O regime o morte
di Mazzetta - Arresti, omicidi, propaganda, queste le uniche risposte del Bahrein alle richieste della popolazione.
Nabeel Rajab è di nuovo in carcere, questa volta per “insulti”. C’era già stato in giugno per tre settimane in galera, leader della protesta e strenuo difensore dei diritti umani nel paese era stato denunciato da alcuni compatrioti che avrebbe insultato su Twitter. Inutile dire che di quelli che insultano selvaggiamente e sguaiatamente gli attivisti-anti regime non è mai perseguito nessuno ed è inutile anche ricordare che per gli insulti di solito non si va in carcere nemmeno in BahrEin, ma intanto Nabeel Rajab è in galera e ci resterà finché qualcuno vorrà, come capita a quelli fermati per strada perché sospetti o a quelli che scrivono su muri messaggi contro il regime.
Fonte della galleria www.blottr.com
IL REGIME - Passati i tre giorni di lutto dedicati all’omaggio del defunto ministro degli interni saudita che tanto ha autato l dittatore al Khalifa a rimanere la potere inviando i suoi soldati contro i sudditi scostumati, il caro leader del Golfo è tornato alle sue pratiche disumane, ben sicuro di avere le spalle coperte dagli altri sovrani del Golfo come dagli Stati Uniti, che lo hanno rimproverato per la repressione e poi gli hanno venduto armi come se niente fosse. Dicono che se non lo facessero perderebbero influenza su di lui e sarebbe peggio, ma a Manama staziona la Quinta Flotta e se Obama volesse davvero influenzare lo sceicco basterebbe molto poco per farlo scappare lontano. La monarchia del BahrEin non è di stampo feudale solo perché assoluta, ma proprio perché nell’esercizio del potere gli al Khalifa non rinunciano a porsi proprio come signorotti medioevali, uccidono e fanno gli offesi, rubano le ricchezze del paese e accusano i sudditi di essere ingrati.
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UNO STILE INIMITABILE - Che dire di un ministro della sanità che per affrontare la scarsità di cure a disposizione degli anemici, attacca accusando i malati di provocare caos negli ospedali, trafficare droghe e sonniferi, comportarsi male con le donne, danneggiare le proprietà e farsi iniezioni di antidolorifici procurati illegalmente? Sarà mai possibile che gli anemici possano essere ridotti a un branco di delinquenti solo perché lamentano una scarsa assistenza, peraltro testimoniata da una recente moria di pazienti male assistiti?
LA PROTESTA - Evidentemente no, ma se questo è il modo con il quale il potere risponde ai malati che supplicano, è facile immaginare come risponda ai manifestanti che ormai in maggioranza vogliono solo che la famiglia reale se ne vada. Una frattura che corre all’interno dell’opposizione e che non è comunque destinata ad evidenziarsi clamorosamente, perché pur nella differenza di vedute anche la parte più giovane della rivolta sa bene di non avere speranza senza un aiuto dall’esterno, senza cioè far cambiare idea ai padrini di al Khalifa. Anche le denunce al Tribunale Penale Internazionale sono cadute nel vuoto, quello per ora sembra riservato solo ai dittatori e criminali africani.

LE DUE ANIME - Per questo mentre i più anziani sperano in un intervento moderatore degli Stati Uniti e di ottenere qualche concessione, i giovani rifiutano ogni dialogo e si radicalizzano, protestano a oltranza e confidano nell’Arabia Saudita. Nel senso che confidano in una sua perdita di stabilità puntando sulle enormi tensioni che anche in quel paese corrono sotto una pesantissima cappa di censura e d’oppressione, tensioni che potrebbero deflagrare in occasione di un passaggio generazionale ormai imminente o a fronte di qualche rovescio economico, anche il fondo sovrano del Bahrain non fa che perdere valore, segno che alla ricchezza e al potere non s’accompagna poi una lungimiranza tale da garantire il successo negli affari, una nota d’ottimismo per chi combatte un potere che è tale solo per la sua capacità di spendere e investire nella repressione dei suoi amministrati.
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Mazzetta, tante belle parole e giuste osservazioni sul Barhein, dopo la cantanata che ha preso sula Libia.
Allora è vero che c’è ancora speranza.