La Lega democristiana per l’indipendenza della Padania
di Gioia Lomazzo
Umberto Bossi e Roberto Maroni stanno litigando in questi giorni per la faccenda delle espulsioni comminate nei giorni dello scoppio dello scandalo dei fondi pubblici utilizzati a fini privati da parte di alcuni dirigenti. In particolare, vennero cacciati con disonore Belsito, Rosi Mauro e Stiffoni. Oggi, a quanto pare, l’Umberto vorrebbe far rientrare qualcuno (la Mauro?) e per questo sta ripetutamente parlando di “nuova pace padana” da conseguire con la riappacificazione tra gli iscritti. Ecco, Maroni, dopo giorni di silenzio, ha risposto poco fa proprio a Bossi:
Dal 1 luglio c’e’ una nuova procedura e quindi per i provvedimenti disciplinari che saranno presi a partire da quella data in poi si applicheranno le nuove regole compresa quella che consente al presidente federale Umberto Bossi di essere giudice di appello per chi e’ stato espulso e ha piu’ di 10 anni di militanza. Per chi e’ stato espulso pero’ prima del 30 giugno le regole sono quelle del vecchio statuto. Si poteva fare ricorso al collegio dei probiviri e se qualcuno lo ha fatto il collegio se ne occuperà. Se pero’ non l’ha fatto rimane espulso e non potrà ricorrere alla procedura nuova. Le nuove regole -ha concluso Maroni- non hanno effetto retroattivo
Insomma, spiega Maroni, è una questione di carte quella a cui sono stati impiccati i desiderata di Bossi. Una questione burocratica. C’è la regola, e allora stiamo alla regola (cit.). La nuova Lega di Bobo è sempre più furba. Per l’indipendenza della Padania, certo, ma adesso buttate le canottiere: è arrivata la via democristiana alla secessione.











Bella coppia, il ladrone sciancato padre di ladroni e marito di ladrona, e l’opportunista che accetta suo malgrado il ladrone. In poche parole presidente e segretario di LEGA LADRONA.
Cosa può essere un partito che per vent’anni è andato a braccetto col partito più corrootto di sempre, covo di mafiosi e corrotti?