L’Italia che abbandona l’Italia

di - Burocrazia eccessiva, infrastrutture carenti, disastrosi rapporti con la pubblica amministrazione. Il basso costo della manodopera non basta più per spiegare la fuga delle nostre imprese verso altri paesi

L'Italia che abbandona l'Italia
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Il principio secondo il quale le imprese tendono a spostare i propri stabilimenti dove i costi del lavoro sono sensibilmente più bassi rispetto al paese di origine non basta più per descrivere la fuga delle attività produttive italiane verso l’estero.

NON SOLO MANODOPERA – Certo, in molti settori la paga ai dipendenti da qualche spicciolo ad ora rende il trasferimento una scelta quasi obbligata, ma sono i costi elevatissimi del sistema Italia sempre più spesso ad indirizzare gli imprenditori verso la delocalizzazione. Oltre ai call center che emigrano in Albania, Tunisia e Turchia, oltre alla Bialetti che fa le valigie e da Omegna si trasferisce in Romania, oltre alla Omsa che va in Serbia, e alla Stock di Trieste che sceglie la Repubblica Ceca, c’è un paese di innovatori e creativi italiani che preferisce lasciare il proprio paese per stabilirsi non nelle povere e disagiate province asiatiche o ex sovietiche, ma nella ricca Svizzera e nella ricca Austria, nelle terre cioè dove scarseggiano disoccupati alla disperata ricerca di un lavoro, anche malpagato, ma semplicemente abbondano condizioni fiscali, economiche e politiche ideali per svolgere quello che è l’obiettivo di ogni azienda: la creazione della ricchezza.

FUGA IN SVIZZERA – Non solo le multinazionali dell’automobile, dell’abbigliamento o dell’elettronica, dunque. La fuga delle imprese riguarda anche le solide ed efficienti piccole e medie imprese che costituiscono il 95% delle realtà produttive italiane, la vera spina dorsale dell’economia del paese, il motore della crescita del pil tricolore negli anni ’70 e ’80. Si scappa a poche centinaia di chilometri da casa per trovare l’habitat naturale che l’Italia non ha voluto costruire ai suoi gioiellini di famiglia, un fisco più leggero, una burocrazia snella, una pubblica amministrazione che fa ascoltare e lavorare al fianco degli imprenditori. La Svizzera, ad esempio, dal 1997 al 2010 è riuscita a catturare almeno 150 imprendotori italiani. In Ticino, in poco più di un decennio, grazie al programma cantonale Copernico del Dipartimento delle finanze e dell’economia pare si siano trasferite oltre 200 imprese estere, di cui la maggior parte provenienti dall’Italia.

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7 Commenti

  1. TheQ. scrive:

    Manca imprese fantasma, spesso di stranieri che rubano il lavoro agli onesti (pochi in effetti) italiani e non italiani che rispettano permessi, iter burocratico e pagamento oneri/tasse.

    Burocrazia eccessiva -> dovuta all’alto tasso di evasori

    infrastrutture carenti -> dovute ai bandi di gara truccati fra politici e pochi imprenditori edili amici del partito

    disastrosi rapporti con la pubblica amministrazione -> da sempre nella maggior parte dei comuni il clan politico aiuta il cland i imprenditori vicino ostacolando i concorrenti

    Il basso costo della manodopera -> Prodi dobbiamo delocalizzare per sopravvivere; Berlusconi istituiremo il marchio made in Italy (che ha permesso di tenere alti i costi di prodotti italiani che costruiscono i prodotti all’estero e li assemblano in Italia per guadagnare fino a 3 volte di più).

    • Manuel scrive:

      “Burocrazia eccessiva -> dovuta all’alto tasso di evasori”

      Questa cazzata ciclopica te la potevi proprio risparmiare…

      • TheQ. scrive:

        Sono profondamente convinto che le evasioni (ma non solo) incidano su burocrazia e prezzi dei prodotti.

        Per esempio: quando devi presentare la DURC per dimostrare la tua bontà nel versare i contributi ai tuoi dipendenti, di chi è la colpa di questa burocrazia? di coloro che pagavano le tasse ed i contributi pensionistici o di coloro che evadevano…per cui hanno introdotto per legge un meccanismo per cui se il privato non si fa mostrare il documento ottenuto dalla burocrazia rischia di dover pagare multe salate per l’impresa fantasma che ha assoldato?!

        So bene che radicali e liberisti hanno convinto molti che la burocrazia nasca spontaneamente dalla fuffa, ma la realtà è che le imprese fantasma ci sono molto spesso perchè gli italiani non sanno le leggi italiane, create ad hoc per evitare i meccanismi di nero.

        Vuoi un altro esempio? le truffe a carico dell’agenzia delle entrate per usufruire dei bonus fiscali 36-55% (oggi 50%). Poi la contorta burocrazia l’hanno semplificata ed il risultato è che su 10 lavori, 1 solo segue il giusto iter, mentre gli altri lavorano in nero, fanno prezzo pieno, non versano contributi nè risultano nel PIL, non versano tasse, il privato risulta in difetto e non potrà mai denunciare in caso di vizi d’opera e tutto questo perchè da un lato non si rende conto che il lavoro in nero va a suo discapito nel meccanismo PIL/Debito e tasse, e dall’altro non si rende conto che scaricare il lavoro al 35% nell’Irpef vale molto di più di uno scontro di 1000-2000 euro su un’opera di 15.000 euro.
        Gli italiani sono fessi.

    • TheQ. scrive:

      Il basso costo della manodopera -> Prodi dobbiamo delocalizzare per sopravvivere;

      Dimenticavo: ma se le imprese delocalizzano in Cina…come cacchio sopravviviamo?!

  2. non diamo la colpa a questo o quello la colpa è la nostra che abbiamo permesso a taluni di costruirsi la loro roccaforte e fregandosene degli altri eravamo il popolo delle arti oggi siamo un popolo di m……….. ma ancora siamo in tempo basterebbe che ognuno di noi facesse qualche cosa che con la tecnologia di oggi ritorneremmo ad essere il popolo delle arti perchè si lavorerebbe di meno e avremmo più tempo da dedicare ai figli ed ai propri obbi bisogna drasticamente eliminare il 80% dei vagabondi statali parastatali regionali provinciali comunali risparmiando e poi investire in sanita pensioni cultura è utopia?

  3. Giobbe scrive:

    “Cioè, io creditore devo fare una fideiussione al mio debitore, che è lo Stato. Non è pazzesco?”
    Sì, non ti preoccupare. Quello pazzo non sei tu.

  4. Zoiss scrive:

    togliere il marchio “made in italy” a chi produce anche solo la più piccola parte all’estero, forti rincari sui prodotti ex-italiani prodotti all’estero, diminuzione delle tasse per le aziende nostrane, maggiori e più stringenti controlli fiscali su chi produce all’estero e trattamento dei prodotti costruiti da operai con paghe da fame in maniera etica, con una cattiva pubblicità e disincentivi all’acquisto…ecco la ricetta per fermare i traditori della patria…

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