Dopo l’elezione del segretario, un’analisi della situazione del partito democratico tra D’Alema e lo scisma margheritino
Volendo prendere i classici due piccioni con una fava, ha cominciato subito malissimo, il neoeletto segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani. “Siamo orgogliosi” ha dichiarato “di essere quelli che stanno facendo un partito, realizzando così la Costituzione repubblicana, che conosce i partiti e non i popoli. […] Siamo orgogliosi di fare un partito che non ha padroni, ma che fa dei congressi per scegliere chi li deve guidare”. La frase era stata evidentemente da lungo tempo meditata in vista della vittoria,
per parare l’accusa di un ritorno al “vecchio”, al “partito”, al “PCI”, facendosi scudo proprio di quella Costituzione che è diventata la Bibbia Laica del neogiacobinismo antiberlusconiano cui fa capo il partito di Repubblica. Sennonché fa tristezza veder brandire dal “nuovo” segretario del più grande partito dell’opposizione, al momento della sua intronizzazione, la solita arma della delegittimazione preventiva della controparte politica, quella del “popolo” stavolta, in obbedienza agli impulsi sotterranei che dall’inizio della storia repubblicana hanno reso la sinistra italiana disperatamente settaria, minoritaria, anomala. Voglio comunque sperare che l’uscita di Bersani sia solo un perdonabile peccato di opportunismo e di furbizia; e oggi, nel momento del suo trionfo, mi va di essere magnanimo, anche perché il mondo della politica ci tortura ogni giorno gli orecchi con l’eco di straordinarie minchionerie.
LOTTE BARBARE - La vittoria di Bersani, ben lontana da risolvere gli irrisolti nodi storico-culturali della sinistra, rappresenta tuttavia un timido ritorno alla ragionevolezza dopo le acrobazie senza rete del grande balzo in avanti democratico, che dell’oblio di una porzione ben selezionata di passato aveva fatto l’esca lusingatrice per i naufraghi del postcomunismo, in quanto permetteva loro di riciclare il settarismo comunista in quello più asettico dei devoti della legalità; tanto che in certi media con caratteristica improntitudine la figura del perfetto liberale oramai si confondeva con quella del perfetto giacobino. Ed una vita democratica decente non può basarsi sulla menzogna. Ora si ritorna ai blocchi di partenza. Si spera con maggior sincerità e autocritica. L’elezione del nuovo segretario, nonostante le parole d’esordio, è una sconfitta per tutti i giustizialisti che agitano la Costituzione come un giorno agitavano il Libretto Rosso dei Pensieri di Mao; è un segno ulteriore che Repubblica non detta più la linea, del suo sempre più splendido isolamento, che viene dopo l’aspro confronto dei giorni scorsi tra Scalfari e De Bortoli, il direttore di quel Corriere della Sera che da settimane sforna editoriali rivendicando la sua “equidistanza” dalle fazioni in lotta; la quale esibita “equidistanza”, nel linguaggio dei bollettini della guerra civile a bassa intensità che stiamo vivendo in Italia da decenni, se non va letta certo come un “asservimento” a Berlusconi, equivale in ogni caso ad una sua vittoria decisiva.
IL RITORNO DEL BAFFO – Hanno vinto Bersani e D’Alema. Ma la situazione è molto diversa da quella di due-tre anni fa, quando la coppia trescava con piccolo establishment industrial-finanziario con l’intenzione di circuirlo e mangiarselo; quando, prima del definitivo tracollo elettorale
prodiano, il quartier generale diessino aveva puntato tutto, lucidamente, su l’opzione tecnocratica. Il disprezzo di D’Alema per rifondaroli e compagnia era grande, ma era il disprezzo del vero comunista, del leninista di stoffa togliattiana, per il dilettante dagli eroici furori che non sa piegarsi a quel pragmatico cinismo che è la sola forma di moralità comunista. E quindi in cuor suo D’Alema rimproverava – allora – e giustamente, al coacervo ecopacificista e altermondialista della sinistra antagonista di essere poco comunista. Di non capire per esempio che lui e il suo abile braccio destro stavano lavorando al completamento della Dar al-Islam comunista, con la premeditata desertificazione di quel sottobosco economico – le piccole corporazioni “kulake” – che intralciavano la via alle grandi corporazioni rosse. E’ una sconfitta pure per i partigiani di una sinistra-non sinistra fuori dalla storia, e quindi inutile, e quindi basata sull’inganno, che fossero il gruppo sparuto dei sinceri “liberal” o quello maneggione degli ex-democristiani. A Vernetti, un ex-margheritino che forse seguirà Rutelli nella sua nuova appassionante avventura centrista, non è rimasto che prendere atto dell’ennesima dura replica della storia: “c’è il rischio che Bersani accentui queste connotazioni e faccia tornare il PD ad essere un sincero e onesto partito di tradizione socialdemocratica. E questo sarebbe molto differente dall’idea originale del PD”. Singolare che le parole di questa orazione funebre suonino straordinariamente simili a quelle vergate da un famigerato scribacchino di questa famosa testata giornalettistica qualche tempo fa con intenti diametralmente opposti, quando dalla riva destra formulava l’auspicio per la sinistra di un “onesto, schietto, europeo, ma doloroso sbocco socialdemocratico”.




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stocazzo de zamax, è davvero lo Zagrebelski del centrodestra.
I 3 milioni alle primarie dovrebbero far riflettere e invece manco pe' niente
Più che altro Zamax si lascia andare ai soliti luoghi comuni, tra i suoi discorsi sul comunismo il leninismo e i deliri di Di Pietro sulla presunta connotazione fascista del governo attuale io non vedo molta differenza.
D'Alema e Bersani sono ex comunisti tanto quanto Bossi, Maroni, Frattini e Pecorella, ne più ne meno.
Anche perchè le parole hanno un significato e deformarle per opportunismo politico mi sembra una forma di neolingua orwelliana, la sinistra rappresentata da Bersani è ben poco marxista, e sinceramente questo è un bene, anche se questo rappresenta il pericolo di una ennesima batosta elettorale per Berlusconi, o per i suoi prossimi successori alla guida del centrodestra.
Il fatto di essere un partito con una qualche forme di democrazia interna per quanto imperfetta e di sostenere l' esigenza di un rispetto per la costituzione possono sembrare assurdità a chi preferisce il caos in cui prosperano i parassiti, ma la certezza del diritto è l'unica base su cui ci può essere una qualsiasi forma di crescita economica e civile.
Bressan ha riflettuto, Mthrandir pure, Campi ed i suoi compari di Farefuturo idem ed i dellavedoviani anche, giusto per dirne alcuni. Zamax no, come Cicchitto, per dire. Evidentemente a lui piacciono i predellini fondativi. Non ti curar di lui ma guarda e passa.
Ma scusate, sono stato cattivo? Ho dato un giudizio negativo della vicenda? Non mi pare. Er popolo de sinistra ha votato, e saluto il ritorno alla realtà, che mi sembra il presupposto indispensabile per una ricostruzione del secondo pilastro della politica italiana, dopo quello berlusconiano. Adesso – piano piano – inizieranno pure i contatti con la sinistra esclusa dal parlamento. Me ne rallegro. E' necessario. Sorpresi? Ma con chi volete fare la politica? Con gli happy few che scrivono sui giornali? Con gente che non esiste? Comunque meglio quelli che i dipietristi. Nun ve piace er popolo del PDL? Comunque il Berlusca l'ha messo assieme e lo ha fatto ragionare: e certo senza molti svolazzi intellettuali ah ah ah… Un giorno toccherà pure a quello di sinistra: ragionerà allo stesso livello dei berlusconiani e puzzerà come loro, ma almeno ci saremo liberati dei fanatici. E' la democrazia, bellezza!
zamax il problema è che non riesci ad esprimere chiaramente il tuo pensiero laico, liberale e moderato.
Quando scrivi tutto si aggroviglia in allucinazioni verbali di comunisti mangiabambini, libretti rossi, partiti marxisti-leninisti-stalinisti, comitati centrali, gulag, spie del kgb e compagnia bella. non so se te ne rendi conto ma sembri uscito dalla letteratura complottista degli anni '50-60.
All'epoca della guerra fredda e del maccartismo avresti fatto furore, ma oggi che i comunisti si chiamani bondi, ferrara, liguori e putin il tuo linguaggio suona obsoleto, desueto ed inadatto ad interpretare i fattori guidano la politica contemporanea.
Insomma datti una svecchiata!!
Il punto è che Berlusconi non ha messo insieme un bel niente, ha semplicemente ereditato un elettorato che c'era già, ma ha anche ereditato l'immobilismo necessario a tenerne insieme i rappresentanti, con il risultato di tirare a campare mentre la nave affonda, mentre Slovenia, Grecia e Repubblica Ceca nei prossimi anni supereranno il PIL procapite italiano.
L'argomento del “popolo” berlusconiano è privo di senso, il rispetto per l'elettorato di centro destra non comporta certo la necessità di adulare politici di statura infima come quelli che affollano l'attuale governo, in cui un galoppino dell'ex PSI come Brunetta fa la figura del gigante…..
Come al solito,la prosa del redattore è fiorita ,ma poco univoca;tralasciando di riflettere sull'uso ambiguo del due volte citato sostantativo ” Giacobino “,citato in due significati chiaramente diversi,non risulta comprensibilissimo se l'elezione di Bersani alla Segreteria de P.D.lo spaventi o che cosa.Ci faccia capire meglio.
sai che c'è Zamax ? E' che se avesse vinto Franceschini avresti messo su la stessa solfa. Cambiandoci qualche parametro. Me pare de legge il comunicato di Capezzone
“il disprezzo del vero comunista, del leninista di stoffa togliattiana, per il dilettante dagli eroici furori che non sa piegarsi a quel pragmatico cinismo che è la sola forma di moralità comunista.”
da incorniciare
'O VERITE, 'o verite……è cummo dico io
so' comunisti e vonno torna' a fare li comunisti
e tutti quelli che nin so' daccordo li pijano a carcinculo
epperciò che noantri della Margherita ce ne ino prima de esse mannati
adipolpo adipolpi
che sono io
Ogni volta che sento di parlar di popolo mi viene il voltastomaco ricordando i discorsi della sinistra degli ultimi cinquant'anni, quando hanno cominciato anche dalla sinistra della destra che non c'è ho capito che lo stivale bolscevico è arrivato in Italia quando ormai non c'è nessuno a calzarlo.