al martirio democratico. Tuttavia sul gran sfondo della storia queste cose non costituiscono che degli episodi di cronaca, delle piccole battaglie perdute da parte di un cristianesimo e di una civiltà cristiana destinati a vincere.
CRISTIANESIMO E LAICITA’ - L’avanzata islamica nel mondo è solo un grandioso effetto ottico. L’Islam stesso è figlio – degenere – del Cristianesimo. E’ l’universalismo cristiano che ha dato forma alla nostra società occidentale accompagnandola nella sua evoluzione. Se ci si libera da una visione superficiale delle cose, e le si guarda da lontano e in profondità, si avrà agio di notare come il messaggio cristiano da un certo punto di vista sia latore tanto di ineffabili speranze quanto di spietate certezze. Il Cristianesimo ha tolto, dogmaticamente, ogni illusione di una piena felicità terrena. Ciò che un certo pensiero liberale gli ha rimproverato, la svalutazione e il disinteresse per le cose di questo mondo, in realtà poggia su un superiore realismo, ed è per natura nemico acerrimo dell’assolutizzazione – ossia deificazione – ossia idolatria – di qualsiasi cosa, persona o autorità terrena. E’ l’universalismo cristiano, con quell’unico Dio cui l’uomo finalmente e pienamente al singolare guarda come suprema istanza, che ha deassolutizzato il concetto di famiglia, di clan, di tribù, e di nazione e che ha posto questo mondo sotto il regime di una legge transitoria, positiva. La chiarezza dogmatica del Cristianesimo sola rende concepibile il concetto di laicità e la separazione tra Stato e Chiesa, in quanto nei dogmi essa dichiara la sua diversa natura. Senza quelli in cosa si differenzierebbe da una associazione o un ente? E cosa impedirebbe a quest’ultima di diventare un giorno legittimamente un partito? Coloro che parlano di democratizzare la Chiesa minano alla base il concetto di divisione tra quella e lo Stato e paradossalmente, se non la distruggono, pongono le basi teoriche di una teocrazia. Su questa base essa ha potuto agire in libertà adattandosi nei secoli e millenni ai cambiamenti di una società della quale essa stessa aveva posto le basi, e la cui evoluzione in fondo si può riassumere nel frutto di uno scambio tra Dio e l’uomo quale cittadino di questa terra, non quale cristiano, nel quale il primo dà all’uomo tanta più liberta, anche di fare il male, quanto più quest’ultimo gli obbedisce nelle cose fondamentali. Storicamente parlando, le libertà individuali si ampliano sempre con un primo impulso di trasgressione, in cui la libertà si accompagna alla negazione della legge morale e quindi di un diritto naturale; ma lo spirito di conservazione della società ben presto ne frena la carica distruttiva: non si torna tuttavia indietro alla situazione precedente e il segmento di risulta di questo processo è in effetti una più grande e concreta libertà, ma allo stesso tempo la società si trova costretta a ribadire la supremazia e la necessità di un diritto naturale. E’ la sua forma di pentimento. E questo pentimento è il prezzo della sua libertà. Cosicché la società se vuole rimanere libera, volente o nolente, deve rimanere cristiana. Ma a pagare il prezzo dell’inutile trasgressione saranno sempre i cristiani; e questo è il paradosso cristiano: il mondo sarà necessariamente sempre più cristiano e i cristiani saranno sempre, in qualche modo, perseguitati. Questa è la società cristiana, che non è la società dei cristiani.
DIO E SOCIETA’ – Tutta la cultura dei “diritti dell’uomo” così come i totalitarismi moderni sono fenomeni concepibili solo al suo interno: sono fenomeni post-cristiani, così come l’Islam; anche le ideologie e le religioni anticristiane sono parodie del Cristianesimo; di un Cristianesimo che non superato il problema della morte e che non ha saputo distinguere la società cristiana dal Regno di Dio. Il monoteismo, e con sé l’attrazione
irresistibile per i diseredati di un universalismo che radeva al suolo caste, tribù e clan – così come fu molti secoli dopo per quello dei rivoluzionari giacobini o di quelli comunisti, ma anche per quello purificato su scala ridotta dei nazionalisti – fu l’arma intellettuale che portò Maometto al potere; il suo successivo consolidamento ebbe bisogno di una legge contenente una vasta quantità di precetti sufficiente a plasmare in profondità la nuova società; la confusa sistemazione coranica di materiali letterari tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento non è altro che il disegno e la storia di questo consolidamento. Il monoteismo di Cristo significò liberazione, il monoteismo di Maometto significò sottomissione. Maometto ha legato la religione al suo potere e ha radicato il suo potere con la creazione di istituzioni terrene; laddove Cristo le ha definitivamente sciolte, Maometto ha legato la Gerusalemme terrena alla Gerusalemme celeste: morta l’una, morirà anche l’altra. L’imperfetto universalismo islamico si trova oggi sotto la pressione irresistibile della civiltà cristiana – quella società che invece il Cristianesimo, rimanendo fermo nei suoi pochi principi, ha saputo declinare nella storia e nella geografia senza far violenza a popoli e nazioni – e a questa penetrazione cristiana indiretta, inodore, camaleontica, ma terribilmente reale nei costumi e nel linguaggio soccomberà. Ed è proprio per questo che in Occidente, sulla linea del fronte, senza forse rendersene pienamente conto, quello stesso Islam che nei secoli scorsi esercitò perfino fra le arti della Cristianità il fascino di un mondo sensuale e tollerante benché popolato da infedeli, oggi adotta delle linee di resistenza fondate su un assolutismo dei precetti dagli esiti a volte carnevaleschi.





















è una parodia di qualcosa? di un articolista del giornale magari?
Cosa significa “il Cristianesimo, rimanendo fermo nei suoi pochi principi, ha saputo declinare nella storia e nella geografia senza far violenza a popoli e nazioni ” ?
Che i cristianissimi conquistadores in sudamerica non hanno sterminato allegramente le popolazioni locali?
O che la sacra inquisizione non bruciava allegramente gli oppositori del potere terreno della Chiesa?
Usando lo stesso metro di giudizio che si usa per gli islamici anche Hitler si spacciava come un difensore della fede cristiana e la chiesa Cattolica ha firmato un concordato con Hitler DOPO le leggi razziali e l’inizio dello sterminio nei campi di concentramento nonostante le suppliche di Edith Stein al Papa…
Con tutti i soldi che la Chiesa Cattolica incassa dallo stato italiano c’è anche gente che si lamenta di essere perseguitata?
Zamax sei proprio come si dice a Napoli uno che CHIAGNE E FOTTE!
Eh cari miei, sono il prezzo da pagare per un giornalettismo pluralista! Ecco, per deliziarvi ancor di più e per chiarire meglio il mio profondo pensiero, alcune osservazioni in materia di cristianità tratte dal mio blog, leggermente ritoccate:
Nel secondo secolo dopo Cristo, e quindi la bellezza di circa 1850 anni fa, Giustino Martire (100-165 d.C.) a difesa dei cristiani, appellandosi al carattere pio, filosofico e “razionale” del sovrano, indirizza all’Imperatore Antonino il Pio una “Apologia per i cristiani” nella quale scrive, fra l’altro, con una chiarezza sorprendente che dovrebbe far riflettere quanti credono che il Cristianesimo, nei suoi rapporti con lo Stato, non sia, alla radice, diverso dall’Islam e che la distinzione fra Stato e Religione sia in definitiva solo un prodotto culturale di due millenni di storia occidentale:
«Ci sforziamo di pagare ovunque, prima di tutti gli altri, le tasse e i tributi ai vostri preposti, come abbiamo imparato da Lui. In quel tempo, si avvicinarono a Lui alcuni che chiedevano se bisognasse pagare le tasse a Cesare. E Lui rispose: “Ditemi, questa moneta chi raffigura?”. Quelli, a loro volta, risposero: “Cesare”. E Lui, ancora, rivolto a loro: “Date, quindi, a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”.
Quindi noi adoriamo soltanto Dio, ma per tutto il resto obbediamo a voi di buon grado, riconoscendovi come legittimi imperatori e sovrani degli uomini, e pregando che in voi, insieme al potere imperiale, si trovi anche la retta ragione.»
(“soltanto Dio” e “Sovrano degli uomini”, naturalmente: fin qui arrivavano, a loro rischio e pericolo.)
Io considero, retrospettivamente, che l’indipendenza dello Stato Pontificio – e la furiosa lotta per quest’indipendenza durante tutto il Medioevo, quando a dispetto della loro potere temporale i papi spesso non erano sicuri nemmeno a Roma – sia stata necessaria allo sviluppo delle libertà civili moderne. A parte quella cattolica, infatti, tutte le altre confessioni cristiane hanno prima o poi piegato il capo al potere temporale: quella ortodossa già nell’alto Medioevo mentre quelle protestanti per affermarsi si adattarono a divenire in effetti delle Chiese Nazionali, e a venire a patti coi Principi, quando da loro non fossero state addirittura fondate, come nel caso della Chiesa Anglicana. Non negli Stati Uniti, ma la loro storia è posteriore all’affermarsi del Protestantesimo. Considerando inoltre la tendenza – quasi un carattere ereditario – alla frammentazione delle Chiese Protestanti, nella genesi degli stati nazionali moderni e della loro vita politica democratica il vero deuteragonista di questo sviluppo, come un convitato di pietra la cui forza indirettamente tutelava anche il clero delle confessioni scismatiche e in generale la dignità della religione, è stato il Papato.
A questo proposito, faccio notare che l’anticlericalismo e il laicismo tutto d’un pezzo sono tipici dei paesi latino-cattolici. In questi paesi la Chiesa Cristiana ha conservato il suo carattere universalista – cattolico -, mentre nei paesi protestanti parlare in passato contro la religione avrebbe significato, almeno in parte, parlare contro il “sentimento nazionale”, giacché il protestantesimo è legato alle rinascite nazionali dal tardo medioevo in poi, anche dal punto di vista letterario. In tempi democratici, ciò ha favorito una crescita più equilibrata e meno avvelenata della contesa politica, controbilanciato negativamente a lungo termine dalla genetica tendenza alla frammentazione in sette delle confessioni religiose che specie nel nord della Vecchia Europa ne ha indebolito fatalmente il prestigio e la forza morale atta a sostenere le sfide della modernità; quello stesso prestigio che il magistero petrino ha invece saputo, come sempre, di tempesta in tempesta, efficacemente rinnovare. E’ dunque ragionevole prevedere una lenta ma duratura Reconquista cattolica nel cuore dell’Europa protestante, che sappia raccogliere le istanze di chi non s’arrende alle derive relativiste di un’insana secolarizzazione, non della secolarizzazione in se stessa, nel quadro, oggi quanto mai necessario, di riconciliazione e ritrovata identità culturale continentale che la Riforma aveva spezzato.
Finora,leggendo i tuoi articoli,si poteva pensare che tu fossi un reazionario di tre cotte;dopo aver soppesato questa tua ultima fatica,se non sei un abile furbacchiene che vuole prenderci per il culo,bisogna solamente pensare che tu stia delirando.
Da questo punto di vista il discorso di Zamax si può definire come “wishful thinking”, ovvero confondere le proprie speranze e i propri pregiudizi con la realtà, badando ai sintomi concreti c’è un fatto inequivocabile del fatto che la religione cattolica sta perdendo radicamento nella società europea, il fatto che negli ultimi 30 ani il clero cattolico europeo si è ridotto del 20% e se si contano i nuovi sacerdoti si sono quesi dimezzati.
Il fatto che dal punto di vista storico , filosofico e politico si possano fare tante belle considerazioni sul passato non cancella l’evidenza di una Chiesa che ha bisogno di aggrapparsi al passato non avendo prospettive di un gran futuro, nel 90% delle parrochie lombarde 30 anni fa c’era un parroco di mezza età e un giovane coadiuitore, attualmente ripescano ultraottantenni in pensione per coprire parrocchie da 10mila abitanti e hanno chiuso almeno un quarto dei seminari.
Crede Zamax che questi siano sintomi di una rinascita del cattolicesimo?
Il clero è l’unico vero tramite tra la chiesa e la popolazione, e le vocazioni sono l’unico sintomo certo della salute di una fede reigiosa, il rapporto con il potere politico è pura conseguenza, se non c’è un inversione di rotta quando la politica si renderà conto dell’irrilevanza elettorale dell’argomento religione lo butterà tranquillamente nella spazzatura, e forse allora la chiesa si renderà conto di una cosa a cui Zamax nei sui bei discorsi non dà nessuna importanza, che Cristo è meglio portarlo nei cuori delle persone al posto che sui muri delle scuole.
Zamax non è nè un reazionario ( al massimo un conservatore ) nè un furbo.
Sinceramente trovo la sua visione del cristianesimo una caricatura di quella degli atei devoti, in cui l’aspetto morale e umano della religione, viene denaturato ed eliminato, se i difensori della fede cristiana sono questi gli atei possono stare tranquilli.
Contro i miei principi, contro le mie abitudini, contro il mio istinto, CONCORDO con quello che hai scritto. Le sciocchezze (che sciocchezze non sono state per chi le ha subite) sulle prevericazioni della “”Chiesa”" di quella Chiesa, sono e vanno viste come vicende del “”tempo che era”". Non VANNO DIMENTICATE, di porcherie il VATICANO si macchia costantemente, la RELIGIONE E’ UN’ALTRA COSA che niente ha a che vedere con soggetti Mortali, Deboli alla carne e al Potere che si macchiano difendendo “”dittatori mostruosi”"per difendere indirettamente dei LORO privilegi. Per il resto, credo che solo l’arroganza di chi “”Crede di Sapere senza rendersi conto di non sapere”" cerca di porre ostacoli al conseguimento di un equilibrio NECESSARIO alla civile convivenza fra il Divino e la Degenerazione.
mi ripromettevo di non cadere più nella trappola di leggere e commentare gli articoli di zamax, ma ogni volta non posso resistere alla voglia di farmi due insane risate.
Comunque sia giusto per la cronaca, di tante cazzate che hai scritto stavolta merita sicuramente la palma d’oro quella che l’islam è figlio del cristianesimo.
al più l’islam può essere considerato figlio dell’ebraismo dato che maometto ebbe stretti contatti con la comunità ebraica di medina e prese ispirazione dalla torah per dare forma alla sua religione.
Forse è meglio se torni a parlare dei comunisti trinariciuti mangiabambini che ti assediano casa piuttosto che buttarti in spericolate disquisizioni su argomenti dei quali evidentemente sai una cippa (e se me ne accorgo io che di temi religiosi non so un mezzo piffero vuol dire che tu stai proprio allo zero kelvin)
“al più l’islam può essere considerato figlio dell’ebraismo dato che maometto ebbe stretti contatti con la comunità ebraica di medina e prese ispirazione dalla torah per dare forma alla sua religione.”
Questo è vero. Ma ebbe sicuramente contatto anche coi cristiani. E la mia affermazione va intesa in senso lato.
Inoltre ci sono molti passi coranici che hanno un tono nettamente neotestamentario; e nella sua vita di mercante Maometto viaggiò in paesi cristiani, come la Siria; l’impero bizantino cristiano confinava col mondo arabo; Gesù è considerato un profeta, come Giovanni Battista. Ma soprattutto l’Islam ha appunto quel carattere universalista che manca, o per meglio dire, forse, non è stato portato a perfetto compimento dall’ebraismo.
Andando a rileggere svariati scritti di Zamax mi sono reso conto che c’è una parola che lo definisce perfettamente ( e che lui potrebbe considerare un complimento ) FARISEO, se Cristo tornasse lo prenderebbe a calci in culo, come tutti quelli che vedono nel cristianesimo solo la TRADIZIONE, la CULTURA, la LEGGE e tutte quella cose che con quell’uomo che il POPOLO ha scartato preferendo il ladrone Barabba non hanno niente a che fare.
Mah, non credo. Anche perché mi sa che i miei svariati scritti li hai interpretati proprio male.
Maometto ebbe contatti anche coi persiani zoroastriani, pure molto stretti. Mise tutto nel calderone e si fece la sua religione. Sempre ammesso che sia mai esistito.
Perché in realtà non c’è nessun documento e nessuna fonte certa che il profeta sia mai veramente esistito.
Strano come molti siano portati a dubitare della reale esistenza del Cristo, che pure è nominato in documenti ufficiali dell’epoca, e nessuno dubita che la figura di Maometto sia stata inventata al tempo della redazione del Corano che, come tutti sanno (sic!), ha avuto luogo dopo che gli Arabi uscirono dalla loro penisola per conquistare il medio oriente.
Brambilla evidentemente è a conoscenza di documenti ufficiali ignoti persino a Vittorio Messori quindi invece di parlarne genericamente potrebbe farceli conoscere?
[...] [pubblicato su Giornalettismo.com] [...]