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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 27 ottobre 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Pochi se ne sono accorti, ed è un peccato. Eppure è un dato politico interessante: dopo aver ripetuto a destra e a manca che avrebbe 21 Lady Jekyll and Miss Hyde In morte di Franceschini e della sua politica recuperato lo svantaggio accumulato al Congresso con Bersani ricorrendo all’aiuto del popolo, Dario Franceschini ha preso in percentuale meno voti alle primarie rispetto ai circoli: 36, 4% nel referendum tra gli iscritti al Partito Democratico, 34,4% quando a scegliere sono stati gli elettori.

Ora, si potrebbe ricorrere all’ironia per ricordare che, guardacaso, Mario “gatto nero” Adinolfi si dichiarava sicuro che Dario avrebbe sfondato alle primarie, ben sapendo che i suoi pronostici, in politica come in tanti altri campi, spesso si avverano al contrario. E riflettere sul fatto che un suo trasloco nel centrodestra o per lo meno nell’Udc, con tanto di previsioni di sventura per gli ex compagni di partito, potrebbe portare presto il PD alla guida del paese. Ma la politica è – a volte – una cosa seria, quindi meglio non occuparsi di Adinolfi.

E notare invece che al comitato Franceschini sono in corso i conteggi per vedere chi sono gli eletti all’assemblea nazionale candidati nelle liste che lo appoggiavano. Da questi emergerebbe un cattivo risultato a livello nazionale della lista «Semplicemente democratici», che faceva capo a Debora Serracchiani, Sergio Cofferati, Rosa Rita Borsellino e David Sassoli. Quest’ultimo, candidato nel collegio Garbatella-Ostia di Roma, rischia addirittura di non entrare nell’assemblea nazionale (e pensare che c’è qualcuno che vuole candidarlo alla guida della Regione Lazio…). Questi dati hanno fornito agli ex popolari più vicini a Beppe Fioroni le ragioni per manifestare il proprio disappunto per l’esito delle votazioni lo spunto per criticare l’apporto della cosiddetta «nouvelle vague», che con i toni eccessivamente aggressivi verso i vecchi dirigenti del partito, avrebbe spaventato gli stessi militanti. In discussione viene messo anche l’apporto degli ex veltroniani, anche perchè a Roma molti hanno preferito seguire Goffredo Bettini e Michele Meta a sostegno di Ignazio Marino.

Eppure Franceschini ha fatto di tutto per farsi notare in questi ultimi mesi. Ha parlato di escort, ha preso un vice di colore, è persino andato in gita a Castellammare, dove ha battuto la camorra con la sola imposizione della dialettica. Una campagna elettorale in puro Veltroni style, qualcuno sussurra persino tesa a portare alle urne i dipietristi e l’estrema sinistra a votare per lui. Beh, ha fallito. Miseramente. Più della metà di chi è andato alle urne, ha preferito Pierlugi Bersani che invece i toni non li ha mai alzati, ma ha interpretato le primarie come una normale campagna elettorale, è andato a parlare con i ceti produttivi, con i lavoratori, con la base del partito. Un 14% si è preso Marino per i temi etici, non ritenendo quindi abbastanza credibile un ex democristiano quando ha detto che lui è stato a favore dei matrimoni gay dai tempi di Adamo ed Eva. Evidentemente, chi diceva che c’era bisogno di un leader più Pop, per acchiappare i voti che erano transitati verso Di Pietro, si sbagliava. Nemmeno le star del popolo, quelle che sono sempre sulla bocca di tutti e spesso in tv, sono servite. Il dato politico è che il popolo delle primarie vuole, per la stragrande maggioranza, un leader di sinistra (Bersani) e autenticamente laico (Marino). E forse, anche che si parli un po’ meno di figa e più di politica. In tutto ciò, uno come Franceschini non poteva sopravvivere.

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