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Internidi Igor Jan Occelli
pubblicato il 29 ottobre 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Due maschere da ragazzi perfetti dietro cui si cela la follia nazista. A Verona. A casa nostra.

Ingannano le apparenze. Ingannano così tanto che nessuno si accorge di niente. Tutti continuano ad ammirare e apprezzare Marco e Wolfang. E come potrebbe essere altrimenti? Loro sono l’emblema del Nordest: ricchi e di ottima famiglia. Il padre di Marco è medico, primario del centro grandi ustionati di Verona, dove vive tutta la famiglia. Il padre di Wolfang fa l’avvocato, invece. Tutti e due sono ottimi studenti: il primo sta per laurearsi in fisica, l’altro ha già conseguito la laurea in matematica. Di certo, a uno sguardo superficiale, i due non sembrano avere problemi. Le cose però non ludwig2 I giustizieri di Hitlersempre sono come uno le vede. Così sotto quell’aria da bravi ragazzi può celarsi dietro ben altro.

PROBLEMA – Marco e Wolfang hanno un programma. Non lo dicono a nessuno, ma ce l’hanno. E hanno giurato di portarlo avanti. Per loro tutte quelle cose che hanno studiato a scuola, la resistenza, l’antifascismo, i partigiani, sono tutte stronzate. Hitler avrebbe dovuto finire il lavoro iniziato. Nessuno si sarebbe dovuto mettere sulla sua strada. E visto che qualcuno l’ha fatto, è tempo che qualcun’altro inizi a darsi da fare. Loro non hanno perso tempo. Ma, appunto, è difficile guardare oltre i loro sorrisi, sotto le loro camicie, sotto quella maschera perfetta di ragazzi della borghesia veronese. Nessuno si è accoro di loro, in pratica. Eppure la loro opera di pulizia della feccia dell’umanità dalla faccia della terra è già iniziata. Prima è stata la volta di Guerrino Spinelli, arso mentre dormiva nella propria macchina la sera agosto del 1977. Era solo un barbone, un poveraccio, era giusto liberarsi di lui. Poi un po’ di pausa e la notte del 17 dicembre 1978 la furia dei due si abbatte su Luciano Stefanato, indegno di stare al mondo poiché omosessuale. Ancora un anno e il 22 dicembre 1978 Marco e Wolfang decidono di ripulire dalla vista dei passanti veneziani quel tossico che porta il nome di Caludio Costa. Peccato però che nessuno abbia mai parlato di loro, Nessuno ha colto nessun nesso fra quei tre omicidi. Nessuno è stato in grado di ricomporre i pezzi del puzzle. Da qui l’idea della lettera inviata al Gazzettino, un quotidiano del Veneto. E subito dopo, tanto per far capire che con “Ludwig” non si scherza, visto che così hanno deciso di chiamarsi, alla loro personale opera di pulizia aggiungono anche la prostituta Alice Baretta. Giusto per non perdere tempo.

FOLLIA - Gli investigatori iniziano a lavorare sul profilo criminale dell’assassino, ma i due sono veloci. Il 25 maggio del 1981 incendiano un rifugio per senza tetto a Verona, portando via la vita a Luca Martinotti, appena 17enne. “La nostra fede è nazismo”, scrivono nella lettera di rivendicazione inviata a Repubblica. “La nostra giustizia è morte. La I giustizieri di Hitlernostra democrazia è sterminio. Rendiamo noto che abbiamo puntualmente rivendicato il rogo di san Giorgio a Verona con il messaggio inviato a “La Repubblica”. Alleghiamo un dischetto metallico identico a quello applicato sulla più grande delle tre torce usate. Gott mit uns” (Dio è con noi).  Su di loro, intanto, non c’è nessuna prova, nessun indizio, niente di niente. Hanno gioco facile a uccidere a martellate anche Gabriele Pagato e Giuseppe Lovato, due frati, il 20 luglio del 1982. E, tanto per restare in tema, alla loro lista aggiungono anche Armando Bison, un parroco, ritrovato con un crocifisso piantato in testa. “Rivendichiamo l’esecuzione di Trento. Il potere di Ludwig non ha limiti. Il crocefisso reca la scritta Faba. Gott mins uns”, scrivono ancora Marco e Wolfang. Un anno dopo puntuale arriva la strage. Al cinema erotico Eros di Milano in sei rimangono morti, arsi fra le fiamme. Va meglio a Monaco, dove nel 1984 nella discoteca da loro appiccata muore soltanto una persona.  Ai roghi però i due hanno preso gusto. Provano a fare il colpaccio alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere. Qualcosa però va storto: la moquette non brucia. Vengono presi. Quando si scopre che sotto Ludwig si celano due ragazzi non ancora trentenni, Marco Furlan e Wolfang Abel, appartenenti a quelle due stimate famiglie, Verona precipita nel caos. In casa sua si nascondevano due mostri, e nessuno lo aveva mai notato.

E ORA, LIBERI - Il processo inizia presto e presto si conclude: il 10 febbraio 1987 la condanna a trent’anni arriva lesta. Poi accade un imprevisto: scadono i termini di custodia cautelare e i due escono. Marco però non ci sta e fugge. Viene preso solo nel 1996, a Creta, dove si era rifugiato. La parola fine la mette la Cassazione l’11 febbraio del 1991: ventisette anni. Ventisette anni per quindici omicidi. Ora Marco Furlan è un uomo libero: dopo aver scontato 18 anni di carcere a inizio 2009 è stato rilasciato. Abel lo dovrebbe seguire fra un paio di anni. L’inganno lo aveva celato bene.

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