Scorre il sangue dei fratelli
di Mazzetta - Congo: i ribelli "vedono" il bluff del governo ed è subito ribellione
Il Kivu è purtroppo di nuovo in tensione, e decine di migliaia di congolesi sono in fuga. Ma chi sono i ribelli che li terrorizzano? Sono soldati congolesi, ma sono soprattutto ex guerriglieri che erano stati integrati nell’esercito del Congo e che ora si sono ammutinati perché secondo loro il governo non rispetta gli accordi di pace siglati il 23 marzo del 2009, data dalla quale il gruppo ha preso il nome di Movimento M23.
COME FUNZIONA - A condurli è il colonnello Sultani Makenga, inizialmente in difficoltà per le operazioni dei lealisti e ora vincente sulla scena, secondo l’ONU e altri osservatori grazie ad armi e sostegno provenienti dalla vicina dittatura ruandese. Ruanda che ora gioca il ruolo di arbitro nella contese, accoglie giocoforza migliaia di profughi, che si sono riversati in gran numero anche nella vicina Uganda, dove hanno trovato rifugio anche oltre 500 soldati congolesi lealisti che sono arrivati nel paese insieme ai profughi.
IN FUGA - Profughi che scappano dalle violenze e molti di più dalla paura delle violenze, che negli ultimi due decenni da quelle parti hanno sempre preso la forma d’esplosioni genocidarie o di razzie violentissime accompagnate dagli stupri a tappeto.
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I MILITARI ASSENTI - L’esercito congolese sembra essere sparito negli ultimi giorni e nemmeno i militari della forza ONU (MONUSCO) nella regione sono intervenuti, lasciando campo libero allo M23, che per parte sua ha annunciato di voler lasciare le città occupate a polizia e MONUSCO, ma di non voler vedere l’esercito nella regione, la cui capitale Goma è a qualche decina di chilometri dalla zona occupata dai ribelli.
I COLLOQUI - In Ruanda si sono quindi riuniti i leader delle M23 e i rappresentanti congolesi, che tentano di ricomporre la frattura, sulla quale però pesa l’ingombrante presenza di Bosco Ntaganda, leader degli ex-guerriglieri che si considera tradito dal governo congolese dopo che il Tribunale Penale Internazionale ha emesso contro di lui un mandato di cattura per crimini contro l’umanità, nonostante il perdono di Kinsasha.
LA SPERANZA - La situazione sembra potersi ricomporre, anche se il solo fatto che sia deflagrata probabilmente indica l’esistenza di tensioni sotterranee che eccedono le frizioni apparenti e ufficiali, non bisogna dimenticare infatti che alla grande debolezza amministrativa dell’esecutivo congolese fanno da contraltare numerose e robuste ingerenze straniere, sia da parte dei regimi dei paesi confinanti che da parte di entità extra-africane, perché dagli Stati Uniti all’ONU, per finire ad alcune potentissime corporation, sono moltissimi i soggetti che negli ultimi anni hanno dimostrato di avere abbastanza interessi nella zona da investirvi ingenti risorse, per lo più destinnte all’armamento di questo o di quello.
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Quello a dx secondo me non sa usare l’arma.
E’ un mito…ne farò un meme…