SCONOSCIUTI, PARENTI, AMICI – Di minor dimensione quantitativa, la violenza che proviene da non partner è anche “qualitativamente” diversa. Essa intanto si caratterizza di più sul versante “sessuale” che su quello “fisico”. Le donne lo sanno: gli “sconosciuti”, ovvero gli aggressori casuali sono
responsabili però soprattutto di molestie sessuali più che di stupri o tentativi di stupro. I “conoscenti” (cioè persone che si conoscono ma diverse da amici, parenti e colleghi) sono invece più spesso autori di stupro e tentato stupro. Anche parenti, amici e colleghi di lavoro sono autori di violenza fisica o sessuale. Mentre i primi (più frequentemente con età compresa tra i 45 e i 54 anni) risultano più frequentemente responsabili di violenza fisica, i colleghi sono prevalentemente autori di violenza sessuale. Gli amici (per lo più di giovani sotto i 25 anni) sono autori di violenza fisica o sessuale in misura pressoché analoga. Le violenze subite da un uomo che non è il partner si concentrano in particolare sulle donne tra i 25 e i 44 anni, più frequentemente nubili, separate o divorziate o vivono sole. Dai dati sembrano più frequentemente vittime di violenza le donne istruite, con almeno un diploma superiore, le studentesse, le occupate o che sono state tali e cercano una nuova occupazione e, tra le occupate, le donne con qualifiche professionali elevate (dirigenti, imprenditrici, comunque con ruoli direttivi). Le differenze di rischio potrebbero però anche essere legate ad una diversa capacità di focalizzare e riconoscere la violenza.
CARAMELLE DA UN CONOSCIUTO – Un dato che merita un’attenzione particolare è quello della violenza sessuale subita prima dei 16 anni. Riguarda il 6,6% delle donne, un dato davvero impressionate. Un quarto delle vittime ha segnalato come autore della violenza un conoscente (anche di vista), un altro quarto un parente, il 9,7% un amico di famiglia, il 5,3% un amico della donna. Solo il 24,8% delle vittime ha segnalato come autore delle violenze uno sconosciuto. Le donne lo sanno: tra i parenti emergono gli zii (7%), seguiti dal padre, dal fratello/fratellastro, dal nonno e dal patrigno mentre nel 12,2% dei casi si tratta di altri parenti non specificati. Il 3,8% delle ragazze ha inoltre subito violenza sessuale da vicini di casa, il 3,7% da compagni di scuola, l’1,7% da insegnanti o bidelli e l’1,6% da un religioso. I casi di violenza sessuale segnalati come molto gravi sono in maggioranza relativi alle persone più vicine alla vittime, come il padre, il fratello, l’amico di famiglia, il nonno, gli zii, un religioso. Il 53% delle vittime ha dichiarato di non aver mai parlato con nessuno dell’accaduto. Quando siamo preoccupati per l’incolumità delle nostre ragazze, più che ai clandestini dovremmo guardare attorno a noi.
LA VIOLENZA PSICOLOGICA – Tre milioni 477 mila donne – il 21,1% delle donne che attualmente hanno un partner – nel corso della relazione hanno subito spesso, qualche forma di violenza psicologica. La cifra arriva a 7 milioni 134 mila (il 43,2%) se si considerano anche le donne che hanno subito meno di frequente (qualche volta) questi comportamenti. Le donne lo sanno: si tratta di cose quasi “invisibili” all’esterno: limitare i rapporti della donna con la famiglia o con gli amici, impedirle di lavorare o
studiare (46,7% del totale, 1 milione seicento mila donne). I comportamenti di controllo (il partner le impone come vestirsi o pettinarsi, la segue e controlla i suoi spostamenti, si arrabbia se parla con un altro uomo) riguardano un consistente 40,7% delle vittime. Non mancano le violenze economiche (30,7% delle vittime) e le “umiliazioni” (23,8%). Infine, le forme più gravi di violenza psicologica rappresentate da vere e proprie intimidazioni e ricatti (tra cui le minacce di far del male alla donna o ai suoi figli) riguardano una quota decisamente inferiore (il 7,8% ma sempre piuttosto consistente (circa 272 mila donne).
LE DONNE LO SANNO – Sara, Lucia, Francesca, Veronica, Teresa, Noemi e le altre. Quelle poco più che adolescenti, quelle già adulte, quelle più vicine alla menopausa. Donne che hanno fatto faticosamente carriera o che hanno lasciato i sogni da parte e pensato solo alla famiglia, contribuendo con un lavoro poco “importante”. Donne che s’incontrano e si raccontano, a volte abbassando lo sguardo. Le donne lo sanno: nel destino di molte di loro c’è la violenza. Ogni tanto ci scappa pure di morire, e pazienza. Guardando alle storie di questa straordinaria metà del cielo, e all’indifferenza bipartisan che spesso le accompagna, indifferenza che si specchia nello scarso rilievo dato alle conclusioni di questo rapporto dell’Istat, ricordiamo che dietro queste aride cifre, c’è dolore, umiliazione, visi e storie di migliaia di donne. Le donne lo sanno. E parlano, ed è un pezzo d’Italia che pochi conoscono. Perché è più comodo non vedere.




le dimensioni del fenomeno sono note da tempo, che la stragrande maggioranza delle violenze sia da ricondurre alla cerchia familiare anche, che sull'impulso alla violenza incida una società che è permeata di violenza e sessismo e vede la donna come un oggetto (di lusso o meno) è ormai un luogo stracomune (ma più feroce).
Però è colpa dei rumeni.
Ottima analisi di un argomento di cui si parla pochissimo e solo per altri scopi (guerra all'immigrato, al drogato fino al gggiovane di oggi depravato che si muove in branchi.).
Certo è che centinaia di migliaia di persone subiscono violenza e soffrono senza che la società dia loro un benchè minimo aiuto.
Sembra assurdo parlare ancora di questo, evidentemente non basta la patina di “civiltà” che ci siamo dati a renderci diversi dagli animali.
@tutti:
E' un fenomeno che molti dovrebbero conoscere, ma che è sostanzialmente “rimosso” non solo dai media ma anche dal “comune sentire”. Se ne parla in modo spesso distratto e sempre superficiale. Finendo per rappresentare una realtà molto diversa dalle “aride cifre” dell'Istat.
Forse però ad essere aride non sono le cifre.
C.
Carissimo Carlo, una cosa è certa: già parlare di questa violenza rosa, psicologica o a sfondo sessuale, è già un modo per non sentirsi soli e sfortunati predestinati-prescelti…ma la cosa più grave è che in tutto questo non ci si sente tutelati e qui molto dovrebbe fare la politica, la sanità pubblica( fornendo supporti psicologici gratuiti a chi ne sente il bisogno) e gli organi di sicurezza. Non ci ascoltano con coscienza e cuore…siamo pratiche da svolgere. Punto. Purtroppo.
Un sorriso a te, sempre : )
Grazie del sorriso, ricambio.
E condivido la tua considerazione.
Aggiungo i media. Di questo rapporto Istat, a quello che ho potuto vedere (in questi giorni non ho molto tempo di guardare con attenzione il web e i media) non ha parlato nessuno, se non in modo frettoloso e brevissimo.
Un sorriso grande
C.
Mamma mia, che schifo.
Vien la nausea.
(tanto per la cronaca, il resto del mondo animale stupra – sì, stupra – in percentuali decisamente inferiori alle nostre. In pratica, la scimmia umana è l’animale più efferato in assoluto. Peccato che nessuno se ne renda conto e sempre quel nessuno continua a pensare di essere er mejio)