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	<title>Commenti a: Giavazzi, la crisi e la lotta contro i mulini al vento</title>
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	<description>Riservato a molti eletti</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 10:22:43 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: okishio was wrong</title>
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		<dc:creator>okishio was wrong</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 22:08:13 +0000</pubDate>
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		<description>Tra l&#039;altro affermare che solo una visione austriaca o neokeynesiana à la Minsky possono comprendere questa crisi è falso: la prima manca totalmente di prospettiva storica e si rifugia nella politica monetaria, tradizionalmente l&#039;aspetto ultimo e quindi più superficiale delle crisi, la seconda postula alcuni teoremi sul comportamento delle imprese con alti flussi di cassa che può aver senso come non averlo. Molto più sensate le previsioni -che vanno avanti da circa dieci anni- di Robert Brenner sul declino dei profitti negli USA e sulla finanziarizzazione: http://escholarship.org/uc/item/0sg0782h</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tra l&#8217;altro affermare che solo una visione austriaca o neokeynesiana à la Minsky possono comprendere questa crisi è falso: la prima manca totalmente di prospettiva storica e si rifugia nella politica monetaria, tradizionalmente l&#8217;aspetto ultimo e quindi più superficiale delle crisi, la seconda postula alcuni teoremi sul comportamento delle imprese con alti flussi di cassa che può aver senso come non averlo. Molto più sensate le previsioni -che vanno avanti da circa dieci anni- di Robert Brenner sul declino dei profitti negli USA e sulla finanziarizzazione: <a href="http://escholarship.org/uc/item/0sg0782h" rel="nofollow">http://escholarship.org/uc/item/0sg0782h</a></p>
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		<title>Di: okishio was wrong</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/40659/giavazzi-la-crisi-e-la-lotta-contro-i-mulini-al-vento/#comment-39794</link>
		<dc:creator>okishio was wrong</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 21:51:55 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Ridurre la spesa pubblica&quot; in quanto tale è un assunto del tutto privo di senso almeno quanto il suo contrario. E&#039; ormai chiaro da secoli a chi presta più attenzione alla storia economica che alle belle utopie di Mises e compari, che la spesa pubblica nelle economie nazionali è un meccanismo di regolazione dei mercati la cui funzione dipende strettamente dalle condizioni in cui questi riversano in un particolare momento storico. Ridurre la spesa pubblica in assoluto peraltro non è un&#039;indicazione di politica economica perchè non precisa nè quali fondi tagliare, nè come farlo. Parte dal presupposto che questi fondi non solo siano per forza allocati in modo inefficiente, ma che non sostengano alcuna necessità economica che -una volta interrotta l&#039;erogazione- necessiti di un altra fonte di finanziamento. Generalmente si presuppone che queste fonti alternative provengano automaticamente dal settore privato, senza contare alcun costo di transazione o di creazione dei margini di profitto necessari ad attrarre investimenti nell&#039;area (poi ci si lamenta che si &quot;svende&quot; invece di &quot;privatizzare per bene&quot;). Se già queste presunzioni sono irrealistiche in condizioni normali, sopratutto se si vuole mantenere un minimo di criterio amministrativo pubblicistico che in alcuni casi si rende necessario in sè (prova a liberalizzare la tratta ferroviaria Torino-Milano), non c&#039;è forse momento peggiore di questo per chiedere al settore privato di occuparsi della pubblica amministrazione e di altri settori tradizionalmente incapaci di fornire alti profitti in assenza di cospicui finanziamenti statali. Questo non implica l&#039;accettazione del presente, ci sono mille modi di ristrutturare un&#039;azienda pubblica rendendola efficiente secondo parametri alternativi -in parte o del tutto- al regime concorrenziale ampiamente testati negli ultimi decenni dalle nuove economie asiatiche, che invece di poltrire sulla logora e sciocca opposizione liberale tra stato e mercato hanno saputo far interagire istituzioni pubbliche e private in modo armonioso raggiungendo non solo tassi di crescita invidiabili ma spesso più solidi di quelli europei, più resistenti al ciclo economico e relativamente più protetti dalle fluttuazioni dei mercati di capitali. Il fatto che questi paesi non debbano subire i &quot;costi&quot; del regime democratico non fa che esemplificare quanto quest&#039;ultimo non sia -in questa prospettiva- altro che un costo.

Dopodichè, parlare di istituzioni finanziarie appropriate oggi non può che essere una prospettiva. Non è chiaro COSA sia un&#039;istituzione finanziaria appropriata, prima di tutto perchè se i bilanci pubblici in defici crescente riversano sul mercato interno il peso dei vincoli imposti dal capitale mobile, il regime di questi ultimi dipende dalla struttura finanziaria internazionale e da come viene regolamentata, un fattore che oggi è lungi dal poter essere considerato come dato. Non esistendo alcun livello normale di debito pubblico, i problemi di sostenibilità finanziaria pubblica emergono solo in relazione all&#039;importanza relativa dei mercati di capitali e dei movimenti del tasso d&#039;interesse. In ultima istanza non ha senso considerare nè il tasso d&#039;interesse nè l&#039;offerta di capitale sui mercati finanziari come variabile indipendente su cui ponderare la gravità del debito pubblico di un paese, è uno stupido supply-bias che può al massimo rappresentare un caso particolare su tanti. E&#039; molto più appropriato considerare l&#039;eventualità di cambiare il sistema monetario internazionale, ad esempio programmando un progressivo riallineamento delle valute asiatiche (sopratutto quella cinese), in modo da fornire ai paesi occidentali i margini per ristrutturare il proprio debito E ricostruire il mercato interno stimolando il riassorbimento della paurosa divaricazione tra salari reali e produttività.

Inutile poi cercare ulteriori profitti nello scheletro del vecchio stato sociale. Sono stock scarni e difficilmente mobilizzabili, si tratterebbe solo dell&#039;ennesimo atto di esproprio predatorio inutile buono solo a creare ulteriore monopolio e corruzione.
Le imprese non hanno bisogno di poter fare tutto loro. &quot;Fare tutto&quot; costa, e molte cose -diffondere informazioni, costruire distretti e proteggerli nei primi anni di attività, contrattare coi sindacati, preparare una politica industriale, curare le relazioni coi paesi fornitori e partner strategici, standardizzare listini e formalizzare procedure di spillover intersettoriali, ricostruire una ricerca di base, coordinare i rapporti con le istituzioni e i fondi comunitari, supervisionare affinchè l&#039;ondata di acquisizioni e incorporazioni che presto si renderà utile tra le PMI avvenga in modo omogeneo- semplicemente vanno fatte. Molto meglio ripagare i debiti e tornare in attivo magari lentamente ma con il minimo sforzo possibile. E per il minimo sforzo serve che qualcun altro faccia tutto il resto. 

L&#039;unico sforzo che le imprese italiane devono fare -per lo meno inizialmente- dev&#039;essere produrre, nulla più. Rimettere in funzione i macchinari, gli studi di progettazione e gli uffici. Il resto nessuna impresa di piccole o medie dimensioni può farlo oggi. E questo indipendentemente dal disastroso ruolo dello stato in Italia. La domanda effettiva è bassa, è inutile girarci troppo attorno solo un pazzo potrebe invocare Say adesso, le prospettive per il commercio sono traballanti ed è ormai chiaro che i paesi ASEAN rivedranno parecchio qualsiasi orientamento outward-oriented nei prossimi anni, per un seplice motivo di profittabilità interna maggiore. Anche in questo caso solo un pazzo potrebbe pensare di voler competere coi sempre più grandi e verticalmente integrati retailers cinesi per i loro mercati locali. Dopo 30 anni di deindustrializzazione e finanziarizzazione è palesemente il momento di un riassestamento in favore delle economie di prossimità, nazionali e sopratutto regionali. 

Il rilancio del mercato europeo, le cui istituzioni finanziarie possono tranquillamente assumersi -per il principio di sussidiarietà- una parte delle spese necessarie invece di lasciarle ai singoli stati in ordine sparso, è LA priorità, e non sarebbe male se invece di riproporre la solita invettiva contro la spesa pubblica ci si chiedesse anche a quale scala territoriale sarebbe meglio erogarla, oltre che ovviamente sotto quale forma e a quale uso destinarla e secondo quali vincoli. La BCE potrbbe benissimo emettere dei buoni e dare una mano ai singoli stati, dare un&#039;accelerata all&#039;integrazione giuridica ed amministrativa e iniziare a pensare seriamente -di concerto con le istituzioni politiche dell&#039;unione- di aprire una voce cospicua sulle spese sociali, che soppianti l&#039;infinito caos che tutt&#039;oggi regna in Europa circa molte delle spese che si renderebbero necessarie per riallocare il reddito in favore di lavoratori e imprese. Chiaramente uno scudo fiscale fatto ognuno per conto proprio è forse la soluzione più agli antipodi di tutto ciò che si potesse immaginare.

Parlare di necessità di liberalizzare i mercati finanziari -un&#039;idiozia in sè- PER far circolare i risparmi significa non avere la benchè minima idea di dove questi risparmi siano localizzati nel tessuto economico. Il risparmio di famiglia è più alto che in altri paesi, ma la diseguaglianza è ben maggiore, tenendo poi conto che tutto ciò accade sopratutto in virtù (o per colpa?) di un sistema di ammortizzatori sociali basato ancora molto sul trasferimento monetario e sullo schema familistico e non universalistico, il che gonfia il risparmio famigliare rispetto ad altri paesi dove a dispetto di ciò ogni singolo ha relativamente accesso più libero e gratuito a più servizi pubblici, per giunta più efficienti. Non parliamo poi del fatto che il risparmio famigliare va messo in rapporto con il numero di persone che lavorano in famiglia, e che rispetto ad un tempo l&#039;aumento di occupati per famiglia rispetto al reddito famigliare denota un impoverimento netto per nucleo medio che è semplicemente agghiacciante.

In effetti anche pensare la redistribuzione in senso puramente monetario è mero &quot;bastard keynesianism&quot;. Se c&#039;è una cosa in cui lo stato è utile oggi è quella di riequilibrare il rapporto tra servizi commerciali e non in modo da minizzare i costi di riproduzione sociale addossati alle imprese, che almeno per un po&#039; dovrebbero sopratutto poter pagare bassi salari (ma contrattati collettivamente), non dover pagare meno tasse. Un mercato eccessivamente dilatato per la portata del tessuto produttivo in relazione alla domanda non garantisce alcuna ripresa. Un rilancio serio non può che avvenire a partire da alcuni settori chiave, che daltronde l&#039;Italia ha sempre avuto e su cui non si farebbe alcuna fatica ad orientare tanto quei pochi investimenti mobilizzabili nel breve periodo. Questi investimenti potranno godere di un buon credito solo quando le banche potranno godere di una rinnovata offerta di moneta da parte di cittadini non assillati dalla necessità di dover pagare TUTTO. Il servizio pubblico può tranquillamente svilupparsi in modo complementare al settore commerciale, soprautto in situazioni di sottoconsumo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ridurre la spesa pubblica&#8221; in quanto tale è un assunto del tutto privo di senso almeno quanto il suo contrario. E&#8217; ormai chiaro da secoli a chi presta più attenzione alla storia economica che alle belle utopie di Mises e compari, che la spesa pubblica nelle economie nazionali è un meccanismo di regolazione dei mercati la cui funzione dipende strettamente dalle condizioni in cui questi riversano in un particolare momento storico. Ridurre la spesa pubblica in assoluto peraltro non è un&#8217;indicazione di politica economica perchè non precisa nè quali fondi tagliare, nè come farlo. Parte dal presupposto che questi fondi non solo siano per forza allocati in modo inefficiente, ma che non sostengano alcuna necessità economica che -una volta interrotta l&#8217;erogazione- necessiti di un altra fonte di finanziamento. Generalmente si presuppone che queste fonti alternative provengano automaticamente dal settore privato, senza contare alcun costo di transazione o di creazione dei margini di profitto necessari ad attrarre investimenti nell&#8217;area (poi ci si lamenta che si &#8220;svende&#8221; invece di &#8220;privatizzare per bene&#8221;). Se già queste presunzioni sono irrealistiche in condizioni normali, sopratutto se si vuole mantenere un minimo di criterio amministrativo pubblicistico che in alcuni casi si rende necessario in sè (prova a liberalizzare la tratta ferroviaria Torino-Milano), non c&#8217;è forse momento peggiore di questo per chiedere al settore privato di occuparsi della pubblica amministrazione e di altri settori tradizionalmente incapaci di fornire alti profitti in assenza di cospicui finanziamenti statali. Questo non implica l&#8217;accettazione del presente, ci sono mille modi di ristrutturare un&#8217;azienda pubblica rendendola efficiente secondo parametri alternativi -in parte o del tutto- al regime concorrenziale ampiamente testati negli ultimi decenni dalle nuove economie asiatiche, che invece di poltrire sulla logora e sciocca opposizione liberale tra stato e mercato hanno saputo far interagire istituzioni pubbliche e private in modo armonioso raggiungendo non solo tassi di crescita invidiabili ma spesso più solidi di quelli europei, più resistenti al ciclo economico e relativamente più protetti dalle fluttuazioni dei mercati di capitali. Il fatto che questi paesi non debbano subire i &#8220;costi&#8221; del regime democratico non fa che esemplificare quanto quest&#8217;ultimo non sia -in questa prospettiva- altro che un costo.</p>
<p>Dopodichè, parlare di istituzioni finanziarie appropriate oggi non può che essere una prospettiva. Non è chiaro COSA sia un&#8217;istituzione finanziaria appropriata, prima di tutto perchè se i bilanci pubblici in defici crescente riversano sul mercato interno il peso dei vincoli imposti dal capitale mobile, il regime di questi ultimi dipende dalla struttura finanziaria internazionale e da come viene regolamentata, un fattore che oggi è lungi dal poter essere considerato come dato. Non esistendo alcun livello normale di debito pubblico, i problemi di sostenibilità finanziaria pubblica emergono solo in relazione all&#8217;importanza relativa dei mercati di capitali e dei movimenti del tasso d&#8217;interesse. In ultima istanza non ha senso considerare nè il tasso d&#8217;interesse nè l&#8217;offerta di capitale sui mercati finanziari come variabile indipendente su cui ponderare la gravità del debito pubblico di un paese, è uno stupido supply-bias che può al massimo rappresentare un caso particolare su tanti. E&#8217; molto più appropriato considerare l&#8217;eventualità di cambiare il sistema monetario internazionale, ad esempio programmando un progressivo riallineamento delle valute asiatiche (sopratutto quella cinese), in modo da fornire ai paesi occidentali i margini per ristrutturare il proprio debito E ricostruire il mercato interno stimolando il riassorbimento della paurosa divaricazione tra salari reali e produttività.</p>
<p>Inutile poi cercare ulteriori profitti nello scheletro del vecchio stato sociale. Sono stock scarni e difficilmente mobilizzabili, si tratterebbe solo dell&#8217;ennesimo atto di esproprio predatorio inutile buono solo a creare ulteriore monopolio e corruzione.<br />
Le imprese non hanno bisogno di poter fare tutto loro. &#8220;Fare tutto&#8221; costa, e molte cose -diffondere informazioni, costruire distretti e proteggerli nei primi anni di attività, contrattare coi sindacati, preparare una politica industriale, curare le relazioni coi paesi fornitori e partner strategici, standardizzare listini e formalizzare procedure di spillover intersettoriali, ricostruire una ricerca di base, coordinare i rapporti con le istituzioni e i fondi comunitari, supervisionare affinchè l&#8217;ondata di acquisizioni e incorporazioni che presto si renderà utile tra le PMI avvenga in modo omogeneo- semplicemente vanno fatte. Molto meglio ripagare i debiti e tornare in attivo magari lentamente ma con il minimo sforzo possibile. E per il minimo sforzo serve che qualcun altro faccia tutto il resto. </p>
<p>L&#8217;unico sforzo che le imprese italiane devono fare -per lo meno inizialmente- dev&#8217;essere produrre, nulla più. Rimettere in funzione i macchinari, gli studi di progettazione e gli uffici. Il resto nessuna impresa di piccole o medie dimensioni può farlo oggi. E questo indipendentemente dal disastroso ruolo dello stato in Italia. La domanda effettiva è bassa, è inutile girarci troppo attorno solo un pazzo potrebe invocare Say adesso, le prospettive per il commercio sono traballanti ed è ormai chiaro che i paesi ASEAN rivedranno parecchio qualsiasi orientamento outward-oriented nei prossimi anni, per un seplice motivo di profittabilità interna maggiore. Anche in questo caso solo un pazzo potrebbe pensare di voler competere coi sempre più grandi e verticalmente integrati retailers cinesi per i loro mercati locali. Dopo 30 anni di deindustrializzazione e finanziarizzazione è palesemente il momento di un riassestamento in favore delle economie di prossimità, nazionali e sopratutto regionali. </p>
<p>Il rilancio del mercato europeo, le cui istituzioni finanziarie possono tranquillamente assumersi -per il principio di sussidiarietà- una parte delle spese necessarie invece di lasciarle ai singoli stati in ordine sparso, è LA priorità, e non sarebbe male se invece di riproporre la solita invettiva contro la spesa pubblica ci si chiedesse anche a quale scala territoriale sarebbe meglio erogarla, oltre che ovviamente sotto quale forma e a quale uso destinarla e secondo quali vincoli. La BCE potrbbe benissimo emettere dei buoni e dare una mano ai singoli stati, dare un&#8217;accelerata all&#8217;integrazione giuridica ed amministrativa e iniziare a pensare seriamente -di concerto con le istituzioni politiche dell&#8217;unione- di aprire una voce cospicua sulle spese sociali, che soppianti l&#8217;infinito caos che tutt&#8217;oggi regna in Europa circa molte delle spese che si renderebbero necessarie per riallocare il reddito in favore di lavoratori e imprese. Chiaramente uno scudo fiscale fatto ognuno per conto proprio è forse la soluzione più agli antipodi di tutto ciò che si potesse immaginare.</p>
<p>Parlare di necessità di liberalizzare i mercati finanziari -un&#8217;idiozia in sè- PER far circolare i risparmi significa non avere la benchè minima idea di dove questi risparmi siano localizzati nel tessuto economico. Il risparmio di famiglia è più alto che in altri paesi, ma la diseguaglianza è ben maggiore, tenendo poi conto che tutto ciò accade sopratutto in virtù (o per colpa?) di un sistema di ammortizzatori sociali basato ancora molto sul trasferimento monetario e sullo schema familistico e non universalistico, il che gonfia il risparmio famigliare rispetto ad altri paesi dove a dispetto di ciò ogni singolo ha relativamente accesso più libero e gratuito a più servizi pubblici, per giunta più efficienti. Non parliamo poi del fatto che il risparmio famigliare va messo in rapporto con il numero di persone che lavorano in famiglia, e che rispetto ad un tempo l&#8217;aumento di occupati per famiglia rispetto al reddito famigliare denota un impoverimento netto per nucleo medio che è semplicemente agghiacciante.</p>
<p>In effetti anche pensare la redistribuzione in senso puramente monetario è mero &#8220;bastard keynesianism&#8221;. Se c&#8217;è una cosa in cui lo stato è utile oggi è quella di riequilibrare il rapporto tra servizi commerciali e non in modo da minizzare i costi di riproduzione sociale addossati alle imprese, che almeno per un po&#8217; dovrebbero sopratutto poter pagare bassi salari (ma contrattati collettivamente), non dover pagare meno tasse. Un mercato eccessivamente dilatato per la portata del tessuto produttivo in relazione alla domanda non garantisce alcuna ripresa. Un rilancio serio non può che avvenire a partire da alcuni settori chiave, che daltronde l&#8217;Italia ha sempre avuto e su cui non si farebbe alcuna fatica ad orientare tanto quei pochi investimenti mobilizzabili nel breve periodo. Questi investimenti potranno godere di un buon credito solo quando le banche potranno godere di una rinnovata offerta di moneta da parte di cittadini non assillati dalla necessità di dover pagare TUTTO. Il servizio pubblico può tranquillamente svilupparsi in modo complementare al settore commerciale, soprautto in situazioni di sottoconsumo.</p>
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	<item>
		<title>Di: libertyfighter</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/40659/giavazzi-la-crisi-e-la-lotta-contro-i-mulini-al-vento/#comment-39583</link>
		<dc:creator>libertyfighter</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 20:52:04 +0000</pubDate>
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		<description>Non preoccuparti. Appena lo stipendio me lo abbassano anche i liberali, giuro che voto da un&#039;altra parte. Ma sai noi stronzi con le basi austriache teniamo molto molto alla libertà economica e per noi ogni euro in più fottuto dai sacri governatori è un punto in più sulla scala della schiavitù. E viceversa. &lt;br&gt;Purtroppo teniamo in posizioni più basse le altre libertà negative perché Mises ci ha detto che quella economica è la principale da cui derivare tutte le altre.&lt;br&gt;E poi, noi stronzi con le basi austriache, le libertà positive invece le teniamo a fianco alla carta igienica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non preoccuparti. Appena lo stipendio me lo abbassano anche i liberali, giuro che voto da un&#39;altra parte. Ma sai noi stronzi con le basi austriache teniamo molto molto alla libertà economica e per noi ogni euro in più fottuto dai sacri governatori è un punto in più sulla scala della schiavitù. E viceversa. <br />Purtroppo teniamo in posizioni più basse le altre libertà negative perché Mises ci ha detto che quella economica è la principale da cui derivare tutte le altre.<br />E poi, noi stronzi con le basi austriache, le libertà positive invece le teniamo a fianco alla carta igienica.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alessandro D&#39;Amato</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/40659/giavazzi-la-crisi-e-la-lotta-contro-i-mulini-al-vento/#comment-39582</link>
		<dc:creator>Alessandro D&#39;Amato</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 20:45:00 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Quello che aiutava i precari e la gente a basso reddito e sulle mie 12 mensilità da netti 1000 euro al mese ha deciso di rubarmi 60 euro in più rispetto al governo ancora precedente (quello liberale), facendomi scendere a 940 mensili per 12 mensilità.&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Che cattivoni. Per fortuna che adesso sono arrivati i liberali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quello che aiutava i precari e la gente a basso reddito e sulle mie 12 mensilità da netti 1000 euro al mese ha deciso di rubarmi 60 euro in più rispetto al governo ancora precedente (quello liberale), facendomi scendere a 940 mensili per 12 mensilità.&#8221;</p>
<p>Che cattivoni. Per fortuna che adesso sono arrivati i liberali.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: libertyfighter</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/40659/giavazzi-la-crisi-e-la-lotta-contro-i-mulini-al-vento/#comment-39577</link>
		<dc:creator>libertyfighter</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 20:04:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=40659#comment-39577</guid>
		<description>Si proprio quello. Che comunque è meglio di quello del governo precedente. Quello che aiutava i precari e la gente a basso reddito e sulle mie 12 mensilità da netti 1000 euro al mese ha deciso di rubarmi 60 euro in più rispetto al governo ancora precedente (quello liberale), facendomi scendere a 940 mensili per 12 mensilità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si proprio quello. Che comunque è meglio di quello del governo precedente. Quello che aiutava i precari e la gente a basso reddito e sulle mie 12 mensilità da netti 1000 euro al mese ha deciso di rubarmi 60 euro in più rispetto al governo ancora precedente (quello liberale), facendomi scendere a 940 mensili per 12 mensilità.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: ghisabrain</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/40659/giavazzi-la-crisi-e-la-lotta-contro-i-mulini-al-vento/#comment-39548</link>
		<dc:creator>ghisabrain</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 13:30:15 +0000</pubDate>
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		<description>un punto oscuro (più di altri!)&lt;br&gt;con quale criterio si può dire che l&#039;età pensionabile più alta si tradurrebbe direttamente in un beneficio per le imprese?&lt;br&gt;Ok, capito che sarebbe un risparmio per lo stato pagare 5 anni di pensione in meno a tutti, ma forse sarebbe meglio dire che il tutto si limiterebbe a questo perché, dipendenti pubblici a parte, chi vuole continuare a lavorare anche da pensionato, lo fa molto tranquillamente grazie alla rigidissima rete dei controlli da parte dell&#039;ispettorato del lavoro.&lt;br&gt;A me pare che, posto in questi termini, l&#039;aumento dell&#039;età pensionabile si tradurrebbe più che altro in una diminuzione della dinamicità del mercato del lavoro... no?&lt;br&gt;&lt;br&gt;Riguardo la nostra classe politica, le visioni non sono poi così corte. Il fatto puro e semplice è che, da quindici anni, gli unici governi con maggioranze abbastanza solide da poter attuare riforme &quot;liberali&quot; sono stati quelli di B. Poiché si sono visti più risultati che vanno in senso opposto finalmente le categorie novecentesche ritrovano improvvisamente la loro efficacia.&lt;br&gt;Destra significa conservazione dello status quo o (privilegi rendite di posizione etc..), nella migliore delle ipotesi, innovazioni nella tradizione di Lampedusa.&lt;br&gt;Sintistra signica innovare in nome dell&#039;uguaglianza dei diritti di tutti i membri della cittadinanza.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Purtroppo la sinistra che ci ritroviamo non è all&#039;altezza, ma pure gli italiani non sono da meno...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>un punto oscuro (più di altri!)<br />con quale criterio si può dire che l&#39;età pensionabile più alta si tradurrebbe direttamente in un beneficio per le imprese?<br />Ok, capito che sarebbe un risparmio per lo stato pagare 5 anni di pensione in meno a tutti, ma forse sarebbe meglio dire che il tutto si limiterebbe a questo perché, dipendenti pubblici a parte, chi vuole continuare a lavorare anche da pensionato, lo fa molto tranquillamente grazie alla rigidissima rete dei controlli da parte dell&#39;ispettorato del lavoro.<br />A me pare che, posto in questi termini, l&#39;aumento dell&#39;età pensionabile si tradurrebbe più che altro in una diminuzione della dinamicità del mercato del lavoro&#8230; no?</p>
<p>Riguardo la nostra classe politica, le visioni non sono poi così corte. Il fatto puro e semplice è che, da quindici anni, gli unici governi con maggioranze abbastanza solide da poter attuare riforme &#8220;liberali&#8221; sono stati quelli di B. Poiché si sono visti più risultati che vanno in senso opposto finalmente le categorie novecentesche ritrovano improvvisamente la loro efficacia.<br />Destra significa conservazione dello status quo o (privilegi rendite di posizione etc..), nella migliore delle ipotesi, innovazioni nella tradizione di Lampedusa.<br />Sintistra signica innovare in nome dell&#39;uguaglianza dei diritti di tutti i membri della cittadinanza.</p>
<p>Purtroppo la sinistra che ci ritroviamo non è all&#39;altezza, ma pure gli italiani non sono da meno&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alessandro D&#39;Amato</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/40659/giavazzi-la-crisi-e-la-lotta-contro-i-mulini-al-vento/#comment-39547</link>
		<dc:creator>Alessandro D&#39;Amato</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 12:25:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=40659#comment-39547</guid>
		<description>prova a dirgli che Berlusconi è liberale, e il caso Alitalia, Banca del Mezzogiorno ed Eluana lo dimostrano. Vedi che succede.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>prova a dirgli che Berlusconi è liberale, e il caso Alitalia, Banca del Mezzogiorno ed Eluana lo dimostrano. Vedi che succede.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Alessandro D&#39;Amato</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/40659/giavazzi-la-crisi-e-la-lotta-contro-i-mulini-al-vento/#comment-39546</link>
		<dc:creator>Alessandro D&#39;Amato</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 12:25:27 +0000</pubDate>
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		<description>tremonti chi? Quello del governo del Liberale Berlusconi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tremonti chi? Quello del governo del Liberale Berlusconi?</p>
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		<title>Di: libertyfighter</title>
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		<dc:creator>libertyfighter</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 03:58:29 +0000</pubDate>
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		<description>Perche&#039; tremonti e&#039; un cretino. Le &quot;risorse&quot; che tutti quelli che avversano qualsiasi eliminazione di tassazione dicono che mancano sono esattamente quelle della spesa pubblica che non viene ridotta. Ma se non riduci la spesa pubblica non vai da nessuna parte e le balzane idee di togliere una tassa ad uno e metterla ad un altro (tipo compensare l&#039;ICI con un&#039;altra tassa, oppure tassare le rendite e aumentare i salari) non servono ad un cavolo perche&#039; la spesa pubblica e&#039; troppa e basta.&lt;br&gt;Nessuno sta chiedendo di ridistribuire il prelievo ma di DIMINUIRLO. Il che significa che o aumenti il debito pubblico o riduci la spesa corrente.&lt;br&gt;Sparare cazzate alla &quot;non ci sono risorse&quot; non serve ad un cavolo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Perche&#39; tremonti e&#39; un cretino. Le &#8220;risorse&#8221; che tutti quelli che avversano qualsiasi eliminazione di tassazione dicono che mancano sono esattamente quelle della spesa pubblica che non viene ridotta. Ma se non riduci la spesa pubblica non vai da nessuna parte e le balzane idee di togliere una tassa ad uno e metterla ad un altro (tipo compensare l&#39;ICI con un&#39;altra tassa, oppure tassare le rendite e aumentare i salari) non servono ad un cavolo perche&#39; la spesa pubblica e&#39; troppa e basta.<br />Nessuno sta chiedendo di ridistribuire il prelievo ma di DIMINUIRLO. Il che significa che o aumenti il debito pubblico o riduci la spesa corrente.<br />Sparare cazzate alla &#8220;non ci sono risorse&#8221; non serve ad un cavolo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: libertyfighter</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/40659/giavazzi-la-crisi-e-la-lotta-contro-i-mulini-al-vento/#comment-39539</link>
		<dc:creator>libertyfighter</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 03:54:04 +0000</pubDate>
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		<description>Bravo Pietro. Come mai con te non ho mai da ridire?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo Pietro. Come mai con te non ho mai da ridire?</p>
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