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pubblicato il 31 ottobre 2009 alle 11:55 dallo stesso autore - torna alla home

Cosa Nostra – Dell’Utri – Forza Italia. L’appoggio al partito berlusconiano nel ‘94 pare sia derivato da una scelta autonoma degli uomini d’onore. In attesa delle nuove dichiarazioni che renderà ai giudici il pentito Gaspare Spatuzza. Riserveranno un colpo di scena?

Che all’inizio della sua avventura il movimento politico Forza Italia abbia avuto il sostegno elettorale degli appartenenti a Cosa Nostra lo affermano diversi uomini d’onore dell’organizzazione siciliana. Si tratterebbe, però, di una scelta legittima, perché autonoma, frutto di considerazioni interne alla mafia, non condizionata da scambi di promesse o di favori, né di qualsiasi tipo di accordo pre-elettorale. Almeno fino ad oggi.

Le ultime dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, infatti, potrebbero da qui a poco mischiare tutte le carte in tavola e aprire nuovi scenari. La Corte d’Appello di Palermoha deciso di interrompere la discussione del processo Dell’Utri e di ascoltare il dichiarante Gaspare Spatuzza, uomo di Cosa Nostra tra i principali protagonisti delle stragi del ‘93: il collegio presieduto da Claudio Dall’Acqua ha ritenuto “incontestata” la rilevanza dell’audizione di Spatuzza, che verte su aspetti e problematiche già trattati nel processo di primo grado. Il processo è stato ora rinviato al 6 novembre per decidere la data dell’audizione di Spatuzza. Nelle sue dichiarazioni l’ex capo del mandamento di Brancaccio aveva parlato di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri come referenti della mafia in relazione alle stragi del ‘93 e al fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma dell’autunno dello stesso anno. Spatuzza dice di aver appreso questo legame tra i due uomini Fininvest e Cosa Nostra da Giuseppe Graviano (in due diversi incontri ai quali avrebbe partecipato anche il boss Cosimo Lo Nigro), e dal fratello di Giuseppe, Filippo Graviano (incontrato in carcere nel 2003). La domanda ora nasce spontanea: le nuove dichiarazioni di Spatuzza aggiungeranno qualcosa in più a quanto finora emerso sul legame Forza Italia – Cosa Nostra?

Vediamo cosa hanno detto al riguardo in passato alcuni uomini d’onore. Uno dei tanti a parlare di un possibile sodalizio fu Pasquale Di Filippo, genero del boss della Kalsa Tommaso Spadaro, legato a Bagarella: “Mi ricordo che mio suocero mi disse: “Dovete votare per Berlusconi”… Lui per dirmi a me “Votate Berlusconi”, significa che Berlusconi è con noi, non è contro di noi… Tutta Palermo sapeva che doveva votare Berlusconi”. E precisava pure da chi venisse l’ordine: “Pippo Calò (boss, ndr) ha detto a mio suocero che si doveva votare per Berlusconi… perché quando mio suocero parlava, non parlava se non parlava Pippo Calò…”. Secondo questa testimonianza l’accordo tra le parti sarebbe stato raggiunto sull’abolizione del 41-bis, il carcere duro per i mafiosi. Ma si tratta di una proposta in realtà mai presa davvero in considerazione da nessuna forza politica negli ultimi 15 anni, che lascia molti dubbi sull’attendibilità del discorso: “Mi sono incontrato con Bagarella, e parlando di Pianosa lui mi ha detto: “E che vuoi, non lo vedi a chistu poveraccio che per ora lo attaccano tutti?”… Quest’incontro in cui lui mi ha parlato personalmente di Berlusconi si è svolto in via Petro Scaglione”, diceva Di Filippo.

Molto più esaudienti saranno, invece, le affermazioni di Giovanni Brusca, che parlerà di una strategia sua e di Bagarella per intimidire il nuovo Presidente del Consiglio nel ‘94, ma non fa mai riferimento a particolari accordi o referenti. In base al loro piano Berlusconi sarebbe stato avvertito circa gli attentatori della stagione stragista del ’93: “A Berlusconi ho fatto sapere che la bomba a mano agli Uffizi di Firenze l’aveva messa Cosa Nostra su suggerimento dei servizi segreti”, affermò Brusca davanti ai giudici. Era un messaggio per dire al Cavaliere grossomodo così: se non fate qualcosa per il 41 bis, noi continuiamo. “Cosa Nostra nel 1994 – raccontava il boss – voleva “sfruttare” il fatto che Silvio Berlusconi era diventato Presidente del Consiglio. Tramite Vittorio Mangano volevamo fargli sapere quello che era successo nel ’93, a cominciare dalla bomba a mano ai Georgofili, fino a quello che era successo strada facendo”. E poi: “Non so se questa cosa sia arrivata a Berlusconi o no. Io mi sono adoperato per farla arrivare. Se non è arrivata non lo so”. Dunque, i mafiosi, secondo questa versione, avrebbero appoggiato e sostenuto Forza Italia per accattivarsi Berlusconi e i suoi per poi, eventualmente, in futuro poter chiedere qualcosa in cambio.

Stando a queste dichiarazioni emerge, insomma, che è molto probabile che Cosa Nostra abbia votato per Forza Italia e abbia scelto il partito berlusconiano come possibile referente. Sembra, però, in attesa di sviluppi, un’ipotesi che stenta a reggersi in piedi quella che vede Forza Italia e il suo Presidente da una parte e gli uomini d’onore dall’altra come protagonisti di un accordo bilaterale nell’ambito del quale sarebbero stati stabiliti una serie di favori da restituire alla mafia come contropartita per l’appoggio elettorale. Brusca ha spiegato in questa maniera, ancora una volta, poco tempo fa, la scelta di votare Forza Italia: “C’erano pezzi delle vecchie democrazie cristiane, del Partito Socialista, erano tutti pezzi politici un po’ conservatori cioè sempre contro la sinistra per mentalità nostra. Quindi volevamo dare un’arma ai nuovi presunti alleati politici, per poi trarne un vantaggio, un beneficio”.

Pochi giorni fa è toccato a Nino Giuffrè, l’ex braccio destro di Bernanrdo Provenzano, ora pentito, dare l’ennesima conferma. Ha detto di Forza Italia: “Provenzano ci disse di appoggiarlo. La direttiva di votare questo nuovo partito, secondo quello che mi disse, era collegata alla trattativa per risolvere i problemi che avevamo in quel momento, dai continui arresti agli ergastoli, dal carcere duro al sequestro dei beni. Sosteneva che nel giro di qualche anno avremmo risolto tutto, e che con Forza Italia eravamo in buone mani. I nomi di riferimento erano sempre gli stessi, le stesse persone che già erano in contatto con Cosa Nostra, come Marcello Dell’Utri”. Ancora la stessa dichiarazione di voto, insomma, ancora le stesse richieste da allora inevase.

Votare è un diritto di tutti. Anche dei mafiosi e dei loro fiancheggiatori. Ed è naturale che, quella del crimine, come ogni lobby che si rispetti, in vista di una tornata elettorale, faccia delle scelte di campo. Le piccole imprese, le grandi imprese, gli ordini professionali, specifiche categorie di lavoratori, associazioni di ogni genere, spesso e volentieri cercano di convergere in un un’unica soluzione elettorale. Lo fanno per far sentire maggiormente il loro peso, per essere presi con la dovuta considerazione qualora si dovesse legiferare su questioni attinenti il proprio raggio d’azione, per essere più autorevoli ad un eventuale tavolo delle trattative. Difficile pretendere da un’organizzazione mafiosa di non fare lo stesso, di non imporre, cioè, a tutti gli aderenti delle direttive che hanno lo scopo di far sollevare un’unica voce: è difficile pretenderlo soprattutto da chi attraverso la politica coltiva gli affari e le coperture migliori, quelle capaci di garantire una degna sopravvivenza.

Quel che interessa conoscere sono le prospettive con le quali l’organizzazione mafiosa compie una determinata scelta, al di là della scelta in sè. Le dichiarazioni di Spatuzza possono aiutarci in tal senso: a spazzare via ogni alone di mistero che avvolge la vicenda, a capire meglio in che termini, il perché, con quali garanzie, sia maturata la scelta da parte di Cosa Nostra di mettere, 15 anni fa, la croce sulla bandiera tricolore di stampo berlusconiano.

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