Lo scandalo Libor spaventa le banche
10/07/2012 - Nuove testimonianze allargano l'estensione temporale della "truffa" da una finanza intrinsecamente manipolata
Voci, ma anche precise testimonianze, dicono che la recente inchiesta ha rivelato una truffa che dura da decenni.
LO SCANDALO S’ALLARGA - L’Economist s’addentra nello scandalo Libor e subito incontra numerose voci che confermano come la grande familiarità e consuetudine nei messaggi tra gli operatori di banche diverse impegnate nella truffa, non fosse altro che una normalità derivante dal lavorare a una pratica comune e quotidiana ormai da anni. Una realtà confermata anche da altre testimonianze raccolte da altre testate.
IL BENCHMARK - Come ricorda la rivista inglese, solo il Libor (risulterà manipolato anche l’Euribor) è il riferimento per il regolamento degli interessi su ottocentomila miliardi di dollari, quasi quattrocento volte il debito pubblico di un paese come l’Italia. Se quelle banche (una ventina) oggi dovessero essere citate per danni dai loro maggiori clienti o da qualche stato o ancora da qualche class action, e lo spazio per farlo con successo appare una prateria, andrebbero fallite in poco tempo, in maniera che non potrebbe essere compensata iniettando denaro pubblico. Le too big too fail possono quindi cadere in questo che alcuni hanno definito come il “tobacco moment” dell’industria bancaria, a ricordare quando le industrie del tabacco furono scoperte ad aver nascosto per decenni i dati sulla pericolosità dei loro prodotti.
LEGGI ANCHE: Quelli che mollano le banche per protesta - Foto
LE REAZIONI - Mentre in Gran Bretagna la rabbia è tale che persino il CEO di Barclays è stato dimesso contro la sua volontà e ha persino dovuto rinunciare ai suoi sacri bonus, evaporati a furor di popolo. Ma la preoccupazione maggiore resta nell’aver scoperto che questo tipo di indice, che dovrebbe essere fissato dalle banche seguendo l’andamento reale dei mutui erogati, in realtà è stato completamente staccato dalla realtà dei numeri, tanto che chi era chiamato a fissarlo non riceveva neppure i dati fondamentali per effettuare l’operazione come da teoria e come tutti credevano si facesse.
LA TRUFFA - Invece l’indice era manipolato in funzione delle esigenze delle banche, che in questo modo potevano predisporre operazioni di sicuro successo e lucrare ai danni della clientela come farebbe il croupier di un gioco truccato. La finanza mondiale si è quindi retta per anni su un inganno del genere, con i ministeri delle finanze, le imprese e i cittadini in balia delle contingenze di questo o di quel trader pirata a bordo di corporation finanziarie che hanno adottato d’abitudine pratiche criminali. Perché che tutta la faccenda sia un crimine e per di più gravissimo è fuor di dubbio e la rabbia di molti dei giocatori al casinò della finanza è identica a quella dei giocatori d’azzardo alla scoperta di un baro.
LE RIFORME - Al problema di quantificare l’enormità dei danni e verificare l’estensione del fenomeno, ora s’aggiunge quella di ripensare alla radice quegli indici, tanto preziosi, ma rivelatisi tanto manipolabili alla prova dei fatti e l’impresa non è semplice, non fosse altro perché si tratta di mettere d’accordo una miriade di soggetti dalle culture profondamente diverse. E proprio di una rivoluzione culturale ci sarà bisogno, perché la moderna finanza si è rivelata albergo di ogni genere di truffa e d’associazione a delinquere, un malcostume che lo scandalo Libor dice che discende dall’alto e quindi sarà in alto, là dov’è più difficile, che le riforme dovranno impattare violentemente se si vorranno ottenere riforme sensibili e durature.
LEGGI ANCHE:


















