D’Alema, una buona scelta per la politica estera europea

3 novembre 2009

Venerdì i giornali ci hanno informato della proposta, fatta in sede Europea e sostenuta dall’attuale governo italiano, di candidare Massimo d’Alema per la neonata posizione di ministro degli esteri dell’Unione Europea. In questo articolo spiego perché, a mio modo di vedere, il nome di D’Alema è assolutamente azzeccato.

Il ruolo di Ministro degli Esteri dell’UE è complesso e per la sua natura richiede una personalità in grado di soddisfare esigenze differenti, che non tutti possiedono. La mia impressione è che D’Alema le soddisfi in maniera egregia. Ciò ovviamente non significa che altri candidati non riescano ad eguagliarlo, o a fare addirittura meglio, anche se al momento non me ne sovvengono.

In primo luogo, è necessario che chi va a rivestire la carica di ministro degli esteri dell’UE sia un europeista convinto, senza se e senza ma. D’Alema ha a suo favore la sua storia personale, quella del suo partito e anche quella del suo Paese. Uno svedese o un inglese, per esempio, non possono contare su quest’ultimo fattore. Ovviamente è anche necessario che questo europeismo non sia un semplice nazionalismo allargato, ma che invece sia una prospettiva nettamente innovativa. Un francese e per certi versi un tedesco, in questo caso, avrebbero più problemi.

A questo proposito emergono poi altri tre elementi, tutti essenziali. Il futuro ministro della politica estera europea non deve essere un anti-americanista o visto comunque con dissidenza da Washington. D’Alema, avendo personalmente preso in mano le redini dell’Italia per lanciare la guerra sul Kossovo, da questo punto di vista, ha un enorme vantaggio. L’assenza di tratti anti-americani non deve però significare eccessivo filo-americanismo. Il ministro dovrà dialogare con due altri attori, dai quali negli anni a venire la nostra sicurezza verrà a dipendere in maniera crescente. Una è la Russia, l’altro è il mondo arabo. D’Alema, anche in questo caso, gode di stima enorme da entrambi i lati.

Infine è importante che il futuro ministro sappia coniugare leadership e neutralità. Dove per neutralità intendo dire che non sia visto come il semplice esecutore di interessi nazionali. In altri termini, deve essere forte ma anche debole. D’Alema ha certamente la leadership necessaria per essere un candidato forte e autorevole, in grado quando necessario di imporre la sua voce contro quella dei vari Stati membri. Allo stesso tempo, venendo dall’Italia, un Paese che non ha il peso del Regno Unito, della Francia o della Germania a livello internazionale, D’Alema può difficilmente essere visto come un problema o un intralcio nel caso di future crisi tra livelli nazionali ed europeo.

In definitiva, D’Alema è un ottimo candidato. Il fatto che sia il più machiavellico dei politici italiani, per uno che deve guidare la politica estera europea, non può che essere un altro lato positivo.

13 commenti a D’Alema, una buona scelta per la politica estera europea

  1. Alessandro

    Vi leggo giornalmente perchè vi ritengo una delle migliori testate on line, ma ritenere che D’alema possa essere un buon ministro degli esteri Ue , mi sembra un atto molto coraggioso!

  2. puoi anche vederla così: se va in Europa non lo vedi più in Italia ;-)

  3. Alessandro

    hai ragione, non ci avevo pensato!

  4. ipazia

    Non ricordo precisante in quale anno,dopo un lungo silenzio strumentale del P.C.I.,in un comizio a Piazza Santi Apostoli,con la figlia poco più che bambina tra le braccia,l’immarcescibile ebbe modo di pronunciare il seguente incipit:” Era ora… ( Vernacolismo inconsapevole che depone per una sua limitata cultura generale,nonostante qualche buontempone creda il contrario)era ora che i comunisti tornassero a far sentire la loro voce!” Qualche mese più tardi,anticipando tra le righe la successiva e ben nota dichiarazione del di lui compagno di merende Veltroni,ebbe a sostenere che mai e poi mai era stato comunista,nonostante la sua lunghissima militanza nel P.C.I. ed il poderoso cursus honorum percorso velocemente nello stesso.Ciò che accadde successivamente lo sappiamo tutti:la allora resistibilissima ascesa politica di Berlusconi venne favorita dalla sua ingloriosa conduzione politica.Poco si capisce quindi il panegirico che dell’uomo propone l’articolista.In ogni caso,come è stato detto sopra,se l’assunzione di queata grande responsabilità che gli si prospetta dovesse alluntanarcelo tre palmi da che cosa sappiamo noi,” volesse la madonna benedetta …!”

  5. Calvin

    Andrea c’e’ una parte di questo articolo che e’ esattamente il reciproco di quanto scritto altrove su Tony Blair:

    D’Alema ha a suo favore la sua storia personale, quella del suo partito e anche quella del suo Paese. Uno svedese o un inglese, per esempio, non possono contare su quest’ultimo fattore.

    A me sembra una cazzata annoverare tra le ragioni che rendono Blair inadatto alla carica di Presidente permanente dell’European Council il suo passaporto inglese, e mi sembra una cazzata annoverare tra le ragioni che rendono D’Alema un buon candidato per il posto di Ministro degli Esteri il suo passaporto italiano. Sul fatto che sia il più machiavellico dei politici italiani non mi pronuncio, a me sembra uno dei tanti politici di sinistra che hanno collezionato una miriade di fallimenti, con la differenza che lui e’ anche convinto di essere molto più furbo degli altri.

  6. AG

    Calvin, il punto è semplice. Per ogni istituzione una nazionalità si presta più di altre. Per esempio, a capo della BCE, non hanno mai pensato di mettere un italiano. Perchè? Perchè gli italiani non sapevano gestire la loro moneta, figurarsi quella europea.

    Sulla politica estera vale un discosto analogo, anche se al contrario. Un italiano difficilmente persegue gli interessi minimi del suo Paese, perchè il suo Paese riesce a stento a difendere i suoi interessi. Vice-versa, se metti un francese o un inglese, il dubbio molto forte è che la politica estera francese finisca per essere quella di Francia o INghilterra.

    Questa almeno è la mia opinione. E in questo solco rispondo al primo commento. Io non sono Giornalettismo. Giornalettismo mi ospita. Io ho le mie idee, chi scrive su Giornalettismo ha le sue idee. Nessuno fa propaganda, qui si discutono idee.

  7. Tetsuo

    “A me sembra una cazzata annoverare tra le ragioni che rendono Blair inadatto alla carica di Presidente permanente dell’European Council il suo passaporto inglese”

    Be non è il massimo avere come presidente uno che ha combattuto contro l’euro e che in Europa non ha mai tifato per l’unione ma per l’indipendenza della sua nazione.

    Italiani, Francesi e Tedeschi, invece, hanno sempre sostenuto le cause comunitarie, anche se dovevano inimicarsi l’alleato Americano.

    Inoltre c’è una bella differenza tra Presidente e Ministro degli esteri.

    Sinceramente spero che mettano D’Alema per il semplice fatto che cosi in Italia ci mette poco bocca :D

  8. Il commento di Ag (perfetto) rende superfluo il mio.
    Come si dice nel web? Quoto.

    C.

  9. Calvin

    Andrea forse sono troppo al di fuori delle logiche internazionali, ma a me pare incredibile che una persona intelligente come te sostenga una tesi un po’ da barzelletta, del tipo “All’inferno gli chef sono inglesi, i meccanici francesi, gli amanti svizzeri e i poliziotti tedeschi ed è tutto organizzato dagli italiani”.. Draghi non e’ forse uno dei candidati a succedere a Trichet? Se poi vuoi sostenere che posizioni di questo tipo siano usate strumentalmente dai politici per giustificare il perseguimento dei propri interessi (la Merkel che dice “alla BCE ci vuole un tedesco perché i tedeschi hanno una lunga tradizione di controllo dell’inflazione”) , ok, ma credo in una tribuna come questa possiamo permetterci di spernacchiare le tesi populistiche del politico di turno.

  10. pietro

    Non mi sembra da barzelletta il fatto che gli interessi della nazione di provenienza abbiano un peso sui comportamenti di un politico, è abbastnza noto, anche perchè è stato esplicitamente affermato da politici di primo piano di entrambe le nazioni che UK e USA considerino un rafforzamento della comunità europea un danno per le loro economie.
    E che l’antieuropeismo dei politici inglesi sia dovuto più a interessi economici che a scelte politiche.
    Mettere un inglese a capo della comunità europea è peggio che mettere dracula a capo dell’avis.
    Per quanto riguarda le affermazioni di D’Alema di 30 anni fa vorrei ricordare che personaggi come Frattini e Maroni allora erano ancora extraparlamentari di sinistra di movimenti sostenitori della più ridicola ortodossia leninista, mentre il PCI aveva espresso da molti anni la propria distanza da quelle posizioni.

  11. ipazia

    x Pietro
    Tu ce ne hai messi due,allora ricordiamone qualcun altro:Ferrara,Guzzanti padre,la Maiolo,Baldassarre,Brandilari,la Cancellieri,Foa figlio,la Maglie,Adornato,Bondi,la Lagostena Bassi,Bossi stesso,Liguori,Panella,Meluzzi,Marcenaro,Miccichè proprio oggi agli onori delle cronache,Pace,Savelli,Pecorella ,la Parenti…quante altre centinaia ce ne devo infilare?Tutto ciò nun giustifica l’ipocrisia del personaggio D’Alema che delle due l’una:o ha rinnegato decenni della sua storia ideologica,la sua,non quella del partito in cui militava ,senza farcelo sapere apertis verbis,o per gli stessi decenni ha praticato un abilissimo nicodemismo senza essere mai stato,almeno stando alle sue dichiarazioni,un militante trotzkista.

  12. ipazia

    x Pietro.
    Tu ce ne hai messi due,allora ricordiamone qualcun altro:Ferrara,Guzzanti padre,la Maiolo,Baldassarre,Brandilari,la Cancellieri,Foa figlio,la Maglie,Adornato,Bondi,la Lagostena Bassi,Bossi stesso,Liguori,Panella,Meluzzi,Marcenaro,Miccichè proprio oggi agli onori delle cronache,Pace,Savelli,Pecorella ,la Parenti…quante altre centinaia ce ne devo infilare?Tutto ciò nun giustifica l’ipocrisia del personaggio D’Alema che delle due l’una:o ha rinnegato decenni della sua storia ideologica,la sua,non quella del partito in cui militava ,senza farcelo sapere apertis verbis,o per gli stessi decenni ha praticato un abilissimo nicodemismo senza essere mai stato,almeno stando alle sue dichiarazioni,un militante trotzkista.

  13. AG

    Chiarisco brevemente.

    Per fare il ministro degli esteri dell’UE sono necessarie 4 condizioni – a mio modo di vedere.

    1) Leadership.
    2) Europeismo.
    3) Non Anti-americanismo.
    4) In un mondo multipolare, apprezzamento dei nostri vicini: mondo arabo e Russia.

    D’Alema, per me, rispetta queste condizioni. Poi sul personaggio, la sua storia, le sue idee, possiamo discutere fino a Natale. Il punto per me rimane che D’Alema è un buon candidato. Di sicuro, meglio di altri. Anche se ciò non significa che allora D’Alema sia il migliore in assoluto.

    saluti a tutti, ag.

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