La violenza dimenticata del Kashmir

di - Lo stato indiano a maggioranza musulmana è da anni teatro di abusi inenarrabili

La violenza dimenticata del Kashmir
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La separazione tra India e Pakistan si è lasciata alle spalle il conflitto in Kashmir, dove si combatte una guerra infinita e dove l’India pratica una repressione spietata.

UNA TRAGEDIA - I numeri che riporta oggi The Guardian sono noti, ma non per questo meno tremendi. La regione è occupata dall’esercito indiano, che ha costruito una frontiera fortificata sulle vette dell’Himalaya e una rete capillare di centri per la repressione e la tortura in tutto lo stato, con un militare o paramilitare ogni 17 abitanti. Secondo i dati raccolti tale presenza e l’uso sistematico della tortura, rappresentato dall’esistenza di camere della tortura fin nei più remoti villaggi, ha fatto sì che oggi un kashmiro su 6 sia stato torturato, una percentuale impressionante.

 

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IL NEMICO - Il Kashmir è la provincia indiana dove il Pakistan ha investito il know-how sviluppato con la creazione dei mujaheddin afghani, radicandovi più di un movimento “terrorista” islamico e cercando di fomentare una vera e propria insurrezione generale nel 1989. Sconfitti militarmente i generali pakistani, che solo ultimamente si sono dimostrati disposti a spegnere la ribellione, non hanno mai rinunciato a inviare in Kashmir ogni genere di fanatico e gli indiani hanno reagito con la mano pesante.

DON CHISCIOTTE -  Parvez Imroz (nell’immagine), è un avvocato e difensore dei diritti umani, ed è quello che si è fatto maggiormente carico della difesa dei kashmiri vittima degli abusi dell’esercito, e ha collaborato con The Guardian per dare visibilità alla tragedia. Secondo Imroz sono 8.000 i civili spariti nel nulla, quattro volte quelli scomparsi sotto il regime di Pinochet, per dare una misura relativa. Imroz ha anche documentato come a fronte di centinaia di procedimenti aperti a carico di soldati e ufficiali indiani per violenze, stupri, torture e omicidi, neppure uno abbia mai raggiunto un verdetto di colpevolezza. In compenso gli abitanti possono essere incarcerati “preventivamente” senza accuse, ce ne sono 20.000 in prigione perché ritenuti semplicemente potenziali sovversivi.

L’ONU NON C’E’ - L’investigatore speciale dell’ONU per la tortura non può controllare le cifre fornite da Imroz e da organizzazioni come Human Rights Watch, perché dal 1983 l’India gli vieta l’accesso alla regione, come lo vieta a qualunque altro curioso. Nel frattempo la legge contro la tortura giace  dimenticata al parlamento indiano, un po’ come accade in Italia.

AGLI INDIANI NON INTERESSA - Il nazionalismo indiano fa sì che la questione in India passi per lo più dimenticata, il Kashmir è soggetto d’esercizi retorici patriottici e ben pochi deputati indiani si spendono per alleviare le sofferenze di una popolazione che pera molti, compresi gli indiani musulmani incarna il tradimento filo-pakistano. Imroz resta così solo a chiedersi come mai la Siria e altri regimi attirino l’attenzione e la preoccupazione di tanti, mentre in Kashmir questo incubo prodotto dalla “più grande democrazia del mondo può continuare indisturbato e ignorato.

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