Silvio manda il partito contro Tremonti

29 ottobre 2009

Per qualche giorno un brivido di paura ha attraversato l’Italia. Berlusconi e Tremonti, i compagni di merende delle “finanziarie creative”, delle entrate una tantum da condono che servono a finanziare spese permanenti aprendo buchi in bilancio, avevano litigato. Il presidente del consiglio che spingeva per l’abolizione almeno graduale dell’Irap  contro  il ministro dell’Economia, che con il suo “niet” si metteva a difendere i conti pubblici, convertito improvvisamente alla linea del rigore.

Timore che è diventato terrore quando Giulio ha lanciato il suo ultimatum a Silvio, con la richiesta di diventare Vice premier e quindi sancire la sua autorità quale unico responsabile della politica economica del governo e della maggioranza di centrodestra. Terrore che si è tramutato in panico quando il piano del Centro Studi Economia Reale guidato da Mario Baldassarri si è trasformato in una vera e propria proposta di una contro finanziaria organica da 37 miliardi di euro.

Per fortuna, grazie alla sapiente opera di Umberto Bossi, la pace tra i due è tornata. E la paura è svanita. Silvio e Giulio  sono d’accordo su tutto. Come ai bei tempi dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa, della vendita a prezzi di saldo dell’Alitalia, del gioco delle tre carte del Fas (il Fondo per le aree meno sviluppate, a partire dalle regioni del sud) usato come bancomat senza che in cassa ci sia un euro  di risorse aggiuntive, mentre i documenti finanziari del governo e i bollettini di Banca d’Italia certificano mese dopo mese che la spesa corrente galoppa come prima e più di prima e le entrate si riducono.

Una pace sancita con il riconoscimento a Giulio non di una misera vicepresidenza del consiglio, ma addirittura della guida del neocostituito comitato di politica economica del centrodestra. Così Tremonti potrà condividere il suo – fino ad ora solitario – gravoso compito assieme all’ “amorevole scorta” di famosi esperti di economia  del calibro di La Russa, Bondi e Verdini, i tre coordinatori del PdL e dei capigruppo alla Camera e al Senato, Cicchitto e Gasparri, con cui deciderà come aprire nuovi buchi in bilancio.

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