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Internidi John B (John)
pubblicato il 2 novembre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Libertà di opinione: fin dove?

Recentemente il quotidiano La Repubblica ha “scoperto” che un professore di filosofia del diritto presso la blasonata Università La Sapienza di Roma, tale Antonio Caracciolo, non fa mistero delle sue simpatie nei confronti di ideologie neo-naziste e revisioniste o negazioniste dell’Olocausto. Gli articoli de La Repubblica hanno scatenato un pandemonio: il rettore dell’Università ha dichiarato di cadere dalle nuvole e ha invitato il professore a visitare i campi di sterminio nazisti, il sindaco  Il mondo dei Caracciolo.Alemanno ha manifestato il suo sconcerto, molti chiedono provvedimenti, qualcuno parla già di sospensione.

UN UOMO UN PERCHE’ – Caracciolo, dalla sua trentina di blog che gestisce nell’universo virtuale di Internet, contrattacca respingendo le accuse, appellandosi ai diritti costituzionali di libertà di opinione e di parola, insinuando che dietro la vicenda ci sarebbero i “sionisti” di Informazione Corretta. La faccenda fornisce lo spunto per fare qualche considerazione in tema di libertà di opinione e di espressione, proprio alla luce della diffusione che certe ideologie trovano attraverso i moderni mezzi di comunicazione, soprattutto (ma non solo) sul Web. Chi è Caracciolo? I giornalisti de La Repubblica non hanno fatto poi una gran scoperta. Con le sue decine e decine di blog e i suoi numerosi interventi su forum e blog altrui, il professore (che è anche esponente politico di Forza Italia) è ben noto a chi – per una ragione o per l’altra – frequenta gli spazi Web per ricerche riguardanti storia, politica, teorie cospirazioniste. Personalmente mi sono imbattuto in lui circa due anni fa, prima sul sito Undicisettembre e poi sul forum di Crono911, e lo cacciai via senza tante storie, con questo epitaffio: “Bannato l’utente Cardisem, alias “Antonio Caracciolo… docente universitario di filosofia del diritto”. Le posizioni ideologiche di Caracciolo sono ben conosciute dallo Staff di Crono911 e la sua presenza in questo forum non è gradita”. Anche il blog Perle Complottiste si è occupato di lui in tempi più recenti. Nonostante Caracciolo cerchi di negarlo, la lettura dei suoi scritti (pesantissimi, prolissi all’inverosimile, frequentemente rivisti e modificati) non lascia dubbi sulle ideologie ispiratrici, e titoli come “La leggenda dell’Olocausto” o “La menzogna dell’Olocausto auto assistito”, rendono ridicole (e anche un po’ codarde) certe smentite.

ANALISI – Tuttavia, prendiamo per buona la linea difensiva di Caracciolo, che sostiene di non essere un negazionista ma di difendere il diritto di opinione di chi mette in discussione la verità storica dell’Olocausto, ed esaminiamo la questione, tutt’altro che semplice (e per questo ricorreremo a esempi e analogie). L’articolo 21. La Costituzione è chiara: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E’ diffusa la convinzione che questo diritto sia inviolabile, incontenibile e inarrestabile, ma questo convincimento non è del tutto corretto. Innanzitutto la nostra Carta Costituzionale, ha inserito tra i suoi principi fondamentali gli artt. 2 e 3, che garantiscono i “diritti inviolabili” e la “pari dignità sociale” di qualsiasi individuo. Pertanto, il diritto alla libertà di manifestare il proprio pensiero trova un limite nei diritti fondamentali altrui, secondo il ben noto principio generale per cui i diritti di chiunque finiscono lì dove iniziano i diritti altrui. L’Olocausto ha rappresentato una immensa tragedia per il popolo ebraico: la sua negazione offende la memoria e la dignità dei morti, dei sopravvissuti e di tutti i loro parenti e discendenti, se non dell’intera umanità. Il diritto alla memoria, alla dignità del sacrificio del proprio popolo, costituiscono per l’appunto diritti inviolabili. Un altro aspetto importante della questione sta nella corretta interpretazione del diritto di espressione, della sua portata e dei suoi limiti. Tale diritto consente sì a chiunque di manifestare il proprio pensiero, ma questo non significa che poi non debba sopportarne le eventuali conseguenze.

COSTITUZIONE - Facciamo un esempio. Se un individuo sostenesse (e l’art. 21 gli dà la possibilità di farlo) che gli esseri umani hanno un diritto naturale a procurarsi ciò che non possiedono e quindi a rubare e perfino a  Il mondo dei Caracciolo.uccidere per questo, quell’individuo starebbe semplicemente manifestando la propria opinione. Tuttavia, è del tutto legittimo che gli sia impedito di esercitare la professione di magistrato. E se la convinzione e l’insistenza di quell’individuo fossero tali da lasciare ragionevolmente ritenere che egli potrebbe effettivamente rubare e uccidere, un giudice potrebbe legittimamente disporre misure di carattere preventivo nei suoi confronti, perfino in assenza di qualsiasi concreta violazione delle leggi penali. Questo esempio analogico ci consente di capire che si può manifestare liberamente il proprio pensiero, ma non si può pretendere di sfuggire alle conseguenze che potrebbero derivarne. Ancora, manifestare il proprio pensiero è cosa diversa dall’insultare e dal diffamare. Se qualcuno, dietro il riparo del diritto alla manifestazione delle proprie idee, in realtà persegue il fine di insultare o diffamare altri individui, potrebbe essere legittimamente chiamato a risponderne. Non è poi vero che la censura costituisce sempre una violazione dell’art. 21 della Costituzione. Lo stesso articolo, infatti, prevede espressamente che “sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”. Si noti che il termine “manifestazioni” è citato nello stesso articolo che sancisce la libertà di “manifestazione” del pensiero. Questo significa che è possibile non solo reprimere, ma anche prevenire pubblicazioni e manifestazioni contrarie al buon costume.

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