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L’euro parlamentare Tiziano Motti e il vizietto delle lauree un po’ così

Il gran numero di lauree finte di cui si sono addobbati molti leghisti non è che la punta di un iceberg di un mercato che vale qualche milione di euro.

TROPPE LAUREE FALSE – A sentire chi si occupa del fenomeno il traffico di titoli apparentemente universitari nel nostro paese è abbastanza florido. L’attività è priva di rischi, perché chi compra sa benissimo cosa compra e non si sognerà mai di denunciare il venditore per truffa. Diverso, seppur simile, il recente caso che ha visto un istrionico promotore di questo genere d’atenei, cercare pubblicità offrendo gratuitamente, ma a favore di stampa, una serie di onorificenze a personaggi noti, una maniera come un’altra di farsi pubblicità, anche se l’astuto ha osato troppo e non è finita bene.

UN FENOMENO RADICATO – Il fenomeno è noto da tempo, tanto che già nel 2005 Gianantonio Stella sul Corriere dipanava le fila del fenomeno, faceva il nome degli “istituti” più noti, in genere per essere finiti sotto la lente di qualche autorità. Il fenomeno, come dimostrano il caso del Trota e dei suoi compagni di partito, continua ad infestare anche la politica italiana, e non è solo un vezzo innocente per piccoli imprenditori o persone che sognino un titolo da esibire, fosse pure solo in famiglia o tra gli amici, come poteva essere quella di Amedeo Ricucci recuperata alla Clayton University di San Marino.

I PARLAMENTARI – C’è cascato in tempi più remoti il ministro Baccini, che vantava sul curriculum parlamentare alla Berkley University, che disgraziatamente ha una “e” in meno della famosa università californiana di Berkeley. C’è cascata poi Daniela Santanchè che l’aveva fatta più corta ed esibiva un master alla Bocconi, smentito clamorosamente dalla stessa università come inventato dal nulla Ma la lista non è finita.

IL PARLAMENTARE EUROPEO – Qualche giorno fa ho pubblicato un breve post sul mio blog per censire i cinque deputati europei che hanno votato a favore dell’approvazione di ACTA e tra questi c’è Tiziano Motti. L’ACTA era una clamorosa truffa ordita dalle grandi corporation detentrici del copyright e mirava a introdurre obblighi polizieschi per i provider e sanzioni e barriere grottesche contro lo scambio di proprietà intellettuali. L’hanno capito tutti e così si sono trovati in una quarantina di deputati contro più di 400 e ciao ACTA. Motti è un deputato UDC fedelissimo di questo genere d’espedienti per limitare la rete e infatti sostiene anche lo stesso genere di provvedimenti a chiudere la rete, per difendere i bambini e rendere la vita dura ai pedofili. Motti è un politico estroso e attivo, ne ho seguito le gesta fin da quando, da clone  di provincia del modello Berlusconiano qual è, si autopromosse per una candidatura alle europee tappezzando il territorio di manifesti 6×3. Pur respinto dal PDL dove pensava di accasarsi, fu tirato a bordo da Casini, insieme ad Allam e altri neo-politici, riuscendo a sbarcare a Strasburgo. Motti è un politico che si è fatto da solo partendo da Reggio Emilia dove fa l’imprenditore nel campo dell’informazione e dello spettacolo, ma il suo ottimismo non è inferiore a quello del suo modello ideale, così come il suo impegno nell’arrampicarsi sugli specchi quando è in difficoltà.

LA SCOPERTA – Trovandomi sul sito del parlamento europeo non ho potuto fare a meno di dare un’occhiata al  profilo ufficiale dei cinque e subito mi è saltato all’occhio che in quello di Motti c’era esposta una “Laurea honoris causa in scienze della comunicazione”. Però non c’era scritto quale ateneo abbia onorato il nostro. L’ho annotato di passaggio nel post, che mai avrei creduto che sarebbe arrivato proprio Motti a commentare, per spiegare i suoi buoni motivi per votare a favore di ACTA.

PERCHE’ ACTA E’ MORTO – Premettendo che lui ha “Votato con assoluta coscienza contro il fronte ideologico e prevenuto“. Dopo aver chiarito che i suoi colleghi che hanno votato contro ACTA sono obnubilati dall’ideologia e per di più sotto scacco da parte del popolo del web, ha filosofeggiato, assegnandosi il ruolo di novello Galileo: “Chi può dire se hanno ragione i tanti o i pochi? La terra era forse piana solo perché erano quattro gatti a sostenere che fosse invece pressappoco una sfera?“.

LA PALLA AL BALZO – Ne ho approfittato allora per chiedere lumi sulla laurea, il che gli ha scatenato sospetti sulla mia persona, perché c’è un suoi fiero avversario locale ed ex-dipendente che ha pure lui messo il dito nella piaga e che scrive in rete:

“Sul profilo Facebook dell’eurodeputato Tiziano Motti risulta una laurea honoris causa in scienze della comunicazione assegnatagli dalla Leibniz University. Ma cos’è la Leibniz University? Boh.

LA RISPOSTA – Dopo aver chiesto le mie generalità Motti ha dato la sua risposta e, da quello che scrive, non ha fatto niente di male perché si tratta di: “un titolo di “doctorate” non riconosciuto in Italia ma incontestabilmente legittimo (attenzione agli svarioni: alcune università si trovarono nel mirino dell’Antitrust esclusivamente perché la pubblicità in Italia dei loro corsi con riferimento a titoli ottenibili come “Dottore in Economia” potevano trarre in inganno i consumatori suscitando il convincimento che tali titoli fossero equipollenti a lauree italiane, mentre si trattava di titoli non riconosciuti dal nostro ordinamento) ... Ha aggiunto poi che mi spedirà copia della laurea in modo da poter “constatare se esiste oppure no un titolo quale quello menzionato nel curriculum del Parlamento Europeo. Peccato che il punto non sia l’esistenza o meno di quel titolo con quelle caratteristiche e non solo per lo scandalo di un parlamentare europeo che si presenta così o perché in altri paesi ci si dimette subito dopo figure del genere e in casi del genere. Ma soprattutto perché quella semplice esibizione di un titolo che non vale niente; e che non vale niente lo conferma lo stesso Motti; è un reato.