Immigrati, da irregolari a cittadini

29/10/2009 - Il rapporto 2009  della Caritas/Migrantes analizza un fenomeno in crescita, una presenza ormai indispensabile e anzi vantaggiosa per il nostro paese, su cui vincono i pregiudizi anziché i fatti. Una lettura che farebbe bene a molti, soprattutto in parlamento e

     
 

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Il rapporto 2009  della Caritas/Migrantes analizza un fenomeno in crescita, una presenza ormai indispensabile e anzi vantaggiosa per il nostro paese, su cui vincono i pregiudizi anziché i fatti. Una lettura che farebbe bene a molti, soprattutto in parlamento e nel governo

Il fenomeno dell’immigrazione è imponente. Incute molti timori, in gran parte non giustificati. Un’immagine dell’immigrazione vista come problema, come “eemrgenza”, legata soprattutto al fenomeno della clandestinità, della criminalità e della sicurezza. Franco Pittau, presentando il Dossier 2009, ispirato allo slogan “Immigrazione: conoscenza e solidarietà”, fornisce gli strumenti per rovesciare questa falsa immagine, non immigrati1tanto sulla base delle motivazioni pastorali di Caritas e Migrantes, peraltro apprezzabili, bensì sulla base dei dati.

QUANTI SONO – Le cifre mostrano un’importanza crescente del fenomeno: i cittadini stranieri residenti erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati 3.891.295 alla fine del 2008, ma si arriva a circa 4.330.000 includendo anche le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe. Di questi 4 milioni di immigrati regolari che sono attualmente in Italia, secondo i dati Istat oltre un quarto è cittadino di un paese dell’Unione europea, e circa la metà è europeo di nascita. Parlare di “stranieri” almeno per questi 2 milioni appare davvero fuori luogo. Anche perché il 13% di queste persone è proprio nato in Italia, e ci ha vissuto tutta la sua vita. La sente come la sua “patria”. E oltre la metà di questi cosiddetti “stranieri” vive in Italia da più di 5 anni. Gli immigrati sono “giovani”: hanno un’età media di 31 anni e incidono sulle nuove nascite per il 12,6%.

IL PESO DEMOGRAFICO – Sono loro a contribuire in gran parte ad una “ripresa” della natalità che è indispensabile per garantire l’equilibrio pensionistico di lungo periodo: tra  il 2007 e il 2008 la popolazione è aumentata dello 0,7%, quello della popolazione immigrata del  +13,4%. I minori figli di immigrati sono 862.000, con un aumento nel 2008 di oltre 100 mila. Sono 628.937 i figli di cittadini stranieri iscritti a scuola, il 7% sul totale, con punte più elevate in Emilia Romagna e l’Umbria (12%). Di questi, 4 su 10 sono nati in Italia. Nelle università italiane gli studenti stranieri sono 51.803 con 11.500 immatricolati nel 2008 e quasi 6.000 nuovi laureati. E’ un falso anche questo continuo riferirsi a problemi insormontabili legati alle tradizioni e alla religione: più della metà degli immigrati è di tradizione cristiana. I musulmani sono un terzo del totale. E comunque, bisognerebbe ricordare che la Chiesa cattolica proibisce di invocare Dio per andare contro uomini e donne di fedi diverse, mentre invita al dialogo e al mutuo rispetto.

L’IMPATTO ECONOMICO – Ma come vivono questi immigrati? L’immagine di gente che vive di espedienti, accattonaggio o peggio viene sfatata dalle cifre. Nel mondo del lavoro italiano l’internazionalizzazione è in corso da tempo: i lavoratori nati all’estero sono il 15,5% del totale e secondo i dati della Rilevazione Forze di lavoro dell’Istat gli occupati stranieri in senso stretto sono quasi il 10% del totale, con un contributo al Pil un po’ inferiore (molte di queste persone arton8569fanno lavori a bassa produttività), ma comunque abbondantemente superiore pari a 134 miliardi di euro nel 2007, secondo la stima di Unioncamere. E non si tratta solo di badanti o gente che raccoglie pomodori. Gli immigrati titolari di impresa, secondo i dati dell’Unioncamere sono più di 187 mila, con un’incidenza femminile del 17,3%. Il 51% del totale è costituito da imprese artigiane. Un fenomeno in forte crescita. Nel 2008 le imprese sono aumentate del 13,5%.  Tra titolari di imprese, soci, altre figure aziendali e relativi dipendenti, gli immigrati movimentano mezzo milione di persone. Secondo il Dossier Caritas, i versamenti contributivi all’Inps sono pari a 7 miliardi di euro all’anno. Il Gettito fiscale che proviene complessivamente dagli immigrati è stimato in almeno 3,2 miliardi di euro, secondo il Dossier. La  CGIA di Mestre stima una cifra addirittura più elevata. Ma c’è chi dice, d’accordo, ma gli immigrati ci costano. Sicuramente meno di quello che “danno”: le spese sociali per immigrati sono pari, secondo un’analisi della banca d’Italia, al 2,5% del totale, e rappresentano la metà del gettito da loro assicurato.

GLI SBARCHI E LA CRIMINALITA’ – E’ una cosa già detta, ma vale la pena di ripeterla. Gli sbarchi, la prima immagine che viene in mente quando si sente la parola immigrazione rappresenta una percentuale irrisoria del fenomeno: nel 2008 sono sbarcate 36.951 persone (di cui 17.880 rimpatriate), mentre i residenti stranieri sono aumentati di 459 mila unità. E su una popolazione “straniera” che  ha superato i 4 milioni, gli sbarchi, anche in un anno di forte aumento come è stato il 2008, rappresentano una parte ridotta del fenomeno migratorio, sia rispetto ai nuovi flussi (meno del 10%) che alla popolazione insediata (poco meno dell’1%). Senza contare che di quei 37 mila più della metà sono persone che chiedono asilo, con diritto alla protezione secondo le convenzioni internazionali  e la costituzione italiana. Il dossier analizza anche il fenomeno dell’emergenza criminalità. E ci dice che anche se è vero che le denunce contro stranieri irregolari sono effettivamente proporzionalmente un po’superiori alla media, non ci sono grandi differenze tra noi ed il resto d’Europa. E comunque  le denunce penali in Italia sono in diminuzione da alcuni anni e il livello attuale (poco più di 2 milioni e mezzo di denunce) è più o meno lo stesso di quello dei primi anni ’90, cioè quando iniziava l’immigrazione di massa. L’aumento delle denunce contro i cittadini stranieri regolari risulta inferiore all’aumento della popolazione straniera: ad esempio, nel periodo 2001-2005 le denunce sono aumentate del 46% e gli stranieri residenti del 101%. Lo conferma anche un’indagine di banca d’Italia che ha analizzato il fenomeno tra il 1990 e il 2003. E siccome molti attuali regolari sono stati irregolari, si conferma che è proprio la condizione di irregolarità a spingere a delinquere. Esattamente il contrario di quello che comunemente si pensa.

UN FENOMENO DA GOVERNARE  – L’Istat  ipotizza un aumento degli immigrati di circa 250 mila l’anno, inferiore alla crescita degli banner-pres2009-aultimi anni,  quanto effettivamente sta avvenendo. Negli ultimi anni, la crescita degli immigrati è stata di 300-400 mila l’anno. È evidente che gli immigrati nel 2050 potranno essere di più dei 12 milioni stimati dall’Istat. Trattarli da “stranieri”, da “nemici” sembra davvero impossibile. Pensare di fermarli non solo è inumano o ingiusto. Sarebbe un danno non solo per loro, ma anche per noi. La conclusione di Franco Pittau potrebbe essere sintetizzata con un efficace slogan:  Da irregolari a regolari, da delinquenti a lavoratori, da lavoratori a cittadini. Dice Pittatu: il Dossier non afferma che l’immigrazione non presenti aspetti problematici ma, attraverso i numeri, ci orienta verso una sua visione realistica e più positiva. Ciò comporta da parte di ciascuno di noi una messa a punto dell’atteggiamento personale, liberandolo dai pregiudizi, e da parte dei politici una maggiore apertura in materia di cittadinanza e di partecipazione, come anche la messa a disposizione di maggiori risorse. Infatti, la vera emergenza in Italia migratoria è la mancanza di un consistente “pacchetto integrazione” che prepari allo scenario di metà secolo, quando saremo chiamati a convivere con 12 milioni di immigrati, la cui presenza sarà necessaria per il funzionamento del Paese.” Parole pesanti, che fanno riflettere. Al di là dei luoghi comuni.

     
 

8 Commenti

  1. Zamax scrive:

    Già! Curioso però come le gazzette democratiche non colgano però l'altro aspetto della questione. Non guasterebbe un po' di coerenza. Su questa cosa io ci ho fatto un post nel mio blog. Eccolo:

    La Caritas sventola come un bollettino di vittoria il nuovo rapporto sull’immigrazione e i dati in esso contenuti: gli immigrati regolari sono 4.330.000, il 7,2% dei residenti. Ma circa 300 mila sono stati regolarizzati lo scorso mese. E quindi la percentuale sale al 7,7%. Siamo un paese di Serie A finalmente! Siamo sopra la media europea! E stiamo parlando solo di regolari. Ci stiamo avvicinando pure alla meravigliosamente democratica Spagna coi suoi poco più di 5.000.000 di immigrati regolari, di cui però una quota rilevantissima è costituita da latinoamericani di lingua spagnola, e alcuni come uruguayani o argentini differiscono dagli iberici in gran parte solo per l’accento; e anche alla Germania, che però conta ottanta milioni di abitanti, venti più dell’Italia, coi suoi 7.000.000. E allora, tutto bene? L’Italia non è più il paese delle cacce grosse al negro e all’abbronzato? Col piffero. Ci vorrebbe coraggio e schiena diritta per omaggiare sia pure di un piccolo “grazie” – di un buffetto, di una strizzatina d’occhio – le plebi dell’Italia berlusconiana: doti che evidentemente mancano a Mons. Schettino, presidente della Commissione episcopale immigrazione e migrantes, e a un Gianfranco Fini sempre più compreso del suo ruolo di scolaretto democraticamente perfetto. Invece…

    [Secondo il presidente della commissione migrantes, tra l’altro, i dati del nuovo Dossier Caritas ridimensionano l’allarme criminalità legato agli immigrati ed al contempo sembrano far “vacillare anche il cliché degli italiani brava gente a seguito dei ricorrenti atti di razzismo e intolleranza nei confronti degli immigrati”. Per questo, conclude monsignor Schettino, “bisogna cambiare e favorire condizioni di vita più serene per noi stessi e per gli immigrati” e “favorire un loro inserimento nella società”. Un processo che comporta diritti e doveri, sostiene la Cei, ma che può passare anche attraverso le regolarizzazioni per chi lavora, la concessione della cittadinanza e maggiori aperture sul voto amministrativo. Sulla scia della Cei, anche Gianfranco Fini ritiene che l’ignoranza e il pregiudizio siano i primi ostacoli da superare: ”In Italia non c’è razzismo ma tanta xenofobia che è l’anticamera del razzismo. E xenofobia – ha detto il presidente della Camera alla presentazione del rapporto Caritas – significa paura dello straniero. Intanto c’è molta ignoranza e su questo serve un impegno stringente delle istituzioni. In più non tutte le cosiddette agenzie educative, come la scuola, le istituzioni o i giornali, hanno rivolto ai giovani l’invito a riflettere. Per questo il primo impegno delle istituzioni è di contrastare il pregiudizio che è l’anticamera dell’ignoranza e della ripulsa”. (La Repubblica.it)]

    Ma ragazzi, parlo a voi, Mons. Schettino e Gianfranco Fini, una lisciatina di pelo piccola piccola – giusto per un briciolo d’umanità – a quella bestia ignorante dell’homo italicus non potete proprio farla? Vi fa proprio schifo? E poi ci si sorprende se quest’ultimo si sceglie il padrone che lo bastona di meno! Mah…

  2. Zamax scrive:

    Già! Curioso però come le gazzette democratiche non colgano “però” l'altro aspetto della questione. Non guasterebbe un po' di coerenza. Su questa cosa io “ci” ho fatto un post nel mio blog.

    Scusate le ripetizioni, ero quasi incazzato. (Be', non proprio, un pochettino…)

    Un sorriso …beffardo. (scherzo, scherzo)

  3. lpazia scrive:

    La presenza di tanti stranieri in pianta organica sul suolo patrio disturba non poco anche me,ma vogliamo scommettere non per le stesse ragioni per le quali disturba Zamax?….magari ,anzi,per ragioni opposte.

  4. Zamax scrive:

    Chi l'ha detto che mi disturba? Io detesto il nazionalismo e ho un temperamento cosmopolita. Solo:
    1) Contesto la grande faciloneria di Pittau & C., specie quando viene accompagnata dal ditino alzato verso il volgo che non capisce;
    2) Dichiaro che il quadro dipinto dalla Caritas è una clamorosa sconfessione dell'allarmismo antirazzista nei confronti dell'Italia, com'era facilmente intuibile da chi avesse un minimo di buon senso.

  5. Ipazia scrive:

    In quanto titolari di visioni del mondo di derivazione sottoproletaria,fortemente legate ad egemonie culturali di stampo clericale e reazionario,la gran parte dei migranti che arrivano in Italia porterà il suo potente contributo nello spostare ancora di più verso la destra l'asse culturale del nostro paese,facendoci retrocedere verso posizioni per superare le quali le menti più avvedute dei nostri predecessori hanno dovuto sputare lacrime e sangue.E' paradossale che la destra che,ad esempio nei rapporti interpersonali all'interno della famiglia,mostra nostalgie per i tempi in cui anche da noi dominavano ” Valori ” in tutto simili a quelli che professano moltissimi degli immigrati,li combatta poi così aspramente.

  6. ambrigiobrambilla scrive:

    Gli immigrati sono una risorsa, per la Caritas.

  7. comicomix scrive:

    Ciao!
    Mi sembra che l'articolo sia molto chiaro su “da che parte sta” chi scrive.
    Sicuramente non dalla stessa di chi pensa che sia giusta la “caccia all'immigrato”.
    POi ognuno ha il suo stile. IL mio non è quello di “lisciare il pelo a quella bestia ignorante dell' “homo italicus”.

    Che dal mio punto di vista va convinto, non bastonato. Grazie

    C.

  8. comicomix scrive:

    Gli immigrati sono esseri umani. Spero non solo per la Caritas. ;-)

    Sul fatto che siano una “risorsa” parlano le cifre. Di Istat, Banca d'Italia, CGIA mestre, ecc.
    Come tutti i fenomeni complessi va “governato”. Che l'approccio giusto sia quello seguito in questi mesi, io ho qualche dubbio. Spero mi sia (ancora) permesso. :-)

    Ciao!

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