Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Internidi Abramo Rincoln (Abr)
pubblicato il 30 ottobre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Un film del grande Clint Eastwood in porssima uscita, racconta la storia vera di una partita di rugby che grazie alla intuizione di Nelson Mandela, riunifica una Nazione corrosa dall’odio. Da noi basterebbe una bella lotta nel fango tra trans e escort?

“Basta basta basta!” e’ il grido di dolore della Bindi, quella certamente piu’ intelligente che bella (del resto basta poco …), scagliato a mo’ di Grande Anatema avverso il Cav. dal pulpito di Ballaro’. E’ il grido destinato a rimpiazzare il famoso “resistere resistere resistere” di Borrelli - o era di Borriello le prime volte con Belen? Quel grido di dolore lo facciamo nostro ma non nel senso bindiano – dal quale ci divide non solo l’ideologia ma anche la morfologia. Infatti basta, non se ne puo’ piu’ di trans e di escort, di teorie complottiste su chi manda chi e chi lo mette a, di caccia non a tumblr krzorosY4s1qz5hewo1 500 Invictus – una storia di riconciliazioneOttobre Roso ma a “chiappe dorate” o del noioso e ripetitivo spot del Sinedrio demoratico-libbertario de’noantri, lo sputazzo al Tremonti. Basta basta basta, essere Controcorrente per questa settimana significa volare piu’ alto, lontano nel tempo e nello spazio.
AL CINEMA - In questi giorni e’ uscito il primo trailer autorizzato di Invictus, film che uscira’ in selected cities negli Stati Uniti ai primi di dicembre. Diretto da Clint Eastwood – il piu’ grande di tutti, uno dei pochi solidi repubblicani nell’ambiente dello showbiz dominato da maitre a penser come Madonna o Sean Penn- con Morgan Freeman nella parte di Nelson Mandela e Matt Damon in quella di Francois Pienaar capitano della nazionale di rugby sudaficana, racconta un storia vera di riscatto e superamento delle barriere dell’odio, fondata sullo sport piu’ tosto e “vero” del mondo. La storia: nel 1994 si svolsero le prime elezioni a suffragio universale valide per tutto il Sudafrica, dopo piu’ di dieci anni di pressioni internazionali, boicottaggi e sommosse contro il regime dell’Apartheid (che sarebbe un neutro “separazione”, io di qua tu di là); in precedenza ogni non bianco poteva votare solo nella sua “Homeland” etnica. La schiacciante maggioranza non bianca (oltre l’ottanta percento della popolazione) decretò il trionfo personale di Nelson Mandela, leader dell’African National Congress, un avvocato che aveva speso ventitre’ anni in galera con l’accusa di terrorismo. Ora che aveva conquistato il potere aveva davanti due opzioni.

IDEE – La prima, caldeggiata dalla stragrande maggioranza dei suoi sostenitori, era quella del bravo rivoluzionario: schiacciare una volta per tutte il nemico di tutta una vita, la minoranza bianca coi suoi privilegi difesi dall’apartheid, redistribuendo alla maggioranza oppressa il maltolto di duecento anni di oppressione. L’alternativa era lavorare per una difficile riconciliazione interetnica. Scelse la seconda strada, molto piu’ difficile per i risentimenti e le diffidenze in ambo gli schieramenti. Il colpo di genio di Mandela, la sua scommessa fu di usare lo sport come generatore di una mitologia, di un Pantheon condiviso tra le etnie. Usò il rugby, lo sport dei bianchi; per i neri era parte della triade simbolica della segregazione razzialefrancois%2520pienaar%2520rwc Invictus – una storia di riconciliazione, formata da bandiera, inno e appunto rugby; quindi era cordialmente odiato, al punto che i neri assistevano alle gare della nazionale degli Springboks, l’orgoglio dei bianchi afrikaner, solo per tifare contro e gufare, a mo’di interisti alle gare di Champions del Milan. Il Sudafrica ottenne l’organizzazione dei mondiali di rugby del 1995 e l’intuizione di Mandela fu di usare il “veicolo” Springboks per “integrare” i bianchi e esaltare i neri, facendo letteralmente abbracciare le due parti del Paese. Piu’ che una scommessa fu un azzardo, un autentico atto di fede: la nazionale sudafricana era sempre stata molto forte, ma i boicottaggi internazionali l’avevano tagliata fuori dal giro che conta per dieci anni. Ragion per cui giustamente Eastwood avvicina nel film alla figura di Mandela quella del capitano Francois Pienaar, coprotagonista “operativo” di quella sfida vicnete al destino: senza il suo lavoro diconvincimento del team, l’intuizione di Mandela sarebbe rimasta nel libro dei sogni. Se poi avessero perso, avrebbero ottenuto l’effetto opposto (se le vittorie uniscono, le sconfitte dividono). Invece, vittoria dopo vittoria, gli Springboks riuscirono ad arrivare alla finale contro i neozelandesi, i famosi All Blacks, la squadra unanimemente considerata la più forte del mondo.

5 commentistampa - fallo leggere