“Tremonti non si tocca!”: La base Pdl teme il complotto di Fini
28/10/2009 - “E’ un grande, lasciatelo fare!”: mentre viene firmata ufficialmente la pace tra i leader, gli elettori del partito berlusconiano sul web sembrano non avere esitazioni. Meglio accontentare la Lega piuttosto che Fini. Mentre prima dell’incontro chiarificatore di ieri sera Silvio
“E’ un grande, lasciatelo fare!”: mentre viene firmata ufficialmente la pace tra i leader, gli elettori del partito berlusconiano sul web sembrano non avere esitazioni. Meglio accontentare la Lega piuttosto che Fini.
Mentre prima dell’incontro chiarificatore di ieri sera Silvio Berlusconi non si
capacitava per le prese di distanze di Giulio Tremonti, le cui dichiarazioni sul posto fisso prima e sulla riduzione dell’Irap poi, avevano creato non poche fibrillazioni all’interno del partito del Cavaliere, gli elettori del Popolo della Libertà non sembrano affatto rammaricarsi col Ministro dell’Economia. Nei forum si dicevano quasi tutti contrari alle sue dimissioni, sarebbero stati disposti a vederlo anche nelle vesti di vicepremier, oltre che di ministro ovviamente, pur di non darla vinta ai soliti guastafeste che dall’interno minerebbero, dicono, alla stabilità del governo. Gli indiziati? I soliti: Gianfranco Fini, Mario Draghi, Confindustria.
FINI CONTRO TREMONTI - Quella del complotto di questi tempi è una tesi ricorrente. Il titolo di una discussione dice tutto: “La storia si ripete: i finiani vogliono cacciare Tremonti”. “Se salta Tremonti e per giunta per colpa di Fini voto Lega per sempre. Tremonti ha fatto benissimo quello che doveva fare finora, intoccabile”, diceva qualche giorno fa Gigione. “E’ un dovere di ogni elettore del Pdl cacciare via l’essere immondo”, incalzava subito dopo Costantino. Poi era la volta di Imperium, che interveniva a precisare: “Non dimentichiamo che non solo Fini manovra contro Tremonti, dobbiamo sicuramente annoverare nei ranghi degli anti-tremontiani Draghi e alcuni settori di Confindustria, questi ultimi soprattutto dopo l’uscita del ministro sul posto fisso”. Per MaRcO88 si trattava di “gente che ha sempre avuto tutti i favori possibili e vuol sempre di più.e fanno pure le vittime…”. Era il Presidente della Camera il bersaglio prediletto. Ancor più duro dei precedenti nei suoi confronti era il giudizio di Cadorna: “Fini sta facendo tutto quello che è nelle sue possibilità per distruggere il Pdl, è inutile prendersi in giro. Tremonti non si tocca. Berlusconi non ceda ai “figiani” e lo faccia vicepremier”.
SILVIO SENZA CORAGGIO - Altri utenti pidiellini avevano analizzato la
posizione di Berlusconi stretto nella morsa dell’incudine pidiellina e del martello leghista. Anche qui non mancava il riferimento ad un complotto interno al partito. Spiegava joseph riferendosi al Presidente del Consiglio: “Se poi volesse difendere Tremonti, cosa che presuppone un coraggio che non ha, allora avrebbe da gestire la fronda interna di quelli di An confluiti nel Pdl per necessità non per convinzione. Insomma, non so quanti giorni ancora potrà stare in piedi la maggioranza con governo incorporato”. Sulla stessa linea pure larth: “L’ unica cosa che c’è da capire è che cosa vuole Berlusconi… cacciare Tremonti significa mettersi in rotta di collisione con la Lega (come vogliono “finiani”, Bankitalia e Confindustria), cioè perdere il governo cioè la fine politica di Berlusconi… Vuole veramente “ritirarsi”? Pensa veramente di avere “garanzie” che poi nessuno lo toccherà?”.
GIULIO NON SI TOCCA - Ed anche sul guestbook ufficiale del Popolo della Libertà, Spazio Azzurro, gli elettori non avevano esitato a prendere le difese di Tremonti e le distanze dai compagni di partito secondo loro artefici delle fibrillazioni interne. “Già una volta dalle dimissioni di Tremonti iniziò il declino, allora c’era lo zampino di Fini, vuoi vedere che…”, si leggeva in un messaggio intitolato “La storia si ripete”. Aveva le stesse sensazioni pure Gilberto, che avvertiva: “Presidente, Tremonti deve restare! E’ qualcun altro (e sappiamo chi) che deve essere sbattuto fuori dal Pdl ed andare a raggiungere Follini!”. Poi rispuntava il governatore della Banca d’Italia: “Berlusconi non si faccia mettere in trappola! Tremonti vuole essere vice premier? E gli dia la qualifica. Ma non lo mandi via! Se mette Draghi il governo cade”. E si ricorreva perfino alla legittimazione elettorale per scongiurare il pericolo di un cambio al vertice del Ministero di via XX Settembre: “Silvio si ricordi che Tremonti è stato votato dal popolo, mentre Draghi no!”. Paulus, invece, temeva un governo alternativo e provvedeva a lanciare l’allarme: “Attenzione! Mentre si fa pressione su Tremonti c’è chi si guarda attorno per cercare il Dini della situazione”. Poi era il turno di Gigi da Padova: “Silvio. Tieni duro tu su Giulio! Così costringerai chi nella maggioranza rema contro a scoprirsi ancora di più”. Qualche altro internauta, invece, provvedeva ad attaccare Confindustria: “La sinistra ha attaccato il Premier e Tremonti per aver difeso il posto fisso, sinistra e Confindustria lo hanno distrutto agli italiani per dar lavoro agli stranieri”. La base del Pdl, insomma, a quanto pare in questo frangente si è mostrata molto più leghista di quel che si poteva immaginare. Gli elettori del Cavaliere avrebbero sicuramente capito e gradito di più un Tremonti vicepremier piuttosto che un cambio al Ministero dell’Economia. Una mossa, quest’ultima, che sarebbe stata percepita semplicemente come una delle vecchie manovre di palazzo alle quali gli stessi elettori del Pdl, così come i leghisti, sono stati da sempre, dai loro leader, abituati a condannare.












