Tra Berlusconi e Tremonti è guerra. Draghi al suo posto?

26/10/2009 - Giulio è un peso. Ma a lui non c’è alternativa. Il vertice ha sancito una pace apparente. Ma le fazioni che vogliono la testa del ministro dell’Economia non si sono arrese. E Il Giornale candida il Governatore a prenderne il

     
 

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Giulio è un peso. Ma a lui non c’è alternativa. Il vertice ha sancito una pace apparente. Ma le fazioni che vogliono la testa del ministro dell’Economia non si sono arrese. E Il Giornale candida il Governatore a prenderne il posto.

L’unica verità assodata è che a Giulio Tremonti non c’è alternativa. Né dal punto di vista politico né da quello economico. Per il resto, dal vertice tra Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Roberto Calderoli e il ministro dell’Economia non è uscito nulla di buono né di definitivo nell’attuale stallo del governo. Dove a litigare non sono in due (Silvio e Giulio), come sembra in apparenza. Di fazioni in guerra ce ne sono tre: i finiani, che hanno cominciato una lotta per la sopravvivenza, e gli eretici di Forza Italia (Brunetta, Sacconi, Scajola, Prestigiacomo, Fitto ed altri), i quali si sono stufati di tempi, modi e politica economica di Tremonti. E poi ci sono i leghisti, che con Giulio invece hanno un grande feeling e lo vogliono conservare al suo posto. I primi due gruppi si sono alleati nel chiedere la testa del ministro. Ma non da oggi.

L’ANTEFATTO - Questa guerra interna alla maggioranza sembrava iniziata con l’articolo del Giornale che rivelava la lettera riservata e personale che Tremonti aveva mandato in occasione di un convegno all’Aspen Institute, raccomandando la partecipazione perché nell’incontro si sarebbe parlato di una nuova leadership necessaria per l’Italia. Una “spiata”, che esce da uno dei tanti esponenti della destra berlusconiana invitati al convegno. Ma prima dell’articolo c’era già stato un incontro tra i responsabili dei dicasteri economici e Silvio. Oggetto: l’atteggiamento di Giulio. Del quale qualcuno nella maggioranza si era stufato, e anche tanto. L’articolo sul Giornale era invece il secondo avvertimento, quello che doveva servire a convincere Berlusconi che non solo Tremonti agiva da freno per il governo, ma stava anche lavorando per succedere a Silvio. Accelerando pure i tempi, se necessario. E forse, in collaborazione con i poteri forti e le élites di merda di cui parlava qualche tempo fa Brunetta. Un sospetto che ha costretto Berlusconi a guardare con luce nuova il suo ministro.

IL PAPELLO ANTI-TREMONTI - Poi è arrivato il “misterioso” documento annunciato da Libero e pubblicato da Nota Politica, nel quale si adombrava una politica economica diversa da quella tremontiana. E del quale è partita ben presto la caccia all’estensore: prima Sacconi e poi Scajola sono finiti sul banco dei maggiori sospettati, mentre in realtà sembra sia stato scritto da Mario Baldassarri, il senatore finiano che aveva già avuto un ruolo decisivo nella prima defenestrazione di Tremonti. Con il papello anti-Tremonti, il ministro ha capito che non poteva più indugiare: all’uscita precedente sul posto fisso, che è servita a scaldare gli animi del popolo e a farlo risalire nei sondaggi – anche quelli oggetto di critica davanti a Berlusconi – ha accompagnato la più o meno velata minaccia di dimissioni, accompagnata dalla richiesta di diventare vicepremier, fatta al cospetto di Silvio per fargli capire che era il momento di legarsi a lui per tutta la vita, mentre la Lega lo spalleggiava.

L’INCONTRO E LO SCONTRO - Ma Berlusconi ha detto di no. Ufficialmente ricordandogli che gli equilibri politici non lo consentivano, ma anche perché di farsi mettere sotto con il ricatto, a Silvio, non va per niente. Anzi: il premier ha rilanciato la proposta sull’Irap, da coprire finanziariamente con i soldi dello scudo fiscale. Tremonti lo ha gelato: “Se lo fai, me ne vado“, ha detto il ministro, adducendo come motivi lo stato dei conti e il giudizio delle agenzie di rating, delle quali in altre occasioni aveva fatto strame. Il taglio dell’Irap si farà perché è nel programma di governo, ma i tempi e i modi li decide via XX Settembre. Il che vuol dire: con comodo, e per mia comodità. Berlusconi non ha gradito, ma deve fare buon viso a cattivo gioco. Perché ad oggi non c’è alternativa a Tremonti, né chiamando un altro tecnico all’Economia né sostituendolo con qualcuno dei ribelli. Perché la Lega non gradirebbe. La campagna elettorale per le regionali però è alle porte. E la guerra è appena cominciata.

BANKITALIA DOCET – Tanto che il Giornale oggi pubblica in prima pagina un’ipotesi abbastanza inverosimile: ovvero che potrebbe essere il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, a prenderne il posto. Sarebbe la risposta perfetta a Calderoli, che giusto ieri diceva, ricordando il caso Siniscalco, che un tecnico all’Economia dura quanto un gatto sull’Aurelia. Un tecnico magari sì. Ma una personalità rispettata e apprezzata in tutto il mondo come Draghi non avrebbe troppe difficoltà a mettere in riga gli altri. Purtroppo, è un’ipotesi gettata lì solo per far innervosire Tremonti, ma irreale (perlomeno ad oggi): difficile che il Governatore, che spesso ha dimostrato profonda disistima per il mondo politico (destra e sinistra), accetti di infilarsi in una situazione così calda. E ancora più complicato che Berlusconi accetti di sostituire una personalità indipendente e autonoma con una ancora più indipendente ed autonoma. Senza contare che, dopo le critiche velate e meno velate all’indirizzo della maggioranza, Draghi era stato catalogato tra quei “poteri forti” nemici di Silvio e del PdL. Un’inversione di rotta, ad oggi, sarebbe poco credibile.

     
 

2 Commenti

  1. Recentemente ho sentito parlare di Tremonti come un grande economista, ( subito smentito da un'abile dielettica), leggendo direi che è uno che si sta preparando il “posto fisso”.

  2. paoloest scrive:

    NO! Draghi no! E' un passo indietro.E' persona incapace di decidere.E' meglio che continui a fare l'impiegato ed a rubare i soldi agli italiani.

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