SCOLASTICI - Che significa, in parole povere? Significa che uno può anche essere libero di pensare che è esaltante fare sesso con la propria gatta siamese, ma per rispetto al “buon costume” non può sbandierare la cosa ai quattro venti dove e quando gli pare e innanzi a chi gli pare. In conclusione: la libertà di espressione delle proprie opinioni non è un diritto assoluto,
incondizionato, inappellabile e immune da conseguenze, e non è un “ombrello” sotto il quale perseguire fini di natura completamente diversa rispetto al diritto medesimo. E la conclusione della conclusione è che Caracciolo è libero di pensarla come vuole, è libero di scrivere ciò che vuole (nei limiti del “buon costume”, concetto nel quale va sicuramente compreso il rispetto della memoria storica dell’Olocausto) ma deve anche accettare di essere criticato e attaccato da chi la pensa diversamente e deve mettere in conto la possibilità che le sue idee e le maniere con cui le esprime siano giudicate incompatibili con la professione che svolge, con la fiducia che l’Università gli ha dato, con l’affidamento degli studenti nella sua obiettività, con il diritto della struttura universitaria a tutelare la propria immagine pubblica. Un martire? Non ci pare condivisibile, proprio per le ragioni e per le conclusioni appena esposte, il punto di vista (peraltro ben argomentato) di Matteo Sacchi su Il Giornale. Sacchi sostiene che sarebbe meglio non dare alcuna importanza a chi sostiene certe ideologie, e soprattutto bisognerebbe evitare di calcare la mano per impedire di farne un martire. In fin dei conti, scrive Sacchi, non c’è prova che Caracciolo abbia mai propagandato le sue idee durante le lezioni universitarie. Vero, ma è anche vero che è ben difficile ottenere una simile prova, perché basta usare un termine anziché un altro, consigliare una lettura al posto di un’altra, per trasmettere il messaggio che si intende propagandare. La realtà è che Caracciolo è una delle tante figure che insinuano nel mondo scolastico determinate ideologie: basta curiosare nei programmi del “Master Enrico Mattei”, nei nomi degli organizzatori (tra i quali lo stesso Caracciolo) e negli argomenti trattati, per comprendere la natura e la gravità della minaccia. Non è proprio il caso di concedere troppa tolleranza a questa propaganda: fu proprio un errore del tutto simile, settanta anni orsono, a consentire l’ascesa del nazismo in Germania. E oggi si parla esattamente di questo: di nazismo, neonazismo, neonazismo islamico, non di bruscolini.
Interni
Il mondo dei Caracciolo.
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secondo me queste persone andrebbe sbugiardate sul piano storico piuttosto che ostracizzate, perché il pericolo è proprio quello che delinea sacchi: che i negazionisti finiscano per credere di essere perseguitati e che il fatto che siano perseguitati sia segno inconfutabile (nella loro mente distorta incline alla dietrologia) del fatto che le loro teorie siano giuste ma “scomode”.
bell’articolo comunque
Non riterrei Caracciolo un pericolo. Non ho letto tutto quello che ha scritto, ma anche se avesse sostenuto tesi negazioniste in merito all’olocausto (non solo) ebraico non potrei evitare, criticando le sue tesi, di avere uno sguardo critico anche verso la potenza disinformatrice (e, posso dirlo?: negazionista) di tanta stampa sulla “questione mediorientale”, che Caracciolo affronta non proprio “vigliaccamente”, mi pare. E lì si tratta di poteri piuttosto forti. Il link che avete messo sul “master Enrico Mattei” porta ad un articolo a firma Abdul Hadi Palazzi,personaggio piuttosto curioso: http://www.kelebekler.com/occ/eno.htm
…tanto per capirci su cosa significhi disinformazione ad alti (?) livelli (e non mi riferisco al vostro sito, che leggo sempre con interesse).
Tra i commenti all’articolo pubblicato sul Giornale, è comparso anche un certo Cardisem …
“Se un individuo sostenesse (e l’art. 21 gli dà la possibilità di farlo) che gli esseri umani hanno un diritto naturale a procurarsi ciò che non possiedono e quindi a rubare e perfino a uccidere per questo, quell’individuo starebbe semplicemente manifestando la propria opinione.”
Non rasenta un pochino l’istigazione a delinquere però?
Nel 1975 una Risoluzione dell’ONU stabiliva che il Sionismo è equivalente al Razzismo.
Tale Risoluzione fu cancellata in data 16 Dicembre 1991 dalla stessa ONU con altra Risoluzione.
Sarebbe utile esaminare il processo di trasformazione dell’originaria Risoluzione del 1975.
x Giovanni: le posizioni di Caracciolo sull’altra faccia della questione mediorientale sono scontate. Ma per perorare le ragioni della causa palestinese non c’è bisogno di negare l’Olocausto, è questo il punto. Per quanto riguarda il link al master Mattei, ho voluto linkare un articolo che ne evidenziasse le critiche. Ma basterà cercare gli atti del master sul Web, per capire di che “master” si tratta.
x Yos: che coincidenze, eh?
x Cocci: molto teoricamente sì, praticamente no.
x Lilli: senza dubbio interessante come argomento, ma qui si parla di negazione dell’Olocausto e di neonazismo nelle nostre scuole. Se uno vuol parlare contro il sionismo non ha bisogno di negare l’Olocausto nè di fare apologia per la razza ariana…
per un attimo avevo sperato si parlasse dei prìncipi Caracciolo.
Il termine “olocausto” dovrebbe essere riferito non solo agli Ebrei
ma anche ad altri popoli che sono stati spazzati via dalla Storia,altrimenti si fa una distinzione che odora di “dogma religioso”. E poi l’apologia della razza è intrinseca prima di tutto nel Vecchio Testamento.
Se uno non crede all’esistenza di Cristo,non per questo deve andare in carcere. Qui si sta preparando in quest’Europa, creata dalla finanza internazionale e non dai popoli, un TOTALITARISMO orwelliano.
“IL VERO MANIFESTO DEL NEGAZIONISMO”
secondo uno dei suoi più noti sostenitori
“Dobbiamo negare il concetto di Olocausto senza dubbi ed esitazioni,
anche se tutte le storie dell’Olocausto, fino alla versione più assurda, quella di
elie wiesel, fossero assolutamente vere.
Ne consegue che le discussioni tecniche sulla mortalità ebraica sono perfettamente legittime ma superflue, come superflua è per un ateo la diatriba se una balena abbia potuto o meno ingoiare Giona”.
I.A.S
Scritto da : CM | mercoledì, 21 ottobre 2009
da :
http://olo-dogma.myblog.it/archive/2009/10/21/domanda-di-grazia-per-erich-priebke.html#comments
In parole povero, il commento senza rettifiche, dice più o meno questo:
“non ce ne fotte niente se sono morti 6 milioni di ebrei,
quello che conta è negare che siano morti sempre e communque anche se è tutto vero”
Ehi amico, prova a riguardare il link che hai pubblicato, per favore….
@ Meo Patakka
Visto che sei un estimatore delle “parole povero”, cercherò con due parole di farti capire quello che sei righe scritte in perfetto italiano non hanno saputo fare. Sei pronto? Allora puoi leggere
Il fatto che noi tutti, “negazionisti” o no, sappiamo perfettamente che molti ebrei abbiano perso la vita durante la 2^ Guerra Mondiale anche in seguito ad una discriminazione attuata dal governo nazista, non comporta necessariamente che ci fosse una volontà di sterminio.
Sono stato chiaro?
Perché si può parlare di Russia, Germania, Francia, Italia, Stati Uniti, Giappone etc e dei loro morti durante tal guerra (che sono decine di milioni!) senza per questo essere tacciati di volere offendere le memorie dei defunti?
Quello che in molti storici, revisionisti per definizione, cercano di ottenere è l’equiparazione perfetta del morto civile, che egli sia (stato) tedesco, iracheno, palestinese, ebreo o quant’altro.
Vedete, l’invito “vada a visitare Dachau” è sintomatico. Molti si sentono in grado di affermare la volontà sterminatrice della Germania nazista solo in base all’assunto che “nei campi di concentramento sono morti degli ebrei e di ciò abbiamo foto e testimonianze, quindi chi pensa che lo sterminio non fosse tale è un folle”. Questo è un ragionamento fortemente induttivo, Aristotele storcerebbe il naso. Le prove dello sterminio programmato DEVONO essere documenti che ne specifichino i dettagli, che specifichino il funzionamento delle camere a gas, il modus operandi dei carnefici e tutta una serie di altri particolari senza i quali non si può escludere ma nemmeno affermare che lo sterminio sia avvenuto, proprio per la gravità che una tale accusa comporta.
E poi, esimio John, in che maniera quello che brutalmente viene chiamato “negare l’olocausto” potrebbe essere paragonabile all’istigazione a delinquere che tu porti come esempio? Perché se nego l’olocausto significa necessariamente che io odi gli ebrei e che quindi potrei compiere atti violenti nei loro confronti? Non ti sembra un tantino ricercata nonché infondata come conseguenza?
Considera, John, che negare la volontà sterminatrice non nega alcuna morte, anche violenta.
Esempio(spero più calzante dei tuoi): Io nego la volontà sterminatrice ma non ho alcun dato (né volontà) che mi permetta di negare che il signor Levi, nonno del vivente Ottavio Levi (nomi inventati) sia stato violentato, smembrato, decapitato e poi cremato dai soldati nazisti. Perché Ottavio Levi dovrebbe avercela con me? Non ho alcuna intenzione di offendere la memoria di suo nonno!
Gradirei delucidazioni a riguardo, prima di prendermi del mostro come capita spesso, purtroppo senza valide argomentazioni.
Ovviamente l’esempio di Ottavio Levi potrebbe essere traslato per migliaia e migliaia di volte, senza cambiare una virgola.
Non sono le morti delle persone, più o meno violente, ad essere l’oggetto di discussione, anzi esse meritano sempre il massimo rispetto da noi tutti.
Non ho mai voluto discutere con chi esprime posizioni come le tue, Fritz, per quanto ampi e articolati possano essere i giri di parole utilizzati per esprimerle.
E non intendo certo iniziare a farlo ora.
Ok, questa è la tipica risposta di chi non ha argomentazioni, un po’ me l’aspettavo.
>Il termine “olocausto” dovrebbe essere riferito non solo agli Ebrei
ma anche ad altri popoli che sono stati spazzati via dalla Storia,altrimenti si fa una distinzione che odora di “dogma religioso”. E poi l’apologia della razza è intrinseca prima di tutto nel Vecchio Testamento.
Se uno non crede all’esistenza di Cristo,non per questo deve andare in carcere. Qui si sta preparando in quest’Europa, creata dalla finanza internazionale e non dai popoli, un TOTALITARISMO orwelliano
Nessuno vieta agli altri popoli di dare un nome alle proprie tragedie.
E nessuno ha detto che chi non crede a qualcosa debba finire in carcere.
Questo semmai succede proprio nei paesi tanto cari ai negazionisti, e succedeva nei regimi che hanno attuato l’Olocausto.
Stranamente, però, per lei il totalitarismo sarebbe un problema di questa Europa di oggi. Davvero curioso.
E quali sarebbero i paesi tanto cari ai negazionisti, di grazia? Noto un’irritante supponenza da parte tua, John. Se solo avessi un paio di occhi da prestarti…
“Stranamente, però, per lei il totalitarismo sarebbe un problema di questa Europa di oggi. Davvero curioso.”
Stranamente i problemi dell’Europa di oggi sono quelli che gli europei VIVONO e dei quali hanno diritto di lamentarsi. Secondo il tuo malato ragionamento in Italia non ci si potrebbe lamentare della sanità perché ai tempi degli antichi romani essa era peggiore… Ma come ti è venuto in mente di parlare di argomenti così complicati, si può sapere???
“E nessuno ha detto che chi non crede a qualcosa debba finire in carcere.”
No, hai solo detto, chissà con quali competenze didattiche o psicologiche poi, che il prof Caracciolo non dovrebbe poter più esercitare la sua professione.
Limitazioni arbitrarie dello stesso tipo le attuò Hitler nei confronti degli ebrei, dovreste saperlo bene te e tutte quelle persone che vorrebbero scongiurare un improbabile ritorno del nazismo.